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Accusato di rapina, scagionato dalla videosorveglianza

Un uomo ha dovuto aspettare quasi dieci anni per avere giustizia: smentita la tesi accusatoria del procuratore

Nel settembre del 2009 entrò in un negozio di Chiasso con una complice (che nascose svariate bottiglie di alcolici nella borsa) e insieme cercarono di uscire senza essere scoperti. La gerente del commercio e una dipendente però li videro e cercarono di fermarli. Seguirono degli spintoni, soprattutto da parte dell'uomo alla sbarra ieri di fronte a una Corte della Pretura penale di Bellinzona, che ferirono la gerente ma che permisero alle due donne al lavoro di recuperare le bottiglie. È questa la tesi riassunta nel decreto d'accusa firmato (nel 2017 quindi 8 anni dopo i fatti) dal procuratore pubblico Zaccaria Akbas, tesi per cui ha chiesto la condanna dell'uomo per rapina (atti di coazione), da punire con una pena pecuniaria e una multa.

Ma, come riporta il Corriere del Ticino, secondo il giudice Flavio Biaggi le cose andarono tuttavia diversamente. La videosorveglianza del negozio mostra infatti che gli spintoni non ci furono e che i contatti non furono volontari. I fatti non giustificano quindi una condanna per rapina. Il 35.enne italiano comparso ieri in aula è quindi stato prosciolto. Il giudice gli ha anche concesso un risarcimento di 1.200 franchi per le spese legali sostenute.

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino

Redazione | 11 ott 2018 05:30

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