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"È come rompere il termometro e dire che la febbre non esiste"

La presidente della Commissione federale contro il razzismo Martine Brunschwig Graf replica a Lorenzo Quadri, che ne ha chiesto l'abolizione

Abolire la Commissione federale contro il razzismo (CFR). La proposta, lo ricordiamo, è stata avanzata due settimane fa dal consigliere nazionale Lorenzo Quadri in una mozione al Consiglio federale. A suo dire tale commissione farebbe propaganda politica mentre "è evidente che un paese dove il 25% della popolazione è straniera e la metà ha un passato migratorio non può essere un paese razzista". La proposta del parlamentare leghista ha suscitato molto scalpore ma non è certo la prima volta che viene presentato un atto parlamentare dai contenuti molto simili: "Quando ero ancora parlamentare a Berna, nel 2011, mi era capitato di votare contro un'iniziativa analoga", ricorda la presidente Martine Brunschwig Graf a Ticinonews. "Allora non mi aspettavo di diventare presidente" (lo è diventata nel 2012, ndr).

Le critiche e le argomentazioni del consigliere nazionale ticinese non sono ovviamente passate inosservate e, anzi, sono state respinte al mittente con decisione dalla 68enne friburghese: "Quadri ha completamente torto e davvero non comprendo il suo ragionamento - spiega Brunschwig Graf - Parla di percentuale di stranieri in Svizzera per giustificare un assenza di razzismo, ma è un paragone che non sta in piedi".

"Parliamo di un problema reale che tocca svizzeri e stranieri", sottolinea Brunschwig Graf, secondo cui "ci sono delle vittime e delle condanne" che lo dimostrano. Molti casi, inoltre, si possono collocare in una cosiddetta zona grigia, ovvero quando qualcuno si esprime con termini al limite della denuncia penale. Casi simili vengono raramente documentati. "La Commissione non punta il dito contro gli svizzeri affermando che sono tutti razzisti e neppure vuole lanciare inutili allarmismi. Ma il problema c'è: un recente sondaggio dell'Ufficio federale di statistica ha evidenziato come più del 60% degli interpellati ritenga che quello del razzismo sia un problema da prendere sul serio".

La presidente della CFR rimanda al mittente anche le accuse di fare propaganda politica: "Non l'abbiamo mai fatta e non ci siamo mai lanciati in attacchi inutili. E soprattutto non abbiamo mai affrontato la questione in modo ideologico o provocatorio. Ci sono cose che vanno dette e sottolineate e in questi casi la Commissione si fa sentire". Annualmente, spiega Brunschwig Graf, "vengo interpellata dai media dalle 60 alle 70 volte".

"Presentare una simile mozione è come rompere il termometro e affermare che la febbre non esiste", prosegue dall'ex consigliera nazionale. "Invece esiste e troppo spesso quando se ne parla si è tacciati di 'buonismo', ma è una banalizzazione molto grave".

Alle nostre latitudini, rammenta Brunschwig Graf, l'ultimo caso simile balzato agli onori della cronaca riguarda la promozione del sergente che nel 2016 era stato condannato per dei post a sfondo razzista. Una promozione che secondo la presidente della CFR rischia di far passare un cattivo messaggio: “Gli agenti di polizia hanno delle responsabilità particolari e la loro condotta deve essere irreprensibile”, ha sottolineato. “Il sergente ha violato la norma contro la discriminazione razziale e promuovendolo le autorità hanno mandato un pessimo segnale, denotando una percezione insufficiente di questa norma. In questo modo sembra che certe esternazioni si possono tranquillamente fare”. Il sergente, va detto, ha scontato la sua condanna ma per la presidente della CFR "un mea culpa sarebbe stato perlomeno auspicabile".

nic

Redazione | 10 ott 2018 08:30

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