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"Come può Ticino Turismo sostenere il maxi resort?"

C'è chi si oppone al progetto tra Cardada e Monte Bré sopra Locarno: "Mancanza di trasparenza e dissimulazione. Ma noi lotteremo"

Il progetto del maxi resort tra Cardada e Monte Bré sopra Locarno sta scatenando reazioni contrastanti. Da una parte c'è chi crede possa rilanciare il turismo della zona, ma dall'altra c'è chi è preoccupato dal possibile deturpamento del monte. In particolare un gruppo di residenti e amanti di quella zona ha organizzato un'associazione per opporsi alla costruzione. Ticinonews ha contattato l'associazione Salva Monte Bré per conoscere i motivi dell'opposizione al progetto.

Cosa avete pensato quando siete venuti a conoscenza del progetto del maxi resort?
Che si trattasse dell'ennesima manifestazione dell'effetto prodotto dalla pianificazione economica centrale, quella basata sui prestiti per riserva frazionaria e sulla manipolazione dei tassi d'interesse. Perché il problema è esattamente questo: fenomeni come questo progetto "morbidamente" distruttivo non hanno nulla a che vedere con il libero mercato: si tratta invece di un sintomo del boom immobiliare temporaneo dovuto all'aumento esponenziale della massa montaria. Ma al di là di questa necessaria comprensione e contestualizzazione economica, si tratta soprattutto di impedire la distruzione di una montagna e della sua comunità.

Perché avete deciso di opporvi?
Perché non siamo né vili, né deboli e naturalmente perché la nostra coscienza ce lo impone.

C'è però chi sostiene che questo progetto potrebbe incentivare il turismo della zona...
Rispondiamo che, al contrario, questo progetto farà fuggire i turisti che noi adoriamo e che accogliamo tutto l'anno. Tutti i viaggiatori con esperienza e gusto conoscono la montagna sopra Locarno: ci sono escursionisti, ciclisti e sciatori sulle sue cime, come parapendisti e alianti nel suo cielo. Fanno parte dell'ecosistema: la loro presenza è naturale. Ora immaginatevi, in mezzo a tutto questo, un centinaio di residenze 5 stelle "griffate", cioè dei cubi pubblicitari in beton di tre piani, venduti come "trofei" a multimilionari stranieri che necessitano 3000 metri quadri di spa per essere contenti. E questo ci pare piuttosto diverso dal turista diversificato, protestante e tedesco che caratterizza il Ticino. Non trovate? Non abbiamo dunque bisogno di rimpiazzare questi ultimi con dei nuovi ricchi sauditi, russi e cinesi: Monte Brè e Cardada non hanno alcuna intenzione di diventare come Courchevel.

Avete già avuto colloqui con i rappresentanti della struttura e le autorità comunali?
Sì. Cerchiamo di ottenere informazioni da parte dei responsabili del progetto da due anni, ma per ora abbiamo avuto diritto solo a una eminente presentazione sommaria (nel frattempo rivelatasi incompleta e inesatta) nell'agosto del 2017. Da allora è segreto completo: non solo ci scontriamo con un muro di silenzio, ma anche contro un vero e proprio sforzo attivo di dissimulazione. Per quanto riguarda le autorità comunali, anche un consigliere comunale era presente alla nostra riunione di quartiere, quando finalmente la verità è stata presentata agli abitanti di Monte Brè.

Qual è la cosa che più vi dà fastidio della vicenda?
Sicuramente la totale mancanza di trasparenza dell'operazione e la dissimulazione: siamo sotto choc nello scoprire che certi nostri rappresentanti politici e di enti come Ticino Turismo abbiano accettato di prestare, in segreto, il proprio nome per pubblicizzare una operazione fatta da speculatori, determinati a distruggere la nostra bella montagna. Il carattere faraonico e megalomane è forse addirittura in secondo piano: si tratta veramente di una caricatura del cattivo gusto e di barbarie, molto simili a quelle che si trovano generalmente nel terzo mondo.

 

 

Redazione | 29 ago 2018 09:56

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