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Lugano, tre scenari per il PVP

Il Consiglio comunale dovrà decidere se mantenerlo, ampliarlo o resettarlo. Jelmini: "Criticare è legittiimo, ma con toni adeguati"

Cancellare con un colpo di spugna il Piano della viabilità del Polo luganese (PVP), mantenerlo, o ampliarne la filosofia alla base e rendere pedonale anche il lungolago? Questi i tre scenari, riferisce il Corriere del Ticino, su cui fra qualche mese si dovrà chinare il Consiglio comunale di Lugano. La Città intende infatti sottoporgli una richiesta di credito per sviluppare degli studi dei tre scenari ed evidenziarne opportunità e controindicazioni. O, forse, il Legislativo dovrà esprimersi senza l'aiuto degli studi.

Come riferito dal capodicastero sviluppo territoriale Angelo Jelmini al giornale, il tema divide non solo la popolazione e il Legislativo, ma anche il Municipio. "Stiamo cercando di capire che orientamento dare al Consiglio comunale, se dotarci degli studi o se lasciarlo libero nel processo di analisi".

L'occasione per fare il punto sul PVP è un'opinione dell'imprenditore Franco Ambrosetti, pubblicata ieri sul Corriere del Ticino, che ha suscitato parecchie reazioni. "Trovo scandaloso" ha scritto l’ex presidente della Camera di commercio, "l'immobilismo dei responsabili che nulla fanno di fronte al fallimento dell'opera. L'arroganza del potere permette di fottersene bellamente delle lamentele del cittadino". "Il centro storico – ha aggiunto Ambrosetti – è ridotto a uno squallido quartiere con negozi vuoti o chiusi e un'atmosfera da coprifuoco". 

Se da un lato Jelmini comprende che si discuta sul tema, dall'altro non ha apprezzato i toni: "Sono inadeguati o offensivi verso chi sta al fronte. Sembra che ci sia una marea di persone che non si sta occupando della mobilità, mentre posso affermare che il tema è sentito e regolarmente seguito, dalla Città al Cantone".

Maggiori dettagli sul Corriere del Ticino

Redazione | 10 ago 2018 05:35

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