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Truffa da 8 milioni, ma condanna extra light

Neanche un giorno di carcere per il 60enne del Luganese, condannato a una pena sospesa dopo 13 anni di latitanza in Italia

Un truffa finanziaria di otto milioni di franchi, una lunga latitanza in Italia, il processo e, infine, il giudizio. Light. Anzi, extra light: una pena di 24 mesi, interamente sospesa.

Non dovrà scontare nemmeno un giorno di carcere - come reso noto da Radio3i - il 60enne del Luganese che, tra il 2003 e il 2005, diede vita a una serie di raggiri economico-finanziari per la bellezza, come accennato, di otto milioni di franchi. Tre dei quali ai danni del proprio fratello. Gli altri, di aziende o privati, clienti della società che amministrava, con sede a Lugano.

Approdato oggi a processo - dopo essersi consegnato spontaneamente alla giustizia ticinese per pagare il conto che aveva in sospeso, da ormai 13 anni - l’uomo è stato giudicato con rito abbreviato. E questo proprio a causa del tempo – lunghissimo, per la giustizia – trascorso dai fatti. Non fosse però che questi 13 anni sono passati a causa della sua latitanza, resa possibile dal fatto che il diretto interessato possiede anche il passaporto italiano. Ciò che per tutto questo tempo ne ha impedito l’estradizione.

Presidente della corte delle Assise Correzionali di Lugano, il giudice Marco Villa ha quindi deciso oggi di accogliere l’atto d’accusa presentato dal procuratore pubblico Andrea Gianini, in accordo con la difesa, rappresentata da Carlo Borradori.

E così, una vicenda durata tre lustri, si è chiusa oggi in poco più di mezz’ora. Appropriazione indebita, truffa aggravata, amministrazione infedele e falsità in documenti i reati riconosciuti. Una truffa di otto milioni, una pena sospesa.

 

Laura Zucchetti 

Redazione | 9 ago 2018 19:40

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