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"No all'attacco frontale ai diritti degli svizzeri"

Specialisti del settore giuridico, tra cui l'ex pg Noseda, lanciano la campagna contro l'iniziativa UDC per l'autodeterminazione

L’Associazione "Uniti dal diritto" ha lanciato oggi la sua campagna contro l’iniziativa UDC per l’autodeterminazione “Il diritto svizzero anziché i giudici stranieri”, in votazione il prossimo 25 novembre. A fare parte dell'assocazione, con sede a Lugano, diversi specialisti del settore giuridico e cittadini, tra cui Bruno Balestra, già Procuratore generale; Giampaolo Cereghetti, già direttore del Liceo di Lugano 1; Valerie Debernardi, studentessa di diritto; Reto Medici, Giudice dei minorenni; Paola Merlini, inclusione andicap Ticino; John Noseda, già Procuratore generale e Chiara Simoneschi-Cortesi, già Presidente del Consiglio nazionale.

Secondo l'Associazoine l'iniziativa democentrista "minaccia la protezione dei nostri diritti fondamentali e attacca i diritti individuali delle persone più vulnerabili così come molti aspetti fondamentali della nostra vita quotidiana. Si tratta di un pericoloso attacco frontale ai diritti di tutte le cittadine e tutti i cittadini svizzeri".

L’obiettivo dell’Associazione, apartitica e aperta a tutti, è quello di sensibilizzare la popolazione sulle "disastrose conseguenze" in caso di accettazione popolare:. "Questa iniziativa, che chiede la supremazia del diritto nazionale sul diritto internazionale, rischia di mettere in pericolo oltre 5'500 accordi internazionali che garantiscono la difesa degli interessi di tutte le cittadine e cittadini svizzeri, oltre a mettere in pericolo l’applicazione della Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo" (CEDU) sottolinea l'associazione in una nota. 

"La fiducia nel rispetto della propria libertà e dei diritti individuali di ogni cittadino", spiega Bruno Balestra, copresidente dell’Associazione Uniti dal diritto, "sono il nucleo del nostro sistema di convivenza democratico. Gli iniziativisti – continua Balestra - mirano esplicitamente a denunciare la partecipazione alla CEDU ritendendola un limite alla sovranità assoluta del popolo svizzero. Innestata dalla pulsione dello slogan “il diritto svizzero invece dei giudici stranieri” l’emozione di declamare la propria “autodeterminazione” polverizza in realtà il rispetto della libertà reciproca e la fiducia, che sono i legami fondamentali del nostro Stato di diritto e fa esplodere il modello di democrazia liberale a favore della dittatura democratica della maggioranza. In democrazia – conclude Balestra - il diritto non si può autodeterminare unilateralmente, ma lo si costruisce insieme, con il confronto nel rispetto delle ragioni dell’altro e dei suoi diritti".

Secondo l'associazione l'iniziativa tradisce la fiducia che il resto del mondo ha nella Svizzera "come un Paese giuridicamente affidabile mettendo a rischio di denuncia oltre 5'500 accordi internazionali. Gli accordi internazionali hanno un ruolo fondamentale per molti aspetti della nostra vita quotidiana: dallo shopping online al roaming telefonico, dagli scambi universitari al controllo sui farmaci, dai trasporti internazionali allo scambio di informazioni contro il terrorismo, per citare alcuni esempi.

"Questa votazione riguarda tutti noi - spiega Valerie Debernardi, studentessa di diritto e copresidente dell’Associazione Uniti dal diritto - nessuno può sapere quando avrà bisogno di difendere i propri diritti. Nel momento del bisogno ogni possibile strumento giuridico può rivelarsi fondamentale".

"L’iniziativa - aggiunge John Noseda, già procuratore generale e copresidente dell’Associazione Uniti dal diritto - mette in pericolo le nostre libertà perché comporta la perdita delle garanzie previste dalla convenzione di Strasburgo. Infatti non è vero che il diritto svizzero prevede già gli stessi diritti. Negli scorsi decenni la corte di Strasburgo ha dato ragione a numerosi cittadini svizzeri annullando decisioni che violavano i loro diritti fondamentali".

Redazione | 11 lug 2018 14:41

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