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Da Lepori a Pamini, tutti uniti per la cannabis

Tredici deputati di tutti i partiti presenti in Gran Consiglio chiedono un progetto pilota di regolamentazione

Il deputato PS Carlo Lepori ha presentato una mozione, sottoscritta da deputati di tutti gli schieramenti politici presenti in Gran Consiglio - lui stesso e Gina La Mantia per il PS, l'indipendente Jacques Ducry, Fabio KäppeliNicola Pini e Matteo Quadranti per il PLR, Sara Beretta Piccoli e Alex Pedrazzini per il PPD, Amanda Rückert per la Lega dei Ticinesi, Claudia Crivelli Barella per i Verdi, Massimiliano Ay per il PC, Germano Mattei per Montagna Viva, Paolo Pamini per la Destra - con cui viene richiesto un progetto pilota di regolamentazione della cannabis.

Dando seguito ad una risoluzione approvata dal Comitato cantonale del Partito socialista e presentata da Fabrizio Sirica, Lepori ha presentato un atto parlamentare che chiede al Consiglio di Stato “che sia creato un gruppo di lavoro che coinvolga rappresentanti esperti di tutti i pilastri della politica delle droghe e delle varie forze politiche, con l’obiettivo di proporre un progetto pilota di regolamentazione della cannabis in deroga alla Legge federale sugli stupefacenti.”

Questa mozione è da intendersi come conseguente dell’interrogazione del 26.10.2016, che chiedeva al Consiglio di Stato di prendere posizione su una serie di problematiche causate dall’attuale regime proibizionista in materia di cannabis. "L’interrogazione ad oggi è inevasa - lamenta il PS - ma gli sviluppi che il tema della cannabis ha visto negli ultimi tempi impongono una seria riflessione sull’attuale sistema legislativo e hanno portato il deputato a proporre di affrontare la situazione. I problemi che lo statuto illegale della sostanza comporta sono molteplici: campo libero al mercato nero, qualità dell sostanza deteriorata e resa ancor più pericolosa, scarsa efficacia della prevenzione e facile accesso ai minorenni".

Per i firmatari, alla problematica va sommato un nuovo fenomeno, la cui diffusione è recente: si tratta della cosiddetta cannabis light, una qualità di marijuana legale. La sua particolarità è il suo tenore di THC, inferiore all’1%. "Questa peculiarità non è tuttavia riconoscibile a occhio nudo: la cannabis light ha la medesima sembianza, odore e gusto della sostanza illegale. La verifica del tipo di sostanza richiede perciò che le forze dell’ordine facciano capo a una lunga e costosa analisi in laboratorio i cui costi, nel caso di comprovata sostanza legale, gravano sulle casse dello Stato. In assenza di un chiaro processo d’informazione e sensibilizzazione da parte dello Stato, la falla legislativa per cui un certo tipo di cannabis è considerata legale genera una banalizzazione della sostanza, soprattutto tra i più giovani".

"Non c’è dubbio: servono regole e messaggi chiari. La cannabis light ha causato un cortocircuito del sistema. Un problema al quale anche le forze dell’ordine non sanno come reagire". Nel solco delle considerazioni sopraccitate, i firmatari evidenziano il bisogno di avviare sperimentazioni di modelli di regolamentazione del mercato della cannabis e d’implementare misure efficaci di riduzione dei rischi. "Oltre a una migliore protezione dei consumatori e della società nel suo insieme, queste misure mirano alla riduzione dei costi sociali, amministrativi e sanitari generati indirettamente dalle politiche proibizioniste".

Redazione | 20 apr 2017 05:29

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