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Rifiuta la chemio, muore a 18 anni

Recentemente era in cura a Bellinzona: "Abbiamo tentato di convincerla". Il padre: "Morta per colpa dei giudici"

Ha fatto il giro d'Italia, raggiungendo pure le nostre latitudini il caso di Eleonora Bottaro, la 18enne deceduta ieri dopo 9 mesi di battaglia contro la leucemia.

A destare scalpore è stata la decisione della ragazza - supportata dai genitori genitori Lino e Rita Bottaro - di non sottoporsi alla chemioterapia (che in questi casi offre una possibilità di guarigione pari all'80-85%) per affidarsi esclusivamente alla medicina alternativa. Eleonora aveva visto morire la sua migliore amica lo scorso anno, colpita anche lei da un tumore che aveva tentato di combattere proprio con la chemioterapia.

Come riportato da Il Corriere.it, la battaglia di Eleonora ha avuto anche risvolti giudiziari. Da una parte lei e i suoi, che la appoggiavano in un momento in cui era ancora minorenne al momento della terribile diagnosi e la loro parola aveva un peso decisivo (il padre, noto fotografo e giornalista, ha affermato che "Il tumore si cura da sé, l’hanno uccisa giudici e stress"). Dall’altra l’Azienda ospedaliera di Padova e il professor Giuseppe Basso, primario del reparto di Oncoematologia pediatrica, deciso a procedere con la terapia tradizionale. "Per procedere avevo bisogno del consenso informato firmato dai genitori, essendo lei minorenne. Ma loro l’hanno negato. Scelta scellerata, poteva salvarsi seguendo i cicli di chemioterapia".

In gennaio il primario ha tentato il tutto per tutto e in accordo con la direzione aveva denunciato il fatto al Tribunale per i minorenni di Venezia. Il giudice gli aveva dato ragione, togliendo addirittura la potestà genitoriale a Lino e Rita, convinti sostenitori della filosofia del medico tedesco Ryke Geerd Hamer che considera ogni malattia come reazione dell’organismo a presunti traumi non risolti. Il trauma di Eleonora sarebbe stato la prematura morte del fratello Luca, stroncato da un aneurisma nel 2013, a soli 22 anni. 

La decisione del giudice è però arrivata troppo tardi. Eleonora e i genitori si erano già rivolti al Servizio di Emato-oncologia pediatrica dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, dove stando a quanto riferisce il Corriere si sarebbe sottoposta a una terapia alternativa alla chemioterapia a base di cortisone e di vitamina C. 

Eleonora è rimasta per due settimane a Bellinzona lo scorso marzo, poi è rientrata in Italia. "Stava meglio", ricorda l’avvocato della famiglia Gian Mario Balduin. A giugno però una prima ricaduta e il ritorno a Bellinzona. Poi di nuovo a casa, con il quadro clinico stabile per un paio di mesi. A luglio però iniziano i primi problemi seri, presto degenerati in una vera e propria caduta verticale. 

Nonostante tutto i genitori difendono la loro scelta. "Si è trattato di una scelta consapevole di Eleonora - ha detto papà Lino al "Corriere del Veneto" — Il dottor Hamer non c’entra alcunché in tutto questo. Lui si è limitato a scoprire le leggi biologiche per le quali ci ammaliamo, non ha mai suggerito metodi di cura. Nostra figlia era andata in Svizzera per sfuggire alla minaccia del Tribunale e dei medici che volevano sottoporla coattivamente alla chemioterapia".

Il padre non punta il dito contro le cure svizzere ma contro i giudici italiani: "È morta per colpa della pressione esercitata dal tribunale e dai medici, degli anatemi che le hanno lanciato contro. L’hanno assillata, tediata, è stata violentata da quegli “esperti” che non le davano tregua. Tutti volevano metterle le mani addosso perché lei voleva sfuggire ai loro metodi di cura."

Da noi contattato, l'EOC ha fatto chiarezza sulla vicenda: "L’EOC conferma che la giovane paziente sul cui caso i media italiani e ticinesi hanno ampiamente riferito è stata ricoverata presso il Servizio di Emato-oncologia pediatrica dell’Ospedale San Giovanni di Bellinzona", si legge in una nota stampa odierna.

"Anche presso la struttura dell’EOC per la cura delle leucemie si seguono i medesimi protocolli di terapia impiegati nei paesi vicini alla Svizzera e riconosciuti a livello internazionale - conferma l'EOC - In nessun momento la nostra struttura a Bellinzona ha proposto o seguito alcuna pratica alternativa senza legami scientificamente fondati nella cura di queste patologie".

L'Ente Ospedaliero cantonale ha tentato senza successo di convincere la paziente e i famigliari a intraprendere una terapia chemioterapica. "La legislazione svizzera vieta di obbligare una persona capace di discernimento a seguire delle cure proposte dagli specialisti, dopo che queste sono state ampiamente spiegate e dopo aver lasciato il tempo necessario per prendere una decisione".

"Tutte le persone coinvolte nella presa in carico della paziente, dai colleghi di Padova al nostro Servizio, si sono prodigati per cercare di far comprendere come, in assenza di cure adeguate, le possibilità di guarigione fossero nulle, tenendo in considerazione le sue paure nei confronti di una terapia che può avere effetti secondari sgradevoli, ma transitori".

L’unica terapia che ha riscontrato il consenso dei genitori è stata l’applicazione di corticosteroidi che ha consentito un "transitorio miglioramento", prima che la malattia non riprendesse il suo decorso fatale.

"Questo triste episodio ci ha profondamente toccati - fa sapere l'EOC -  Malgrado tutti i nostri tentativi, non siamo riusciti a far capire alla paziente e ai suoi genitori il nostro impegno per riuscire a guarirla. La giovane paziente è rimasta vittima di credenze che ancora oggi purtroppo riescono a mietere vittime quando invece esistono cure riconosciute internazionalmente e applicate sia in Italia che in Svizzera".

 

Redazione | 1 set 2016 14:59

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