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"La mafia ha messo le mani su AlpTransit"

John Noseda illustra il funzionamento della mafia in Ticino. "Da qualche anno sono sbarcate anche le organizzazioni dell'Est Europa"

Il procuratore generale ticinese John Noseda è particolarmente sensibile al tema mafia. "Costruisce una città nella città e combatte la democrazia", afferma in una lunga intervista rilasciata al Blick. Mafia che è ormai ben radicata anche nel nostro Cantone. "Ritengo che abbia messo le mani anche su un cantiere importante come quello di AlpTransit" dichiara Noseda.

Nell'intervista pubblicata sul Blick di oggi, il procuratore generale del Canton Ticino spiega che ad occuparsi di mafia è la Procura federale e non quella cantonale, ma che "da quando sono entrato in carica, ho avuto a che fare con più di cento casi legati alla malavita organizzata". 

La maggior parte delle volte, spiega Noseda, la mafia è coinvolta in inchieste che riguardano il riciclaggio di denaro. "Sono interessati soprattutto i settori delle costruzioni e dell'albergheria, a supporto del traffico di droga. Abbiamo avuto anche segnalazioni di gruppi che favorivano l'entrata nel paese di rifugiati."

In Ticino diviene sempre più complicato ripulire il denaro attraverso le banche. Come agisce, dunque, la criminalità organizzata? "Notiamo che si servono spesso di cosiddetti servizi attivi, come ristoranti, servizi informatici e esercizi commerciali. I mafiosi vi impiegano gente proveniente dai loro luoghi d'origine, facendo aver loro il permesso di soggiorno. Pagano lo stipendio per lavori che in realtà non sono stati effettuati, o fatture mai emesse."

Nel nostro Cantone, secondo Noseda, è attiva non solo la mafia italiana ma anche quella dell'Est Europa, nel campo dei locali a luci rosse, dove fornisce il personale di sicurezza. "È un fenomeno che si è sviluppato nel corso degli ultimi due, tre anni".

Se è chiaro dove il crimine organizzato agisce, molto più complicato è combatterlo. "Soprattutto per contrastarlo serve un nuovo codice penale, che combatta la diffusa omertà. Spesso chi lavora, per esempio, in cantieri gestiti dalla malavita, non denuncia, perché ha paura."

Noseda cita il caso di un cantiere, nel quale si registrò un infortunio mortale. Quando gli inquirenti arrivarono in loco, il luogo dell'incidente era stato completamente stravolto, con l'aggiunta di misure di sicurezza in precedenza non presenti. "Ma nessuno dei trenta operai ha voluto parlare" spiega il procuratore generale, "perché avevano paura per il loro lavoro e la loro famiglia. Questa è omertà riconducibile alla mafia. I lavoratori vengono portati in Ticino, sfruttati e minacciati."

"Non è facile individuare i casi ove è coinvolta la mafia" conclude Noseda. "Servirebbe una maggior collaborazione con i servizi antimafia italiani, così come con i sindacati e le autorità fiscali. Sarebbero utili un'intellingence dedicata al tema e un controllo maggiore in ogni campo. Questi sarebbero gli strumenti giusti, basta volerli introdurre."

Redazione | 26 gen 2015 11:00

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