"I bambini non trasmettono il virus agli adulti"
Lo afferma Alessandro Diana, pediatra e insegnante all'Università di Ginevra, sulla base degli ultimi dati
Redazione
"I bambini non trasmettono il virus agli adulti"
"I bambini non trasmettono il virus agli adulti"

Negli ultimi giorni ha tenuto banco, all'interno della questione sulla riapertura delle scuole, la discussione se i bambini possano o meno contribuire a diffondere il contagio da coronavirus, e quale sarebbe quindi l'effettivo rischio di riaprire gli istituti scolastici. Al TG Speciale, Teleticino ha intervistato Alessandro Diana, pediatra e insegnante della facoltà di medicina all'Università di Ginevra, in merito alle ultime scoperte scientifiche riguardanti questa problematica.

Venerdì Daniel Koch ha dichiarato: “I bambini non sono la principale fonte di diffusione del virus”, che cosa ne pensa?“Questa affermazione è giusta, per quello che sappiamo: i bambini sono meno colpiti rispetto al virus, e sembrerebbe che il virus non si trasmetta da bambini ad adulti. Sarebbe anzi proprio il contrario. È una grande novità: meno di un mese fa si sono avanzate delle ipotesi diverse, ma tutte le ipotesi fatte fino ad allora erano basate su quanto sapevamo sull’influenza. È chiaro che sono i bambini a veicolare l’influenza ad adulti e nonni, è un dato di fatto: quindi è comprensibile che mesi fa una misura di salute pubblica seria poteva essere quella di chiudere le scuole. Adesso però i dati li abbiamo e abbiamo prova che i bambini non sono il vettore principale. Ne siamo sicuri perché in Svizzera su oltre 25'000 casi solo 104 sono bambini positivi, e seguendo le catene di contagio abbiamo rilevato che l’avevano presa dai genitori". 

Ma quanti test vengono fatti sui bambini? Secondo i pediatri ne sono stati fatti pochi, specie all'inizio dell'epidemia. Questo non invaliderebbe la misura?“Questo può scombinare un po’ i dati. Se all’inizio si è evitato di fare i test è perché sappiamo che il peso della malattia sui bambini è molto inferiore rispetto a quello sugli adulti. Ad ogni modo, all'interno dei casi positivi, quando si raffrontano i dati rispetto agli adulti si vede che c’è una differenza. Un'ulteriore difficoltà è data dal fatto che ci sono persone che sono ammalate nonostante un test negativo: dipende dalla sensibilità del test. Una persona su 5 può ricevere un test negativo ed avere comunque la malattia. Cosa possiamo fare? È stato accennato: utilizzare i test sierologici e ci sono casi anche nei bambini, pur se rari, che presentavano questa malattia e ai test sierologici si è visto che presentavano anticorpi. Questo vuol dire che il bambino è stato in contatto con il virus. Quindi ci possono essere test negativi e sierologia positiva. Nelle prossime settimane ad ogni modo riusciremo ad avere un quadro molto più globale della lettura dei dati sierologici nei bambini". 

Il medico cantonale Giorgio Merlani ha parlato della necessità di mantenere il principio di prudenza fino a dati scientifici certi. Non sarebbe meglio quindi applicare questa prudenza?“La domanda è legittima. Bisogna considerare che questa è anche una decisione politica, è inevitabile che sia una questione di salute pubblica ma c’è anche una questione economica. Non sono un esperto di economia, ma chiaramente ci saranno problemi economici. Credo che riuscire a trovare la formula giusta sarà complicato. Se potessi trasportarmi al 30 agosto 2020 e leggere la letteratura scientifica tornerei qui e potrei dire qual era la soluzione giusta. Nel caso dell’influenza la chiusura delle scuole riduce la trasmissione, lo dimostrano dati scientifici, mentre una riapertura fa riprendere l'influenza stagionale. Cosa succederà con la riapertura delle scuole nel caso del Covid? Bisogna attendere due-tre settimane per saperlo. Sappiamo però che in Cina l'effetto della chiusura delle scuole è stato molto lieve, si parla di una riduzione della mortalità al massimo del 2-4%. E si ha l'impressione che non sia stata la riapertura a far ripartire la curva, ma più che altro il mancato rispetto del distanziamento sociale". 

Come garantire il distanziamento sociale in un’aula scolastica? È un'operazione impossibile?"Di sicuro lo sembra. A un certo punto anche i docenti avranno bisogno di decisioni in merito da parte delle autorità. Ci sono diverse domande: bisogna distanziare gli allievi? Interrompere ricreazioni e mense? Quello che sappiamo nel controllo dell’influenza quando le scuole sono rimaste aperte, è che se i bambini rimangono in classe, evitano la ricreazione e quindi un certo tipo di contatto, c’è un effetto molto positivo. Sono curioso di sapere quali saranno le direttive all’apertura".

Quindi riapertura scuole sì, ma con il distanziamento sociale?"Sì, esatto".

Ma, se i figli vanno a scuola, bisogna preoccuparsi quando tornano a casa?“Bisogna rispettare le raccomandazioni di base: cercare di evitare il contatto fisico con i bambini, anche se non è facile. Ma osserviamo che già molti bambini di 4 anni lo capiscono. Comunque, nella misura del possibile, sempre disinfettarsi le mani. Ricordiamoci che il virus non attraversa la pelle, ma deve arrivare alle mucose: bocca, naso e occhi. Quindi ogni volta che si mangia disinfettarsi le mani o lavarsele con il sapone per almeno 20 secondi. Quindi si a riapertura scuole e allentamento del confinamento, ma le misure d’igiene devono continuare ad essere rispettate. Anche nelle famiglie, ricordare di disinfettare le superfici almeno un paio di volte al giorno con una soluzione disinfettante o un semplice detergente”.

Quanto ha spiegato per i bambini, ovvero la leggerezza dei sintomi e la difficoltà che trasmettano il virus, vale anche per gli adolescenti?“Se si può dare una soglia, nei bambini con meno di 10 anni il peso della malattia è molto lieve. Ai genitori di bambini sotto i 10 anni cerco sempre di dire di non preoccuparsi per loro, ma per i nonni. Si vede comunque che con l’aumentare dell’età il peso della malattia anche aumenta. Abbiamo visto tutti che ci sono stati casi di adolescenti deceduti.”

Per quanto riguarda i vaccini, ritiene opportuno continuare a vaccinare i bambini in questo periodo?"Il mio consiglio è di non ritardare le vaccinazioni fino ai primi due anni di vita, per nessun motivo, come raccomandato dalla società svizzera di pediatria. Se a causa del confinamento avremo dei bambini contagiati da morbillo, pertosse o altre malattie, sarà un problema. Per i richiami invece c’è un margine di un paio di mesi, è meno importante".