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"Ha il cancro, ma viene espulso dalla Svizzera"

Il collettivo R denuncia l'espulsione di un georgiano: "Azione contraria agli impegni assunti dalla Svizzera per il rispetto dei diritti umani"

Il Collettivo R. ha inoltrato un comunicato dove denuncia l'espulsione di due georgiani: "Questa mattina alle 4:45, la polizia è arrivata nella struttura dell'EVAM a Ecublens. Due furgoni e due auto della polizia, per un totale di una decina di poliziotti in uniforme e in borghese, un medico della società privata OSEARA e un dipendente del Servizio della popolazione (SPOP). Hanno preso D e M, una coppia georgiana, per farli partire su un volo Ginevra - Düsseldorf. I due sono arrivati in Svizzera nel settembre 2018. D soffre di cancro linfatico, in una forma molto aggressiva. Ha un monitoraggio intensivo al CHUV con sessioni di chemioterapia ogni 21 giorni e diversi controlli settimanali. Il suo prossimo appuntamento al CHUV si sarebbe dovuto tenure giovedì 14 febbraio alle 14 per una sessione di chemio".

"Hanno lasciato in Georgia i loro tre figli, in quanto non erano disponibili le cure, e si sono trasferiti in Germania. Ma, dato che anche in Germania le cure non erano efficaci, hanno trovato nell'ospedale di Vaus un trattamento che desse loro qualche speranza di continuare la sua lotte contro la malattia". 

"La deportazione di oggi è un ennesimo atto di violenza di stato contro i rifugiati e le persone vulnerabili. - prosegue il comunicato -  Questa mattina, D è salito nella sua stanza circondato da agenti di polizia, è tornato giù una decina di minuti più tardi, mentre uno degli agenti portava una valigia. D è stato costretto a salire nel sedile posteriore del primo furgone e non ha avuto alcun contatto diretto con sua moglie".

"Le grida di M si sentivano dalla finestra della loro stanza, fino all'ingresso del foyer. Non voleva andarsene e ha opposto resistenza. La polizia ha spostato l'altro furgone fuori dalla porta centrale: circa mezz'ora dopo, M è scesa con cinque poliziotti, le mani dietro la schiena, ammanettate. Ha gridato "Cosa dovrei fare? Aiutatemi!", al che noi del Collettivo R gli abbiamo risposto: "Cerca di resistere, non volare, è un aereo di linea"".

"Il medico OSEARA ha poi risposto ribattendo: "Che cosa stai facendo, la prossima volta sarà un volo speciale, molto peggio". Come può un medico fare un commento del genere? Si potrebbe pensare che questa è una routine perun medico abituato a voli speciali come una garanzia medica. In questo contesto, la medicina privata svolge un ruolo molto speciale".

"Ci è stato notificato che D e M sono stati effettivamente costretti a volare a Dusseldorf alle 9 del mattino, illegalmente. Contrariamente alle affermazioni degli agenti, abbiamo appreso da fonti affidabili che nessun controllo medico è assicurato sul posto. Infatti, il Servizio Sociale Internazionale ha confermato ieri, presso lo SPOP, che attualmente non è stato pianificato nulla a livello di organizzazione delle cure mediche per D."

"La vita di un essere umano viene consapevolmente messa in pericolo per far funzionare il meccanismo di rimpatri della "macchina d'asilo". Eppure, i medici del CHUV hanno avvertito le autorità federali e cantonali che una interruzione delle cure mediche, anche temporanea, potrebbe causare un peggioramento della malattia, una nuova resistenza al trattamento e un decesso. In assenza di cure mediche, potrebbe morire a causa della sua malattia a breve o medio termine".

"E la risposta delle autorità a questo? Un arresto e un'espulsione! Azioni in contrasto con i regolamenti di Dublino, espulsione e diritti umani calpestati. La SEM, la SPOP, la polizia e i medici collaboranti del sistema annientano le persone. I rifugiati sono diventati numeri e oggetti da restituire. Questo rinvio costituisce un pericolo per la vita degli altri e quindi una violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) firmata dalla Svizzera. È contrario agli impegni assunti dalla Svizzera nel rispetto dei diritti umani, in particolare perché l'espulsione è stata effettuata senza garanzie che il trattamento possa essere continuato senza un periodo di attesa".

"Noi faremo di tutto per seguire questa coppia e scoprire cosa succederà loro in Germania. Stabilire un contatto tra i loro dottori al CHUV e medici tedeschi. Se la Germania non può garantire la parità di cure per quest'uomo, deve solo rimandarlo in Svizzera per il trattamento", conclude il Collettivo R.

Redazione | 12 feb 2019 22:00

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