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L'estensione di Frontex lascia scettica la Svizzera

Sommaruga: "Non può sostituire quello che ogni Stato deve fare nell'ambito della politica d'asilo"

I ministri di giustizia e degli Interni degli Stati di Schengen hanno discusso oggi a Lussemburgo le proposte che mirano ad aumentare ampiamente i mezzi a disposizione dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex). Al riguardo la Svizzera è "molto scettica" ha dichiarato la consigliera federale Simonetta Sommaruga poco prima della riunione.

La Commissione europea propone un'espansione massiccia di Frontex in termini di personale, finanze e competenze, ha ricordato Sommaruga. "Ma una tale espansione - ha sottolineato la ministra di giustizia e polizia elvetica - non può sostituire quello che ogni Stato deve fare nell'ambito della politica d'asilo".

Il progetto di revisione del regolamento Frontex prevede l'istituzione di un corpo permanente di 10'000 agenti con compiti e poteri più ampi rispetto a oggi. Attualmente l'Agenzia ne conta circa 350. Tale corpo permanente ha la missione di aiutare membri e non membri dell'Ue in diversi compiti in particolare nel rimpatrio dei migranti.

La responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha osservato che aumentare le risorse finanziarie e di personale nonché le competenze di Frontex non ne migliora automaticamente l'efficienza. Infatti, dal 2016 al 2017 la quota effettiva dei rinvii di persone in situazione irregolare è diminuita nonostante l'aumento dei mezzi a disposizione di Frontex.

La Svizzera non è la sola a essere scettica. Diversi paesi dell'Ue temono che la futura Frontex assuma responsabilità che sono degli Stati, ciò che comporterebbe una perdita di sovranità. "Di ciò occorre discutere", secondo Sommaruga.

Più prigioni
Per quanto riguarda le direttive sul rimpatrio, altro tema affrontato dai ministri degli Interni, la ministra di giustizia e polizia elvetica ritiene che la Commissione europea "miri principalmente a creare nuove condizioni di detenzione quindi più luoghi a questo scopo".

In questi ultimi 20 anni la Svizzera è giunta alla conclusione che il ritorni volontario "è non solo meno caro, ma che funziona ed è soprattutto più umano", ha aggiunto. Occorre ricorrere ai rinvii forzati solo come ultima ratio, ha sottolineato.

E anche in questo ambito è noto che se gli Stati non hanno adempiuto i loro compiti "si possono costruire tutte le prigioni che si vuole, ma non funzionerà comunque", ha detto.

Cooperazione necessaria
La Svizzera - indica un comunicato del DFGP - riconosce l'importanza di una buona gestione delle frontiere esterne come pure di una politica di rimpatrio efficiente. Ma tali misure non bastano per affrontare le sfide della politica europea in materia d'asilo e di migrazione. È necessario colmare le lacune esistenti mettendo in atto procedure d'asilo rapide e nel contempo eque. Queste riforme urgenti non sono ancora state realizzate dappertutto in Europa. La politica europea in materia d'asilo deve fondarsi sulla responsabilità e solidarietà comune di tutti gli Stati europei.

Sommaruga ha criticato i paesi che da qualche tempo hanno un approccio unilaterale della politica d'asilo e misure restrittive. "È un bene che con la presidenza austriaca dell'Ue la protezione delle frontiere esterne abbia acquisito importanza, ma occorre una cooperazione e una solidarietà tra gli Stati membri ", ha sottolineato Sommaruga.

La ministra di giustizia e polizia - aggiunge la nota - si è inoltre intrattenuta con vari ministri omologhi: la svedese Heléne Fritzon, il greco Dimitris Vitsas e il lussemburghese Jean Asselborn. Ha inoltre incontrato il commissario europeo della migrazione e degli interni Dimitris Avramopoulos.

Keystone-ATS | 12 ott 2018 17:52

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