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Migranti: pronto un piano di emergenza

Sebbene le domande d'asilo siano in calo le autorità svizzere vogliano farsi trovare pronte nel caso di un cambiamento delle rotte migratorie

Sebbene in marzo il numero delle domande d’asilo sia calato, le autorità svizzere dovranno prepararsi a ogni eventualità. Gli sviluppi nelle zone di conflitto e lungo le rotte migratorie restano difficili da prevedere. La Confederazione, i Cantoni, le città e i Comuni hanno predisposto una pianificazione congiunta di misure cautelari nel settore dell’asilo, approvandone i parametri giovedì. Il Consiglio federale dal canto suo discuterà la pianificazione di emergenza adottando le decisioni riguardanti la Confederazione in occasione di una delle sue prossime sedute.

Non è escluso che, in seguito alla scelta di rotte migratorie alternative da parte dei profughi, nei prossimi tempi la Svizzera si veda confrontata con un elevato numero di persone in cerca di protezione. Gli enti coinvolti oggi hanno definito insieme i parametri della pianificazione di emergenza in materia d’asilo. Le decisioni sono state adottate in occasione dell’assemblea primaverile della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP) a Berna. 

Pianificazione ispirata a tre scenari

La pianificazione di emergenza s’ispira a tre scenari possibili, fondati sulle seguenti ipotesi: 10 000 domande d’asilo in 30 giorni (scenario 1), 10 000 domande al mese per tre mesi (scenario 2), 30 000 attraversamenti irregolari delle frontiere nell’arco di pochi giorni.

L’obiettivo primario della pianificazione di emergenza congiunta è di riuscire a registrare e controllare tutti i richiedenti prima della loro assegnazione ai Cantoni – anche nel caso di un repentino e forte aumento delle domande. 

Chiara ripartizione dei compiti

In base ai parametri definiti, la registrazione, la prima accoglienza e la procedura d’asilo restano di competenza federale. La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) potenzierà le capacità di alloggio aumentando gli attuali 4600 posti per portarli a 6000 posti (max. 9000 per lo scenario 3), in primo luogo grazie all’utilizzo di impianti militari o di stabili civili propri. In caso di necessità, i Cantoni potranno concedere alla Confederazione l’uso di strutture, proprio come la Confederazione può autorizzare i Cantoni a utilizzare gli impianti militari che non le servono.

I Cantoni assicureranno l’alloggio e l’assistenza dei richiedenti assegnati loro dalla SEM e al rimpatrio dei richiedenti respinti. 

Le Guardi di confine intensificheranno i controlli alle frontiere nazionali nei tratti nevralgici, provvedendo all’attuazione degli accordi di riammissione con i Paesi limitrofi, aiutando la SEM a registrare i richiedenti l’asilo. Il DDPS dal canto suo sostiene la SEM nel cercare e mettere a disposizione alloggi adatti. All’occorrenza il DDPS appoggia inoltre il Cgcf, la SEM e altre autorità mettendo a disposizione un massimo 2000 militari e fornendo materiale, in particolare per compiti di logistica, costruzione, trasporto e comunicazione. Un eventuale intervento in tal senso – sussidiario – andrebbe comunque deciso dal Consiglio federale

All’occorrenza i Capi del DFGP e del DDPS potrebbero, d’intesa con i Presidenti della CDDGP e della CDOS, convocare lo Stato maggiore Asilo (SONAS), istituito già nel 2011 in vista di situazioni straordinarie. Il SONAS potrebbe ad esempio riunirsi se il numero delle domande d’asilo depositate nell’arco di 30 giorni supera le 6 000 unità o se circostanze particolari fanno presagire un imminente rapido e forte aumento delle domande. Il SONAS coordinerebbe tutte le misure inerenti ad alloggio, assistenza, sicurezza e comunicazione.

Redazione | 14 apr 2016 16:57

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