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Partorirai nel dolore. Ma anche no...

Le donne non sono più disposte a soffrire, se non è davvero necessario. E fortunatamente le moderne tecniche accorrono in loro aiuto...

«Fino all’inizio del secolo scorso si pensava che il dolore del parto fosse una necessità e il prodotto di moderni fattori culturali e ambientali», fa notare Giovanni De Luca, specialista Fmh in ginecologia e ostetricia attivo presso la Clinica Sant’Anna di Sorengo. La nascita della moderna analgesia ostetrica coincide con i primi usi del cloroformio a metà 800. Negli anni Quaranta-Cinquanta del 900 inizia un maggior interesse scientifico in questo campo, promosso dagli studi sulla fisiologia del dolore e dall’introduzione di nuove tecniche anestesiologiche (come l’epidurale). Ma solo dagli anni Ottanta la possibilità di ricorrere alla partoanalgesia comincia a diffondersi.

Oggi esiste un protocollo sicuro, che permette a quasi tutte le donne di vivere il parto in modo molto meno drammatico che in passato. «Si usa l’anestesia peridurale o epidurale», spiega De Luca: «tramite un piccolo catetere inserito nello spazio peridurale si diffonde l’anestetico in modo regolare per tutto il tempo necessario, e solo per quello. Questa tecnica non inibisce la sensibilità, quindi permette alla donna di reagire alle contrazioni e anche di muoversi durante il travaglio». Il vantaggio è ovviamente meno dolore, con alcuni svantaggi «legati alla minore sensibilità alla contrazione e a un rilassamento dei muscoli pelvici, con possibile rotazione del feto che ne rende più lento l’avanzamento nel canale del parto. Quindi in un parto sotto analgesia spesso il travaglio è più lungo e si deve somministrare ossitocina (l’ormone che favorisce la dilatazione).

Per la stessa ragione, vi è un aumento dei parti con la ventosa». Possono esserci anche alcune complicazioni, non molto frequenti e per lo più non gravi: ad esempio, «dolore alla schiena nel punto d’inserimento del cateterino che dura un paio di giorni e si risolve da solo. Altra complicanza infrequente e più fastidiosa è la punzione inavvertita della dura madre che genera un mal di testa intenso, esacerbato in posizione eretta e della durata di alcuni giorni», elenca De Luca. Falso è il pregiudizio che il bambino soffra per la sedazione. «Si è arrivati a dosaggi talmente mirati di anestetico che al bambino ne arrivano percentuali innocue». Come osserva De Luca, «l’epidurale, per decreto dell’Oms, è entrata a far parte degli standard “qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” e dovrebbe essere quindi praticata in tutti i punti nascita».

In realtà non è così: «In Italia circa il 20% di partorienti ricorrono all’analgesia epidurale, contro il 75% in Francia, il 65% negli Stati Uniti, il 60% in Spagna, il 45% in Svezia e il 30% nel Regno Unito. Sulla Svizzera i dati sono meno ufficiali e più frammentati. Penso che si possa parlare del 70%, forse di più». Le donne non sono più disposte a soffrire, se non è davvero necessario.

Redazione | 5 dic 2018 22:25

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