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Spasticità: dalla terapia conservativa alla chirurgia

Un tema complesso, che richiede competenze interdisciplinari per approcci terapeutici diversificati e in funzione delle necessità del paziente

“Spasticità” è un termine derivato dalla parola greca spasmos, (letteralmente: crampo, spasmo) indicante un disturbo motorio che consiste in un abnorme aumento del tono muscolare involontario, in genere accompagnato da una ridotta forza muscolare. Troviamo il fenomeno della spasticità in pazienti affetti da una grande varietà di problemi neurologici di diversa origine (sclerosi multipla, Sla, malattie cerebro-vascolari, traumi, tumori…)

L’aumento del tono muscolare interferisce sulle abilità motorie della persona pregiudicandone il mantenimento della postura e la capacità di spostamento, ne riduce l’autonomia nelle più comuni attività di vita quotidiana e predispone il soggetto, se non trattato adeguatamente, a fissità articolare che lo costringe in posizioni rigide e innaturali.

Per trattare alcuni degli aspetti di questo fenomeno, il 29 novembre presso la clinica Ars Medica di Gravesano si è tenuto un incontro dal titolo: “Spasticità: se, quando e come trattarla. Dalla terapia conservativa alla chirurgia”.

Il Dr. med. Ivan Tami, specialista FMH in Chirurgia ortopedica e traumatologia e Chirurgia della mano, Centro manoegomito, Clinica Ars Medica, nel suo saluto iniziale ha evidenziato per primo un concetto poi ribadito da tutti i relatori: quello dell’importanza dell’interdisciplinarietà. Un medico confrontato con un paziente spastico necessita del supporto di colleghi specialisti in discipline diverse. I pazienti, che soffrono di dolori limitanti e invalidanti, sono sempre grati per quello che si fa per loro. La sfida è scegliere la cura giusta.

Alla prima domanda contenuta nel titolo, al “se” trattare la spasticità, ha risposto la Dr. med. Monica Raimondi, Specialista FMH in Neurologia, Centro manoegomito, Clinica Ars Medica: non tutti i tipi di spasticità devono essere trattati. Sebbene il trattamento possa migliorare funzionalità quali il cammino, aumentare il comfort, ridurre il dolore, in alcuni casi può essere vantaggioso non intervenire.

Tra gli interventi, ha una grande rilevanza il trattamento farmacologico, in cui si impiegano diverse molecole somministrate per via orale, di cui la neurologa fa una carrellata, esponendo pregi e svantaggi di benzodiazepine, tizanidina, tossina botulinica, cannabinoidi e Baclofen (questo farmaco, come successivamente esposto dal Dr. med. Paolo Maino, Specialista in Anestesiologia e Rianimazione, Membro FMH, Coordinatore Centro per la Terapia del dolore, EOC, può anche essere somministrato direttamente a livello intratecale grazie a una pompa di infusione. Tale via di somministrazione funziona meglio perché veicola il farmaco là dove sono i recettori, con un rapporto di efficacia pari a 1 a 300 rispetto alla cura per bocca, consente di utilizzare dosaggi di molto inferiori e quindi di ridurre gli effetti collaterali. Comporta tuttavia possibili complicanze infettive, difficoltà di gestione del dispositivo e problemi derivati dai cateteri).

Nel suo intervento intitolato “Terapia chirurgica: quali opzioni nel paziente spastico?” il Dr. med. Thomas Giesen, Specialista FMH in Chirurgia ortopedica e Traumatologia dell’apparato locomotore e Chirurgia della mano, Centro manoegomito, Clinica Ars Medica ha affermato che “si può fare di tutto con la chirurgia, ma è importante quando farlo”. Inoltre ha sottolineato come il chirurgo non agisca da solo, ma in un team di specialisti
Giesen ha ribadito la necessità di una visione chiara, di una valutazione del paziente dal punto di vista generale riassumendo in questa frase l’atteggiamento corretto di un chirurgo: “La decisione è più importantedell’incisione”.

Bisogna quindi non solo valutare attentamente il paziente, ma anche tenere a mente che lo scopo finale deve essere reintrodurlo nella società e permettergli di fare qualcosa che da tempo non riusciva più a fare.
Questo è possibile persino per i pazienti tetraplegici, che rappresentano la sfida più difficile, e su cui si può intervenire chirurgicamente in due modi: estendendo il polso (così da permettere al pollice di chiudersi) ed estendendo il braccio. Aprendo loro la strada alla possibilità di compiere gesti che, per quanto piccoli, prima erano assolutamente impensabili.

Il Prof. Julien Bogousslavsky, Specialista in Neurologia, Coordinatore del Neurocentro GSMN, ha parlato del ruolo della riabilitazione nel trattamento della spasticità, ponendo l’accento sull’importanza di verticalizzare prima possibile i pazienti (poiché la maggior parte di essi non cammina) lavorando contro la gravità, coinvolgendo gli arti inferiori e concentrandosi sull’insegnare nuovamente a camminare e fare le scale, oltre a proporre alle persone da riabilitare attività fisiche adatte (arrampicata, tiro con l’arco, gioco delle bocce, ecc.)

Il professore ha illustrato inoltre Lyra Gait, una macchina per esercizi sviluppata appositamente per aiutare i pazienti a riacquistare la capacità di camminare, allenandoli a muovere i passi rimanendo sospesi in una semplice imbragatura.
Anche la fase della riabilitazione necessita dell’interazione di diverse figure sanitarie: alla Clinica Valmont di Glion un’équipe di fisioterapisti, neuropsichiatri, logopedisti, ergoterapeuti collabora per garantire al malato una rinnovata qualità di vita e autonomia.

 

Redazione | 3 dic 2018 15:44

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