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Più forti di prima: donne che hanno sconfitto il tumore al seno

Molte le testimonianze nel corso di Libera-mente: "Mi ha aiutato a volermi bene e a godermi la famiglia ogni giorno"

La serata del 23 ottobre scorso sul tumore al seno è nata con lo spirito di scambiarsi informazioni, ma anche emozioni ed esperienze. Un incontro di condivisione organizzato dalla Clinica Sant’Anna in collaborazione con l’Associazione Triangolo e la Lega Ticinese contro il cancro, su un tema importante e molto sentito. Con l’intervento di esperte, ma anche di donne che hanno vissuto la malattia e ne sono uscite vincenti. Come Nadia Stampanoni, che festeggia i 10 anni di vita da persona sana, e che è "uscita da un percorso difficile con la capacità di prendere tutto con serenità". O come Irene Scaldino, la quale ha affermato "la malattia mi ha aiutato a volermi bene, a godermi i figli, il marito, la vita, ogni giorno, ogni istante".

Osvalda Varini, psicoterapeuta, ha sottolineato come le donne in famiglia esitino a esprimere le proprie paure e abbiano bisogno di uno spazio protetto di dialogo, elaborazione, sfogo. Il team medico ha il compito di aiutare la donna in tutta una serie d’implicazioni (personali, familiari, di identità, psicologiche) molto complesse. La parola chiave è empatia.

Per Clara Faedda, senologa, l’empatia è più difficile da creare in ambito diagnostico, in un contatto che dura 25 minuti, ma "bisogna far capire al paziente che ciò che si fa lo si fa per lui, creando una rete di collegamento e di protezione".

Le due ex pazienti dai medici hanno imparato a lasciarsi guidare. Secondo Nadia, che ora fa la volontaria presso l’Associazione Triangolo, "trovare le persone giuste a cui rivolgersi vuol dire già essere guarite a metà". Al momento della diagnosi Nadia ha deciso di cercare da sola il proprio approccio per reagire. "Solo dopo due anni, quando pretendevo di riprendere la mia vita di prima ma non ne avevo assolutamente le forze, ho deciso di affidarmi alle cure di una psicologa".

I passi dell’oncologia sono stati velocissimi nell’ultimo decennio e molto è cambiato anche sul piano dell’atteggiamento da adottare. Clara Faedda ha esortato a servirsi dei due test fondamentali per individuare precocemente tumori femminili: il pap test e la mammografia.

Il tumore non colpisce solo i pazienti, ma anche i loro familiari. Se il malato non vuole condividere con i propri cari quello che prova, o cerca di nascondere loro come si sente, si creano situazioni di grande sofferenza, da ambo le parti. Quando poi ci sono bambini, cercare di proteggerli con il silenzio è controproducente, perché comunque captano che qualcosa non va e se ne colpevolizzano.

Sebbene alla paura sia stato fatto cenno, la parola che ognuno ha portato via con sé alla fine della serata è stata “opportunità”. Un’opportunità di crescita, pur in mezzo a dolori e incertezze.

Redazione | 25 ott 2018 11:36

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