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285 km di corsa in 46 ore! "Merito della dieta vegana"

Impresa ai limiti delle potenzialità umane quella del ticinese Michele Bernasconi: "Prendete per mano la vostra vita"

"Non serve essere supereroi, basta essere vegani", direbbe il giornalista vegano Lorenzo Lombardi. E in effetti ha del sovrumano l'impresa realizzata nei giorni scorsi da Michele Bernasconi, 37enne fiorista di Mendrisio nonché atleta per diletto, che ha partecipato all'Ultramaratona Milano-Sanremo di 285 km, ripercorrendo lo stesso tracciato della classica in linea che ogni anno apre la Coppa del mondo di ciclismo in quasi 47 ore di estenuante corsa, ottenendo un ottimo 18simo posto nella classifica generale.

Michele, da quanto tempo disputi delle maratone?
In verità non ho mai corso una maratona in vita mia. Ho praticato per diversi anni, con distanze sullo sterrato che variavano dai 30 ai 180 km, ottenendo diversi piazzamenti tra il 3. ed il 10. posto.  Poi, nel 2016, ho sentito di dover passare all'asfalto per cercare nuove emozioni. Così ho corso per tre anni di fila la Chiasso-Airolo e due gare devastanti come la Nove Colli 203 km nel 2017 (11. assoluto) e la Ultramilano-Sanremo 285 km, lo scorso week-end (18. assoluto). Non corro più molte gare all'anno, partecipando solo a quelle che mi danno la sensazione di essere epiche e mi fanno sognare.

Hai praticato e pratichi tuttora altri sport?
Nella mia vita ho fatto di tutto: dalla ginnastica attrezzistica, al tennis, alla bicicletta, all'arrampicata. Solo la corsa non mi piaceva, perché si faceva troppa fatica per arrivare a niente... ma, scherzo del destino, un giorno mi sono ritrovato a correre le lunghe distanze.

Come si è sviluppata la tua preparazione?
Ho iniziato ad allenarmi il 9 gennaio con 4 allenamenti settimanali, 3 specifici per la resistenza e per migliorare le prestazioni del cuore, mentre la domenica percorrevo dei lunghi tratti che variavano dai 30 ai 60 km.

Anche l’ex giocatore di hockey su ghiaccio Andreas Hänni (Ambrì-Piotta e Lugano) segue un’alimentazione vegana. C’è una connessione tra le vostre esperienze sportive?  
So che Andreas è un vegano "normale", mentre la mia alimentazione è tendenzialmente crudista e povera di grassi, sullo stile della 80-10-10 del Dr. Graham, che negli Stati Uniti ha portato molti sportivi ad ottenere i loro risultati migliori. Arrivo a mangiare 6-7 kg di frutta e verdura al giorno, nei momenti di massimo carico anche 15-20 banane al giorno. Comunuqe, anche Steve Hirschi era passato all'alimentazione vegana dichiarando apertamente che questa scelta gli aveva allungato sensibilmente la carriera.

Cosa ti spinge ad affrontare delle prove di questo genere?
All'inizio, proprio per provare questa alimentazione che, oltre ad avermi fatto guarire da molti dei miei malanni cronici, mi ha riempito di energia. Così, ho deciso di testarla in questo sport estremamente logorante. Ci tengo a dire che non assumo alcun integratore e malgrado ciò, in dieci anni senza carne e derivati animali, ho aumentato il livello di ferro e calcio nel sangue. Solo la vitamina B12 è un discorso a parte, che va valutato caso per caso e assunta se il livello inizia a scendere troppo.

Molti medici non condividono la scelta vegana, mettendo in guardia riguardo ai rischi sul lungo periodo, non temi problemi in futuro?
Negli ultimi anni, il mondo è cambiato in maniera così veloce, per cui, chi non é disposto ad evolversi, rischia di perdersi. Per taluni, la scienza dell'alimentazione si è fermata a 50 anni fa. Peccato che numerosi ricercatori hanno invece dimostrato che non solo l'alimentazione vegana è sostenibile, ma, addirittura consigliata per ripristinare un'ottimale forma fisica e salutistica sul lungo periodo. Possiamo infatti notare come sempre più sportivi d'élite stiano abbracciando questa alimentazione. Il mio consiglio è di non aspettare che siano gli altri a scegliere per voi, ma informatevi e prendete per mano la vostra vita, la vostra salute e gli animali vi ringrazieranno.

Chi sono Barbara e Alessio, che tu citi su Facebook sono collaboratori del Team?
Barbara è la mia compagna, che spesso mi accompagna in bicicletta negli allenamenti. Purtroppo, l'Ultramaratona obbliga a molti allenamenti e quindi a star spesso fuori casa e questo fatto non giova ai rapporti di coppia. Gli 883 cantavano: "questa casa non è un albergo" e negli ultimi mesi me l'ha fatto capire a più riprese. Alessio è un mio amico fisioterapista-massaggiatore, che si è proposto per accompagnarmi alla gara. L'apporto di entrambi si è rivelato determinamente.

Durante l’estenuante prova sanremese, hai mai pensato di abbandonare per la fatica?
Si, sabato è stata una giornata estremamente afosa e io non amo già di mio il caldo. Le alte temperatura mi hanno chiuso lo stomaco e non riuscendo più ad alimentarmi, sono arrivato al check-point di Ovada al km 123, completamente sfinito. Ho dovuto fermarmi più di un'ora finché mi passasse la nausea e potessi riprendere a mangiare e quindi a correre. In quel momento, ho capito che la classifica era persa, ormai contava solo arrivare a toccare il mare di San Remo.

Hai incontrato problemi fisici E psicologici durante la prova? 
Sicuramente il caldo durante la prima giornata e un dolore alla coscia sinistra, che mi ha costretto a prendere alcuni antidolorifici per completare la gara, sono state le mie più grandi preoccuazioni. Il Team al seguito serve anche a questo: parlarti e sostenerti quando serve, così da farti rimanere razionale e centrato sull'obiettivo finale, che resta quello di arrivare a Sanremo in massimo 48 ore.

Avevi previsto una così buona posizione?
Al via c'erano 54 atleti di 18 nazioni differenti. Non tutti possono iscriversi, poiché l'organizzazione valuta il tuo curriculum personale prima di accettare l'iscrizione. Tenuto conto del livello dei concorrenti presenti, sono contento, anche se con maggiore esperienza sull'asfalto, sono sicuro di poter fare meglio.

L’anno prossimo vi tornerai cercando di migliorare la posizione?
L'Ultramaratona toglie molto tempo alle persone che ami. Negli ultimi anni ho capito che non esiste solo la corsa e i momenti che perdi per stare con loro non tornano più indietro. Vedremo. Per ora mi godo il 18. posto conquistato quest'anno.

Chi sono stati i primi 3 classificati?
Il russo Ivan Zaborskiy ha chiuso al primo posto, in 29h46' (nuovo record della gara), seguito dal portoghese Joao Oliveira Portogallo (31h07') e dall'italiano Moreno Nadal (41h08'). E tenendo conto dei loro tempi, posso tranquillamente affermare che i primi due classificati provengono da un altro pianeta.

A livello psico-fisico com’è stato il post-gara?
Ho ripreso a lavorare come sempre, alla fine l'Ultramaratona resta un hobby. Mi rimane un ricordo bellissimo, poiché mai mi ero spinto ad un tale livello di irrazionale sofferenza. Ho capito che in questo sport, l'allenamento e l'alimentazione contano molto, ma l'80% lo decide la testa. Chi non è disposto a soffrire oltre le umane possibilità, rientra a casa senza aver completato l'opera.

Roberto Quadri

Redazione | 4 mag 2018 08:19

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