Raffaele Scolari - Scuola al Burio: un esempio di logica del vecchio e del nuovo
Raffaele Scolari - Scuola al Burio: un esempio di logica del vecchio e del nuovo
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Le recenti notizie e le polemiche circa la presenza di amianto nell’edificio delle Scuole comunali di Gordola non devono distrarre l’attenzione dalla vera posta in gioco. Preliminarmente occorre far presente che questo materiale altamente pericoloso per la salute è potenzialmente presente in tutte le costruzioni realizzate prima del 1990, del pari che, finché è inglobato in altri materiali, non costituisce una minaccia. Lo diventa al momento in cui vengono effettuati lavori di ristrutturazione oppure di demolizione sostanziali. A tale scopo, l’ordinanza sui lavori di costruzione (OLCostr art. 60a) fissa tutta una serie di regole da seguire scrupolosamente.

Visto che, sia in caso di ristrutturazione che di demolizione, non vi sono ragioni per dubitare che dette prescrizioni verranno rispettate, mi sembra necessario porre al centro della riflessione e del dibattito quello che è il quesito di fondo: meglio un edificio nuovo oppure la ristrutturazione di quello esistente? Solitamente la decisione viene fatta dipendere dal valore storico e culturale delle costruzioni. Ove si tratti di edifici antichi si tende a optare per la conservazione e quindi per il restauro. Ma ovviamente non sempre; questo per la semplice ragione che non tutto ciò che è antico, per il solo fatto di avere una lunga storia, merita di essere conservato. Per gli edifici realizzati in epoca recente o relativamente recente, il discorso è per molti aspetti diverso, ma anche qui il valore culturale e sociale della sostanza edificata deve essere esaminato attentamente. Infatti, capovolgendo l’assunto appena esposto, non tutto ciò che è recente, per il solo fatto di non avere una lunga storia, può e deve essere tranquillamente abbattuto. Diversamente si indulge al principio, che peraltro sempre più si rivela nocivo, dell’usa e getta.

L’edificio che ospita le scuole comunali di Gordola venne ultimato nel 1971 sulla scorta del progetto elaborato dall’arch. Jäggli, una delle figure più importanti dell’architettura ticinese e svizzera della seconda metà del Novecento. Il periodo di gestazione politica fu assai lungo e dovette superare molti ostacoli, fra cui, agli inizi degli anni Sessanta, la bocciatura a stretta maggioranza del legislativo comunale in votazione finale, dopo che le singole voci del progetto erano state approvate con voto quasi unanime. Oltre che costituire un importante pezzo della storia recente del comune, il manufatto si caratterizza per molte soluzioni originali e innovative, con molti spazi comuni interni ed esterni, la cui funzione educativa è ancora oggi senz’altro valida. Essendo situato a ridosso del vecchio nucleo, sullo stesso asse della Chiesa parrocchiale e della Casa di riposo Solarium, esso assume il non trascurabile ruolo di luogo di aggregazione e di conoscenza della realtà locale passata e presente. Per la scuola, per la formazione e la crescita degli alunni, infatti, importante è non solo la conformazione del contenitore in cui vengono dispensate conoscenze, bensì anche il contesto territoriale in cui lo stesso è ubicato. A prescindere dai tempi (sicuramente piuttosto lunghi) che la realizzazione di un nuovo edificio richiederebbe, nessuna delle due ubicazioni proposte da chi si oppone al progetto di ristrutturazione presenta i pregi sopra elencati.

C’è poi l’immancabile balletto delle cifre: come quasi sempre in occasione di progetti controversi, anche nel caso in esame grande risalto è stato dato ai costi, in particolare al fatto che la ristrutturazione comporterebbe una spesa sostanzialmente analoga a quella necessaria per la costruzione ex novo. Se ristrutturare costa così tanto, questo il ragionamento di fondo, tanto vale costruire una scuola nuova. Due sono qui gli assunti, entrambi errati: primo, che il rinnovo ha senso solo se costa molto meno del nuovo; secondo, che il nuovo è comunque sempre migliore del rinnovato. Per contro, in architettura molti sono gli esempi di manufatti, non solo antichi, ma anche risalenti al Movimento modernista, che sono stati ristrutturati nonostante i costi elevati, proprio perché degli stessi si è riconosciuto l’importante valore culturale, sociale, educativo e civico.

Da ultimo è opportuno osservare che la realizzazione di un nuovo edificio comporterebbe un oggettivo impoverimento del Comune. Questo perché la vendita della superfice utile per la costruzione del fondo al Burio, considerato che grosso modo la metà del ricavato verrebbe assorbito dai costi di demolizione del manufatto e di rinaturazione del letto del torrente a suo tempo interrato, compenserebbe solo in parte la nuova spesa, e poi perché dei due sedimi attualmente di proprietà comunale (quello della scuola esistente e quello alla Monda) ne rimarrebbe solo uno.

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