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Luca Campana - Cyberbulli da arginare a scuola

Tema quello della connessione mobile attuale più che mai sia nella scuola che in politica, tanto da dover farci interrogare sul come abbiamo fatto noi neogenitori (ironico) a non aver potuto durante tutto il percorso delle scuole obbligatorie fare a meno di apparecchi connessi in rete tra una moltitudine quasi infinita di informazioni e possibilità social.
Purtroppo, il cybercrime avanza in tutto il mondo, gli illeciti a livello globale sono aumentati del 38% nel 2018 e quello delle denunce a tutela dei propri figli non sono da meno e incrementati anch'essi negli ultimi 10 anni (OMS), con difficili perseguibilità nel crimine, tenendo sempre a conto certe remore famigliari a mantenere una sfera privata, non comunicando a chi di dovere tutti i comportamenti.
Se il bullismo si debella dall'interno del gruppo sfruttando tutte le potenzialità che un insieme guidato di soggetti può offrire, più difficile è la rappresentazione mentale complessiva del problema. Capita di apprendere dai social che una fanciulla si toglie la vita per materiale intimo pubblicato in rete, il problema sembra essere lontano ed appartenente ad un'altra società, ma da quello che appare dai discorsi di genitori nel mio quartiere il problema è purtroppo attuale anche alle nostre latitudini e aggressivo quale una belva di silicio china a sferrare un tecno-digitale morso.
Per voler aiutare i giovani serve maggiore attenzione e sensibilizzazione mirata anche a scuola; interventi in classe che favoriscano sempre un dialogo in cerchio discutendo con il maestro del problema reale, problema che se subito può provocare problematiche serie per anni, in certi casi si possono accompagnare per tutta la vita.

Un fenomeno avulso, uno scherno verso il soggetto coinvolto, depauperante della propria personalità e autostima.
I ragazzi hanno sotto gli occhi tutti i giorni modelli comportamentali negativi ispirati a fatti quotidiani e della televisione, diciamocelo senza remore, si accompagnano a rapporti comunicativi sempre più stretti (un paradosso dei nostri giorni) che pur avendo il mondo a portata di mano con un apparecchio, si trova sempre più isolato e con famiglia in molti casi sempre più disunita.

Il mezzo di trasmissione del messaggio è inesauribile e spesso alienante. Un video girato con il telefonino in classe che riprende un alunno vittima delle angherie dei propri compagni ne è un classico esempio. L’escalation è rapida. Un filmato estero di qualche giorno fa "raccontava" di un ragazzo che sbraitava contro un prof. intimandolo di modificare il cinque in sei, non contento, lo obbliga a mettersi genuflesso ai suoi piedi.
Un altro, vedeva come protagonista un giovane aspettato fuori da scuola da un gruppetto che dopo qualche insulto ha provveduto dopo averlo spintonato a terra e a "riempirlo" di calci, mentre i passanti intenti a ridere e altri compagni a filmare la scena, postata poco dopo sui social, si è rimbalzata ovunque finendo anche su quello dei docenti stessi della scuola.

Aumenta il numero di studenti che aggrediscono e si prendono gioco dei loro docenti. Anche da noi. . Serve un'educazione della persona, il telefonino o il tablet a scuola non è un male se rimane "disabilitato". Anzi, sarebbe quasi un bene.

Ospiti Blog | 12 feb 2020 08:06

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