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Tiziano Galeazzi - Accordi OCSE, verso una finanza mondiale tripolare

Il Consiglio Federale, senza quasi più ostacoli, oramai avanza al galoppo sul dossier degli accordi OCSE per lo scambio d’informazioni fiscali. Eravamo rimasti non troppo tempo fa ad una posizione molto più prudente e attendista sul fatto che se non avessero accettato e firmato tutti i Paesi (con piazze finanziarie importanti) pure noi non avremmo aderito per primi. Era il classico “fumo negli occhi” che oramai ne siamo abituati e nauseati da Berna. Non credo nemmeno che in autunno di quest’anno il Parlamento (ultima barriera difensiva su cui contare) riuscirà a bloccare questa firma e tanto meno di trovare un partito in Svizzera che lanci un referendum.

Nella Capitale non si rendono conto di come gli operatori di settore siano, ogni giorno, sollecitati e minacciati da parte della clientela. Ogni santo giorno vi sono roventi chiamate e visite di clienti “arrabbiati” con il sistema unilaterale intrapreso dalla politica e da più banche, cioè costringere clienti che per decenni hanno alimentato i nostri istituti di credito, a regolarsi autodenunciandosi. Non dimentichiamo poi i problemi che molti consulenti bancari avranno con gli USA e la trasmissione dei loro nomi con quelli dei clienti.

Tutto questo giustificato da presunti accordi che nemmeno sono ancora in vigore totalmente e per la famosa e mai abbandonata “weissgeld strategie” fiore all’occhiello di una strategia masochista in salsa elvetica.

Mentre il settore in questione è in netto subbuglio anche dalle notizie a dir poco “preoccupanti” riguardanti la seconda banca svizzera nei confronti della giustizia USA (non trovo niente di cui rallegrarsi, visto che poi passeranno centinaia di altri istituti svizzeri alla cassa americana e più tardi in quelle dell’UE) il Consiglio Federale, senza più freni, corre avanti per essere ancora una volta desideroso di appartenere alla categoria degli “scolaretti primi della classe” nel mostrare la nostra capacità evolutiva in questo campo. Credono che i nostri avversari economici, che ci stanno facendo la guerra da anni, (specie le piazze anglosassoni) ci riconoscano qualche premio alla volontà della massima trasparenza. Mentre nella realtà se la ridono sotto i classici “baffi” e si fregano le mani per il futuro bottino e controllo finanziario globale.

Ad oggi noi svizzeri stiamo accelerando come se avessimo perfino fretta di autodistruggerci, mentre non abbiamo ancora sentito nulla in merito alla buona volontà dalle piazze finanziarie londinese e americane e/o dagli Stati come il Delaware, la Florida o il Texas quali esempi per società di sede.

Che conclusioni trarre? Oramai sono sotto gli occhi di tutti. In questo Nuovo Ordine Mondiale finanziario la Svizzera non ha più alcun diritto ad avere una piazza finanziaria forte, competente ed evoluta, e cosi l’Europa continentale. Tutto questo è stato deciso probabilmente a tavolino anni fa da qualche parte nel Mondo.

In un futuro non troppo lontano si avranno tre poli finanziari mondiali. Uno di stampo anglosassone, uno mediorientale e uno cino-russo. “Tre placche tettoniche” che faranno scintille ogni qual volta si scontreranno per controllare il flusso mondiale del denaro e in queste manovre, state pur certi, che la Svizzera come l’Europa non ne faranno di certo parte.

Tiziano Galeazzi, Coordinatore Swiss Respect Ticino e GR

Redazione | 27 mag 2014 11:08

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