“Lascio una famiglia, ma ho la sfida nel dna”
Matteo Pelli lascia la direzione di Radio3i e Teleticino per ritornare alla Rsi: “Vedo un servizio pubblico che sappia osare”
di Filippo Suessli
“Lascio una famiglia, ma ho la sfida nel dna”
Foto CdT/Gabriele Putzu

L’annuncio è di oggi: Matteo Pelli torna alla Rsi. La Ssr lo ha nominato a capo del Dipartimento Programmi e Immagine, ruolo vacante da pochi mesi, dopo le dimissioni di Milena Folletti. Un colpo di scena al pari di quando oltre otto anni fa, Pelli lasciò l’azienda di Comano per approdare alla direzione della radio di Melide, a cui ha affiancato la guida di Teleticino quattro anni fa. Anni che hanno portato le emittenti di Melide a conquistarsi uno spazio sempre più importante nel panorama mediatico ticinese e nel cuore del pubblico. Un addio difficile e meditato, ci racconta Matteo Pelli: “È difficilissimo. Ci siamo abbracciati quasi con tutti, abbiamo pianto. È inutile fare i duri, questa è la realtà. Ho perso molte notti a pensarci. Qui ho una famiglia vera dove abbiamo costruito delle situazioni straordinarie”.

Alla fine, però, hai scelto il cambiamento.
Come avevo cambiato la mia vita a 34 anni e molti mi avevano detto che ero pazzo a lasciare la Rsi. D’altronde amo la sfida, è nel mio dna. Il lavoro più difficile è dover lasciare un gruppo che amo.

Anche pubblicamente, in passato, avevi escluso un ritorno a Comano. Cosa ti ha fatto cambiare idea?
Torno perché di base c’è un cambio di progetto molto importante. Il direttore della SSR Gilles Marchand e il direttore della RSI Mario Timbal mi hanno fatto capire quali sono le loro nuove linee. Un progetto che mi ha entusiasmato, un progetto in cui al centro vedo la creatività e la gran voglia di fare. Un progetto in cui ci sono i punti cardinali dell’azienda e del servizio pubblico, ma con la possibilità di sorprendere.

Quindi ti ha convinto l’idea di una nuova Rsi?
Fino a 4 mesi fa, fino alla nomina di Timbal, ti avrei detto e ribadito che non sarei tornato alla Rsi. La visione di Marchand e Timbal, ma anche quella della Corsi, però mi hanno sorpreso. C’è grande voglia di freschezza.

Come sarà fare concorrenza a Teleticino e Radio3i?
Non credo che esista una concorrenza, anzi penso che su tante cose bisognerà cercare di avere dei progetti comuni. La parola concorrenza per me non esiste, esiste una parola che mi sembra più adatta: complicità. Poi, sinceramente, posso fare concorrenza a una radio e a una tv che ho nel cuore e a Sacha Dalcol che è un fratello? Non penso.

Un cambiamento sarà evidente, passare da una sessantina di collaboratori a un migliaio.
Considerando la mia memoria, per imparare tutti i nomi ci metterò cinque anni. Scherzi a parte, non penso ai grandi numeri, ma penso a quello che si può e si potrà fare. In RSI ci sono moltissime capacità e competenze, la sfida sarà potenziarle al massimo.

Quale pensi che sia la maggiore sfida nel tuo nuovo ruolo?
Penso che la sfida più grossa sia far passare un’idea di servizio pubblico dalla mattina alla sera, sapendo però osare. Fare sì che il servizio pubblico possa arrivare al cuore del pubblico. Essere a fianco di ogni ascoltatore e telespettatore che paga il canone e renderlo felice di pagarlo per le tv e radio pubbliche e private che il canone sostiene.

Cosa porterai alla Rsi della tua esperienza a Melide?
L’infarinatura dell’emittente privata mi è servita tantissimo. Mi sono confrontato con situazioni che nel pubblico non hai. Poi va detto che, con Sacha abbiamo sempre avuto un’idea chiara di portare il servizio pubblico anche nel privato, con un intrattenimento garbato e un’informazione sul territorio e nel territorio. Tanto che i dati d’ascolto dell’informazione di Teleticino sono molto importanti. Quest’esperienza di otto anni e mezzo è la più importate della mia vita.

E proverai a rubare il Guinness World Record a Radio3i?
(Ride). Bisogna guardare avanti, mai guardare indietro

Lavorerai a fianco del nuovo direttore della Rsi Mario Timbal, che rapporto hai con lui?
Ci conosciamo da quando siamo piccoli. In alcuni momenti della nostra vita ci siamo frequentati, in altri meno, perché la sua carriera lo ha portato in giro per il mondo. Mario è un manager che stimo tantissimo, è fresco e determinato. Devo dire che la sua determinazione è quella che mi ha convinto e abbiamo un progetto comune con la c maiuscola.

Tuo fratello da quest’anno dirige il Corriere del Ticino, tu arrivi ai vertici della Rsi. Controllerete una grossa fetta dei media cantonali.
È chiaro che la cosa farà discutere qualcuno, ci sarà chi dirà che sono le solite logiche di potere. Personalmente mi sento fuori dalle logiche di potere da sempre, sono fuori dai partiti, mi sento un uomo libero. Io lavoro con la creatività e mi piace lavorare per il gruppo. Mio fratello? Non penso che abbia un posto meritato, ma di più. Dire che controlleremo buona parte dei media è lontano dal mio tipo di pensiero. So che c’è chi lo penserà, io penso a lavorare.

Ti rivedremo in video alla RSI?
È l’ultima delle mie priorità, non vado per tornare in video, poi se ci sarà un evento particolare mai dire mai, ma il mio lavoro sarà un altro. Devo concentrarmi sul progetto che ha Mario Timbal, che non è quello di farmi fare il conduttore.

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