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"C’è un problema di fondo: capire in che direzione va la cultura oggi"

Al Morel gli spazi espositivi classici stravolti da Juice & Rispetta...

Olivier Rossel, Johannes Willi, Marcel Freymond, aka Juice&Rispetta. Scesi alle nostre latitudini in occasione del Festival delle palme tenutosi in quel di Lugano ed artefici dell’installazione allo spazio espositivo Morel, i tre dell'“Internet [email protected]” (ovvero la loro creazione) hanno messo in scena qualcosa di più di una canonica mostra: hanno voluto portare qualcosa che potremmo già definire post artistico, un’inclusione dove il confine tra galleristi e pubblico, tra opere statiche e visitatori passivi viene a cadere: Un po’ come gli internet café che da luogo di aggregazione aprivano (il passato è d’obbligo ormai) al world wide web, lo spartano trio che vive tra Zuri e Basilea ha creato una punto di accesso all’esposizione 3.0.

“C’è un problema di fondo: capire in che direzione va la cultura oggi. Esposizioni statiche, pesanti, ormai sono superate.”

Il collettivo spiega la loro visione sugli spazi espositivi classici, e della loro controparte aggregativa: “Come J&R non abbiamo un atelier, non andiamo ad esporre in musei. Ci spostiamo negli spazi messi a disposizione da privati che ci ospitano per la rassegna; per esempio qui in Ticino al Morel, oppure a Mexico City in una sala dataci da un medico locale.. Crediamo che questo tipo di spazi vadano intesi come complementari ai musei tradizionali, al vostro nuovo LAC per esempio: essi debbano essere visti come una opportunità culturale in più.. un’impronta caratteristica di ogni città. Da questi spazi, credeteci, un giorno uscirà qualcuno che andrà ad esporre al MoMa, al KunstMuseum, al LAC. ”

Location che sorgono e scompaiono un po’ ovunque, che devono convivere col vicinato e con i commerci del quartiere. Rossel ci spiega: “ Non ho una visione economica di questo tipo di attività, e non credo che sia il punto cardine di chi faccia esposizioni o dedichi spazi. Lo vedo come un investimento nel creare relazioni. Queste mostre, questi incontri sono molto di più di un pubblico che assorbe immagini e musica in uno scantinato.. E qui viene la parte difficile da spiegare a chi ti sta intorno,al negozietto, al ristorante, alle autorità, alla gente comune. In genere, a nord, il vicino che si lamenta si presenta in pijama, qua sembrerebbe delegare alle forze dell’ordine.. si vede che è un po’ una novità!”
Sorride.

“Una Lugano (intesa come popolazione ci tiene a specificare) trarrebbe giovamento nel cominciare a credere e concedere fiducia a queste realtà: si investe nell’economia, si investe nella scuola, si investe nelle banche, nelle infrastrutture, nella sicurezza. Questo è investire nei giovani, nelle idee nuove.. Ed in società come la nostra a corto di idee, questa è una ventata di freschezza!”

Marcel Freymond spiega che lo spostarsi di città in città ed eseguire installazioni non assorbe tutto il loro tempo: ognuno di loro ha lavoro, ha famiglia, l’andare ad esporre esula dal contesto lavorativo per andare in quello ricreativo: è dire ai conoscenti che si va in Ticino in vacanza per tre giorni, tornare e raccontare l’esperienza. Ci confida: tornerà volentieri nella «Sonnestube», quell’angolo di Svizzera così diverso.

Alla domanda se sia meglio esporre a nord od a sud delle alpi, la risposta viene all’unisono: 

“Il Sud è climaticamente più favorevole!”
Clichés che dopo tutto, se funzionano, va bene così.

“La più grande opportunità dell’arte è far discutere, far iniziare un dialogo.”
Dialogo su tolleranza, amore, cuore.

Maurizio P. Taiana

Redazione | 6 apr 2018 18:09

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