Ripartono i negoziati tra Madrid e la Catalogna
Rappresentanti del governo centrale e di quello regionale filoindipendentista si sono incontrati per la prima volta dall’inizio della pandemia. Madrid però non vuole sentire parlare di referendum sull’indipendenza
di Keystone-ATS/daco
Ripartono i negoziati tra Madrid e la Catalogna
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Tentativo di riavvicinamento tra Madrid e la Catalogna: il segnale è in arrivo da Barcellona, dove si sono incontrati prima il premier spagnolo Pedro Sánchez e il presidente regionale Pere Aragonès (un indipendentista moderato), poi delegazioni di entrambi i governi. Lo scoglio principale è quello di sempre: la parte catalana vuole strappare l’ok di Madrid a un referendum sull’indipendenza della Catalogna e all’amnistia per i secessionisti coinvolti in cause giudiziarie. Queste condizioni sono però respinte al mittente dal governo centrale, che, come ha detto Sánchez, vuole lavorare invece su aspetti come “il superamento della pandemia”, la “ripresa economica” e “gli aiuti europei”.

Molte parole di circostanza
Si parte da “posizioni molto distanti” e servirà “parlare a lungo”, ma la volontà del governo è raggiungere “soluzioni concordate” attraverso il “dialogo”, ha detto Sánchez dopo quasi due ore di riunione con il leader catalano. Il premier ha chiesto “tempo”, per poter negoziare “senza pause, ma anche senza scadenze”.
“Oggi è un giorno importante, un nuovo inizio”, ha dichiarato pochi minuti dopo Aragonès, pur riconoscendo che “la situazione è complessa” e che servirà “pazienza”. Il governo catalano punta a “risultati concreti” e per questo si dice disposto a “trattare”, ha aggiunto il presidente regionale, esponente di Esquerra Republicana (Erc).

Scelta dei delegati movimentata
Subito dopo la riunione tra i due presidenti è iniziato il vertice tra delegazioni dei due governi, il primo di questo tipo da febbraio 2020. A comporre le due squadre sono stati chiamati esponenti di governo del massimo livello: da un lato, la vicepremier Yolanda Díaz e tre ministri; dall’altro, gli assessori regionali Laura Vilagrà e Roger Torrent, anche loro di Erc. Proprio sulla composizione della delegazione, la vigilia dell’incontro è stata particolarmente movimentata sul fronte catalano: i soci di governo di Aragonès, gli indipendentisti di Junts per Catalunya, hanno chiesto di poter inserire persone che non fanno parte dell’esecutivo. Richiesta respinta dal numero uno regionale, che ha deciso di escludere l’altro braccio della coalizione. “Il tavolo dei negoziati con lo Stato dev’essere tra governi”, ha detto.

La pandemia, le elezioni regionali, poi l’indulto ai secessionisti
Dopo l’ultimo bilaterale tra delegazioni è arrivata la pandemia, ma non solo. A febbraio 2021 ci sono state nuove elezioni regionali in Catalogna, seguite da varie settimane di impasse tra le forze secessioniste prima del via libera a un nuovo esecutivo di coalizione. Poche settimane dopo, all’inizio dell’estate, è arrivata una svolta che non tutti ritenevano possibile, con l’indulto concesso da Madrid ai nove indipendentisti condannati al carcere dopo il tentativo secessionista del 2017.

Tensione resta
Da allora i segnali di apertura si sono alternati a momenti di tensione: ne sono prova le frizioni su un progetto per ampliare l’aeroporto di Barcellona con un investimento da 1,7 miliardi di euro, prima dato per sbloccato da entrambe le parti e poi messo in ghiaccio per la mancanza di un’intesa definitiva.

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