Pass Covid-19, dal 10 maggio parte la sperimentazione
Almeno 15 stati membri dell’UE, Italia inclusa, testeranno il certificato europeo, nella speranza di renderlo operativo fino da giugno. Restano però molti scogli da superare
di Keystone-ATS/MJ
Pass Covid-19, dal 10 maggio parte la sperimentazione
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La fase sperimentale tecnica del certificato europeo Covid-19 è ai blocchi di partenza. Il 10 maggio l’Italia ed un gruppo di almeno altri 14 Stati membri - tra cui Francia, Grecia, Olanda e Spagna - prenderanno parte ad un test senza dati, in attesa della piena operatività della piattaforma. Bruxelles punta a rendere il sistema operativo dal primo giugno, per permettere ai Paesi dell’area economica europea di collegarsi man mano, in attesa della conclusione dell’iter legislativo, previsto per fine giugno.

Ma già si profilano battaglie tra Consiglio e Parlamento europeo, in vista dei negoziati che prenderanno il via lunedì. Sono almeno un paio gli scogli che potrebbero rallentare la corsa del pass, pensato proprio per agevolare i viaggi estivi e dare ossigeno alle imprese turistiche. E il rischio di un patchwork con i Paesi ancora una volta in ordine sparso, ciascuno col proprio sistema, ed i turisti in preda all’incertezza, resta ancora dietro l’angolo.

Invito a collegarsi al sistema UE
In una lettera ai 27 il commissario a capo della Task force sui vaccini Thierry Breton ha incoraggiato le cancellerie a collegarsi il prima possibile al sistema Ue per risolvere eventuali complicazioni ed essere tutti pronti al via per inizio luglio. Roma ha già fatto sapere che si allaccerà nella seconda metà di giugno, mentre Parigi, L’Aja e Berlino saranno l’avanguardia. Ma il sistema del certificato digitale è stato disegnato anche per permettere una facile integrazione dei Paesi terzi: contatti sono in corso con gli Stati Uniti e presto potrebbero essere avviati anche col Regno Unito. Il commissario alla Giustizia Didier Reynders ne ha parlato con il collega americano Alejandro Mallorca e avanzano gli scambi a livello tecnico, che potrebbero portare frutti nelle prossime settimane.

Divergenze tra Parlamento e Stati
La vera incognita resta però il negoziato tra l’Eurocamera e gli Stati. Nella posizione approvata in plenaria, gli eurodeputati chiedono che i titolari del certificato vaccinale non siano soggetti a test, quarantena o autoisolamento, e nel caso in cui non ci sia stata immunizzazione - per evitare discriminazioni di carattere economico - i parlamentari europei pretendono che l’alternativa del test sia offerta gratuitamente. Oltre a spingere su una scadenza precisa per il provvedimento, ad un anno dall’entrata in vigore.

Al contrario, il Consiglio lascia mano libera ai governi, che a seconda della situazione epidemiologica potrebbero imporre test e quarantene anche a chi si è già vaccinato. In particolare Germania, Finlandia e Olanda hanno spinto affinché fosse previsto questo margine di flessibilità e non sembrano essere intenzionate a rinunciare. La porta appare chiusa anche sulla questione dei test gratis. E la Commissione europea non pare disposta a stanziare nuovi fondi oltre ai cento milioni già sborsati per i test rapidi.

Quanto alla scadenza (un problema sicuramente secondario rispetto agli altri due nodi), il Consiglio vorrebbe chiudere col provvedimento solo dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità avrà annunciato la fine della pandemia.

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