L’Italia si tinge di giallo, cosa cambia
Da lunedì 26 aprile la maggioranza delle regioni, incluse Lombardia e Piemonte, cambiano colore. Ma per i ticinesi cambia poco o nulla
di ls
L’Italia si tinge di giallo, cosa cambia
Foto Shutterstock

Nuovo cambio di colori nella vicina Penisola. Da oggi, lunedì 26 aprile, quasi tutte le regioni sono in area gialla, ad eccezione della Sardegna (in zona rossa) e cinque regioni in zona arancione (Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Valle d’Aosta). Il nuovo decreto, che fissa il calendario delle riaperture, sarà in vigore fino al 31 luglio.

Gli spostamenti
Con le nuove disposizioni è di nuovo possibile spostarsi tra regioni gialle, mentre gli spostamenti tra regioni arancioni e rosse sono consentiti solo per lavoro, salute e urgenza con autocertificazione. Novità del nuovo decreto è che sono consentiti anche gli spostamenti per turismo tra regioni arancioni, ma solo per chi è in possesso della certificazione verde, un documento che attesta di essersi sottoposti al vaccino, di essere guarito oppure di aver fatto un tampone nelle precedenti 48 ore, con risultato negativo. Per il resto rimane ancora in vigore il divieto di uscire di casa tra le 22 e le 5 indipendentemente dai colori.

Cosa cambia nelle zone gialle
Nelle zone gialle è di nuovo possibile recarsi nei musei, visitare mostre e andare nei cinema, teatri e sale da concerto (con posti a sedere assegnati e con una capienza massima del 50%). Il numero massimo di spettatori è di 1000 all’aperto e 500 al coperto. Le stesse regole valgono per gli eventi sportivi, dove però la capienza massima di stadi o palazzetti è del 25%. Come in Svizzera bar e ristoranti potranno aprire per pranzo e cena, ma potranno ospitare clienti soltanto all’aperto (dal 1° giugno è prevista l’apertura al chiuso, dalle ore 5 alle 18). I negozi invece sono tutti aperti, ma i centri commerciali restano chiusi il sabato e la domenica.

Posso recarmi in Italia dalla Svizzera?
Per i ticinesi cambia poco o nulla con il nuovo decreto Covid. Dal 19 aprile chi entra in Italia senza un motivo di assoluta urgenza o necessità non dovrà più effettuare una quarantena obbligatoria di 5 giorni. Resta tuttavia necessario sottoporsi al tampone (test molecolare o antigenico) nelle 48 ore precedenti l’ingresso nel paese. Questo almeno fino al 30 aprile. Il tampone non è invece necessario per chi si reca per comprovate esigenze di lavoro, salute o assoluta urgenza per un periodo inferiore a 120 ore o per chi transita (da un paese all’altro, ma non rientrando nello stesso paese), con il proprio veicolo privato per un periodo non superiore a 36 ore. Eccezioni sono inoltre previste per i lavoratori frontalieri e gli studenti che non devono sottoporsi al tampone.

Presto una zona franca al confine?
Per far ripartire l’economia al confine con il Ticino, è al vaglio del Parlamento italiano la proposta di creare una sorta di “zona franca” di 40 km (20 km d’Italia, 20 di Svizzera) per consentire gli spostamenti. “È oltremodo penalizzante chiedere ai residenti in Canton Ticino in prossimità delle dogane di sottoporsi a quarantena e tampone per venire in Italia”, ha sottolineato il deputato varesino Matteo Bianchi (Lega), che ha presentato la proposta. “Vuol dire uccidere totalmente l’interazione economica e sociale, separata dal confine lieve a cui eravamo abituati”. La Camera dei deputati dovrebbe esprimersi sulla proposta nella sua seduta di martedì 27 aprile. Anche il sindaco di Lavena Ponte Tresa e presidente dell’Associazione nazionale dei comuni di frontiera Massimo Mastromarino, con una lettera inviata negli scorsi giorni al premier Draghi e ai ministeri coinvolti nella questione, ha chiesto di consentire l’ingresso a coloro che risiedono nel territorio svizzero con il passaggio in zona gialla della Lombardia.

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