Covid, com’è la situazione in Cina?
Tutto è partito dal gigante asiatico e in particolare dalla città di Wuhan. Ma come si sta gestendo la pandemia là dove tutto è cominciato?
di Teleticino/MJ
Covid, com’è la situazione in Cina?

Mentre in Occidente i contagi aumentano continuamente, della Cina non si sente quasi più parlare. Mentre tutto il mondo fatica a reggere l’impatto della pandemia, con perdite stimate per 15mila miliardi di dollari a causa del coronavirus. a livello economico, la Cina dà segnali importanti di ripresa: le esportazioni volano (+10,4% nel 2020, si stima), trainate da materiale sanitario ed elettromedicale di cui tutto il mondo ha bisogno. E anche la popolazione sembra vivere in una sorta di nuova normalità: la mascherina è obbligatoria solo in pochi casi, ma in generale la popolazione sembra indossarla comunque. Dietro tutto questo, misure severe verso l’esterno e una massiccia campagna di test da parte del Governo, che sembra riuscire ad identificare in fretta i contagi. Tutto questo però mentre Pechino però continua a rifiutare un’inchiesta indipendente sulle fasi iniziali della pandemia.

Per saperne di più sulla situazione del gigante asiatico, Teleticino ha intervistato Mirko Audemars, titolare di Audemars SA, un’azienda ticinese di eccellenza nell’ambito della microtecnologia e dei microcomponenti che lavora a stretto contatto con la Cina.

“Non c’è preoccupazione per una seconda ondata”
Com’è la situazione in Cina, dalle sue informazioni? “Al contrario del resto del mondo che deve ancora pensare a una seconda ondata, quello che sentiamo dalla Cina è che non c’è preoccupazione per una seconda ondata. Questo nasce sia dall’esperienza già fatta in passato con la Sars sia dal fatto che portare la mascherina per loro è un difendere gli altri, quindi ne sono abituati. Tutti questi aspetti assieme hanno reso l’impegno attuabile ed è per questo che si sente non hanno paura della seconda ondata”.

Cosa fare per entrare in Cina? Si può fare?
Ma se lei volesse andare fisicamente in Cina nelle prossime settimane, lo può fare? Attraverso che iter? “Prima di tutto devo iscrivermi e richiedere un permesso di lavoro. Oggi è molto difficile chiedere questo permesso ma in ogni caso mi farei due settimane di quarantena in albergo deciso dal governo, con tamponi regolari nell’arco di questi 14 giorni”.

Quali altre misure?
La Cina non ha paura di una seconda ondata: ma è solo dovuto a una mascherina e alla sensibilità o anche altre misure che da noi non sono state adottate? “La mascherina è sicuramente un aiuto, ma ci sono chiaramente aspetti di forte controllo da parte del Governo ma anche l’introduzione di un abitudine nella quale la gente dice ‘è un piccolo sforzo per noi per poter continuare ad andare avanti’, e per questo la misura è stata accolta bene. Anche il fatto che la Cina resti chiusa all’esterno, con la quarantena obbligatoria all’ingresso, blocca per forza tutte le interferenze esterne”.

Chi lascia la Cina
Ci sono alcune multinazionali importanti, che avevano messo la Cina al centro delle loro catene di produzione, che stanno pensando di lasciare il paese. Lei ha mai pensato di lasciare la Cina? “No, quello no. Sicuramente abbiamo investito in una seconda location in Asia ma questo già prima, e come già detto questo ci ha aiutato in questo periodo di pandemia. Il fatto che comunque la Cina sia un paese abbastanza controllato a livello di Governo lo rende un paese stabile. Posso sicuramente dire che aziende come le nostre hanno ricevuto ingenti aiuti finanziari dal Governo e questi aiuti andranno avanti fino alla fine dell’anno. Per cui no, al momento non è nei nostri pensieri andare via dalla Cina”.

Loading the player...
  • 1