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Nuova Zelanda, il killer ha usato 5 armi

Il massacro in diretta streaming per 17 minuti, come fosse un videogioco. I quattro fermati non avevano precedenti penali

Una strage in diretta streaming su Facebook: 17 minuti di spari e morte, ripresi in soggettiva dal killer come in un videogioco. È questa dimensione digitale, oltre ovviamente al massacro, l'aspetto che più colpisce nell'attentato a due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda, messo a segno nel giorno della preghiera islamica da un estremista di destra australiano.

Quarantanove i fedeli che hanno perso la vita, tra cui una bimba di 5 anni, 48 i feriti, quattro gli arrestati. Tra loro l'attentatore, domani già atteso davanti a un giudice. Sono i numeri di una strage 2.0, in cui all'orrore del sangue si unisce quello della sua visione in rete in tempo reale.

Una storia nera che su internet ha vissuto anche la sua gestazione: su un forum online, Brenton Tarrant - il terrorista di 28 anni che ha aperto il fuoco - aveva annunciato in anticipo, già da mesi, il suo progetto omicida. Ci lavorava da due anni. Sul web aveva pubblicato il suo personale manifesto ideologico, 74 pagine in cui si mescolano teorie sulla "sostituzione etnica" da parte islamica e tirate contro gli "invasori", inni al fascismo, a Trump, alla Cina e alla sua "fonte d'ispirazione": Anders Behring Breivik, il terrorista islamofobo norvegese che nel luglio 2011 uccise 77 persone con un attacco fra Oslo e l'isola di Utoya.

Ma nel pantheon personale di Tarrant c'è anche l'italiano Luca Traini, l'estremista di destra autore dell'attacco dell'anno scorso contro i migranti a Macerata. E ci sono gli eroi storici delle guerre contro i musulmani, da Poitiers a Lepanto: il re franco Carlo Martello, il doge Sebastiano Venier, l'ammiraglio veneziano Marco Antonio Bragadin scuoiato vivo dai musulmani. Tutti nomi scritti con il pennarello bianco sui due mitra imbracciati dall'uomo per la sua carneficina.

Le armi appaiono in primo piano nel video girato da Tarrant con una telecamera fissata sull'elmetto militare: immagini che sembrano quelle di un videogame sparatutto stile 'Doom' o 'Call of Duty'. Solo che sullo schermo non ci sono bit e computer grafica ma uomini privati della loro vita in diretta. La maggior parte delle morti si compie in meno di tre minuti, nella prima moschea di Hagley Park: 41 i corpi inanimati lasciati sul terreno. Altri sette saranno abbattuti in una seconda moschea, a Linwood, e una vittima morirà in ospedale, dove i medici si affannano per operare i 48 feriti, molti dei quali gravissimi.

Tante le storie che si intrecciano in questa vicenda, nelle testimonianze dei sopravvissuti. C'è chi si è salvato lanciandosi attraverso una finestra, chi si è nascosto sotto una panca. E poi c'è un eroe di cui ancora non si conosce il nome: un giovane fedele, forse il custode, che a mani nude è riuscito a disarmare l'attentatore, poi arrestato dalla polizia insieme a tre presunti complici, due uomini e una donna.

I 4 fermati non avevano precedenti penali: una persona già rilasciata

Nessuna delle quattro persone fermate risulta avere precedenti penali o è stata segnalata nella 'lista nera' in Nuova Zelanda o in Australia. Lo ha detto in conferenza stampa la prima ministra neozelandese Jacinda Ardern, confermando che una persona di nazionalità australiana è accusata di omicidio e comparirà in tribunale nelle prossime ore e che non era nota alle autorità per violenze legate a movimenti di estrema destra. Le indagini sono in corso per stabilire il coinvolgimento di altri due arrestati, mentre una quarta persona fermata è stata già rilasciata.

Arder ha inoltre affermato che il killer di Christchurch ha utilizzato cinque armi nell'attacco, compreso un fucile semiautomatico e pistole. Il terrorista era in possesso di una licenza per il possesso di armi.

Keystone-ATS-Red | 15 mar 2019 22:29

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