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Lo sfregio alla statua di Montanelli l'apologia dell'ipocrisia partitica

I responsabili dei vandalismi contro "il signore del giornalismo" italiano la dimostrazione di un giustizialismo a due velocità

Stanno facendo discutere in questi giorni i vandalismi ai danni della statua dedicata a Indro Montanelli, la quale è stata ricoperta di vernice rosa in occasione della festa della donna da parte del collettivo "Non una di meno". Secondo il collettivo femminista, l'azione non è da considerarsi un atto di vandalismo bensì una "doverosa azione di riscatto" verso un uomo accusato di aver comprato, durante la sua esperienza coloniale in Eritrea, una giovane 12enne. Una storia che Montanelli non ha mai rinnegato, neanche negli ultimi anni della sua vita. Una storia per la quale, seppur riconoscendo la grandezza del giornalista, non è assolutamente difendibile, anzi. Questo sia chiaro. Ed è giusto che ci sia chi ancora oggi lo ricordi e lo condanni.

L'azione è stata celebrata da molti media, tendenti alla sinistra. Anche in Ticino un portale vicino a quell'area politica ha dedicato un articolo sostenendo "che la lotta femminista colpisca simboli di prevaricazione maschile come Montanelli è sacrosanto. La storia non è un sufficiente paravento per trovare scuse. (...) Dipingere di rosa Montanelli è giusto, perché proprio da lui in fondo, uomo di profonda cultura, ci si sarebbe aspettato qualcosa di diverso, un guizzo di differenza, quella differenza che nei tempi del fascismo, lui stesso fascista, gli aveva fatto dire la famosa frase . “il razzismo è roba da biondi”, intendendo i tedeschi".

Lo stesso portale che ha criticato apertamente chi non voleva la presenza di Roman Polanski al Festival di Locarno, o la partecipazione di Daniel Cohn-Bendit a Monte Verità. O che recentemente ha celebrato i film di Charlie Chaplin, che ha avuto diverse relazioni con minorenni, alcune culminate con la gravidanza di queste giovani ragazze, e i libri di Lewis Carroll, autore di Alice nel Paese delle Meraviglie e anch'egli accusato di pedofilia.

In realtà, purtroppo, la lista di personaggi che hanno segnato la storia del secolo scorso che si sono macchiate di comportamenti decisamente discutibili nei confronti delle donne è immensa. Una lista che davvero fa mettere in discussione la fiducia verso l'umanità, specie quella dotata di genitali maschili. Il problema è quando il giustizialismo prende una deriva politica. Se Montanelli fosse stato di sinistra e avesse scritto per Repubblica, la sua statua sarebbe stata imbrattata? Il sospetto rimane, soprattutto a fronte delle dichiarazioni di chi oggi fa finta di non ricordarsi, ma tempo fa giustificava Polanski sostenendo che bisogna separare l'uomo dall'artista, e che quelli di Cohn-Bendit in fondo erano altri tempi.

E' vero, le battaglie sui diritti civili sono spesso condotte dalla sinistra, con alcuni esponenti di destra che a volte rimangono su posizioni a dir poco spiazzanti, per non dire retrograde. E, tanto per chiarire, questi ultimi sono gli stessi che magari oggi difendono Montanelli ma in passato inoltravano interrogazioni parlamentari al Cantone contro i personaggi tendenti alla sinistra con controversie personali. Per la serie: l'ottusità sa essere bipartisan e ci riesce benissimo.

Questo tuttavia non giustifica, in NESSUN CASO, un giustizialismo a due velocità dove, a seconda dell'ideologia politica di un personaggio, si adotta un metro diverso e si permettono atti di vandalismo. Perché quello di venerdì scorso è stato semplicemente un atto di vandalismo, che di certo non ha portato nulla di costruttivo sulla questione donne.

Quello politico è un livello che i veri sostenitori dei diritti delle donne, o di altre cause come i diritti degli omosessuali, devono cercare assolutamente di evitare. Perché sono battaglie che la società civile ha bisogno condurre insieme e unita, da sinistra a destra, mentre questi gesti con un chiaro retrogusto partitico, soprattutto in un momento dove la destra predomina nei governi di molti paesi, rischiano invece di spaccare l'opinione pubblica, ritardando ancora il momento in cui le donne non saranno più discriminate sul lavoro o nella sfera privata. Quella discriminazione che non vogliamo più vedere compiere a nessun uomo, famoso o meno che sia.

Mattia Sacchi

 

 

 

 

 

 

Redazione | 11 mar 2019 18:30

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