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Juncker attacca Salvini: "Va fermato alle elezioni"

Il presidente della Commissione Europea: "Abbiamo già Orban, è abbastanza"

"Non ho problemi col presidente del Consiglio, il mio buon amico Giuseppe, ma ogni tanto rimango allibito da questa retorica che parte della coalizione di maggioranza e che almeno uno dei due vicepremier lancia contro Bruxelles. Questo non aiuta, non è saggio".

Nel giorno del suo ultimo discorso sullo Stato dell'Unione, Jean-Claude Juncker attacca i "nazionalismi malsani", un "veleno che schiaccia" il progetto europeo, e in un'intervista ad un gruppo ristretto di testate, tra cui l'ANSA, punta il dito contro Matteo Salvini, prima evocandolo, poi indicandolo per nome.

"Salvini ha affermato che in campagna elettorale ogni volta che apro bocca, lui guadagna voti. Io non voglio essere utile a lui, ma all'Italia", scherza amaro Juncker, respingendo l'ipotesi dell'ingresso della Lega nel Ppe, in vista delle elezioni europee. "Abbiamo già Orban, è abbastanza", avverte.

I riflettori nell'Aula di Strasburgo, da cui Juncker ha lanciato le sue strategie per tentare di rafforzare l'Unione - da un' Alleanza con l'Africa ad una maxi Agenzia Frontex, con 10mila unità per far fronte alle sfide migratorie - si sono appena spenti.

E da poco si è chiuso il voto con cui l'Europarlamento ha 'condannato' il sovranista Orban, per le violazioni dei valori dell'Ue, quando il presidente dell'esecutivo comunitario, (dopo aver confessato che se fosse stato un eurodeputato avrebbe votato anche lui il via libera per la procedura di infrazione sullo stato di diritto), racconta ai giornalisti della sua telefonata Giuseppe Conte.

"Ho parlato al telefono col premier italiano ieri sera, e gli ho spiegato ciò che avrei detto oggi". Perché "in Italia parti del suo governo temevano che avrei attaccato con forza l'esecutivo. Pensavano che avrei reagito nello stesso modo in cui parti del governo attaccano, quando si tratta della Commissione europea e del suo presidente" sorride amaro.

"Ho spiegato a Giuseppe cosa abbiamo fatto per l'Italia. Per quanto riguarda la migrazione, dal 2015 abbiamo inviato al Paese 882milioni di euro, ed abbiamo introdotto la flessibilità nell'interpretazione del Patto di stabilità, che ha permesso a Roma di spendere 18 miliardi in più rispetto al previsto. Abbiamo fatto tutto quanto potevamo. E anche per le infrastrutture abbiamo sostenuto l'Italia non so più con quanti miliardi e sforzi per migliorare la situazione.

Non è colpa della Commissione europea se crolla un ponte a Genova", allarga le braccia. Conte intanto da Roma fa saper di aver seguito con interesse il discorso di Juncker sullo Stato dell'Unione e avverte: "Il nostro impegno è volto a fare in modo che queste non restino solo parole ma si tramutino in azioni concrete. L'Europa oggi ha l'opportunità di voltare pagina".

Ma il chiodo fisso della Commissione è il "male" dei populismi, e - come già esortato nel suo discorso "l'Europa deve restare un continente di apertura e tolleranza, non sarà mai una fortezza in un mondo che soffre" - indica la necessità di fare una scelta di campo, tracciando una linea netta tra euroscettici e gli estremisti, l'estrema destra e i populisti di ogni colore.

"Agli euroscettici bisogna saper spiegare bene l'Europa - scandisce -. Io non me la prendo con loro, a volta persino io sono euroscettico. Ma non vanno confusi con la destra dura e pura che non ama l'Europa. Sono questi che vanno fermati alle elezioni".

Redazione | 12 set 2018 20:51

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