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L’abc della notte americana
Come funziona l’elezione del presidente degli Stati Uniti? Quali sono gli stati che decideranno l’elezione? Quando arriveranno i risultati?
di fsu

Nelle prossime ore chiuderanno i seggi negli Stati Uniti per le elezioni presidenziali, l’ultimo stato a farlo sarà l’Alaska alle sette di domani mattina ora svizzera. Che si ritenga o meno che, a decenni dalla fine della Guerra Fredda, il presidente degli Stati Uniti sia ancora o meno il “leader del Mondo libero”, si tratta dell’appuntamento elettorale che attira più interesse a livello globale. Per questo abbiamo preparato una breve guida per chi volesse seguire la notte elettorale a stelle e strisce, o per chi desidera svegliarsi domani mattina e saper leggere le ultime notizie senza finire disorientato dagli aspetti complicati del sistema elettorale americano.

L’abc della notte americana

Donald John Trump
Il 45esimo presidente degli Stati Uniti in carica è nato il 14 giugno del 1946 a New York e nella sua vita prima della politica è stato imprenditore e personaggio televisivo. Ha un bachelor in economia. Nel 2016 è stato eletto presidente per il Partito repubblicano vincendo contro la democratica Hillary Clinton.

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Joseph Robinette Biden Jr
Nato il 20 novembre del 1941 in Pennsylvania e poi trasferitosi nel Delaware, Joe Biden è laureato in legge. È stato senatore del Delaware per il Partito Democratico dal 1973 al 2009, quando è diventato 47esimo vicepresidente degli Stati Uniti con Barack Obama, carica che ha tenuto fino al 20 gennaio 2017, quando è arrivato Donald Trump alla Casa Bianca.

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Come funziona il voto americano
Quello statunitense è un sistema che funziona a collegi elettorali, quindi chi ha più elettori non per forza vincerà l’elezione. Questo è avvenuto quattro anni fa, con Hillary Clinton, che ha ricevuto più voti di Trump, e nel 2000 con Al Gore preferito dalla maggioranza degli elettori rispetto a George W. Bush. A essere determinanti sono i grandi elettori, assegnati da ogni stato in proporzione alla propria popolazione. Si va dai 55 della California ai 3 degli stati meno abitati. Tranne che per Washington D.C (che non ha membri del Congresso ma comunque 3 grandi elettori), il numero di grandi elettori corrisponde alla somma di senatori (2 per stato) e deputati (proporzionali alla popolazione). I grandi elettori sono scelti dalle convention dei due partiti, il loro voto però (solitamente) non appare sulla scheda, ma tecnicamente l’elettore sta votando per il proprio grande elettore e non direttamente per il presidente. A parte in Maine e in Nebraska, in quasi tutti gli altri stati il vincitore riceve tutti i grandi elettori anche se lo scarto è di una sola scheda. Quando i 538 grandi elettori sono nominati, chi ne ha 270 risulta eletto presidente. La cerimonia di voto dei grandi elettori si tiene in dicembre.

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Il dilemma: voto per corrispondenza
A causa della pandemia di Covid-19, negli Stati Uniti è aumentato in modo esponenziale il voto anticipato e quello per corrispondenza. Gli elettori hanno cercato di evitare la folla ai seggi nell’Election Day. Alcuni stati hanno addirittura già superato, con le sole buste arrivate per posta, l’affluenza totale del 2016. Si prevede che tra il 50 e il 70 percento degli elettori avrà votato per corrispondenza, nel 2016 era stato raggiunto solo il 23%. Questo però ha delle conseguenze e cambia l’usuale tempistica dei risultati: molti stati, infatti, prevedono di poterli dare questa notte, ma altri potrebbero metterci di più. Inoltre, circa 30 stati accetteranno anche schede di voto giunte dopo, basta che il timbro postale sia al più tardi del 3 novembre. Pensate che l’Ohio ammetterà le buste arrivate entro il 13 novembre, il North Carolina entro il 12. Va però detto che è usuale nelle presidenziali americane che lo scrutinio continui più a lungo e i risultati, anche se universalmente accettati, non siano ufficiali finché ogni stato non li certifica, a volte settimane dopo l’elezione.

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Gli “swing states”
Gli swing states, stati in bilico, sono quelli che tradizionalmente decidono le elezioni, perché difficilmente possono essere attribuiti a priori a democratici o repubblicani. A dipendenza degli osservatori, si parla di nove o dieci swing states. Tra questi spiccano Florida, Pennsylvania, Ohio, Georgia, Michigan, North Carolina, Arizona, Minnesota e Wisconsin. Ma quest’anno anche nel tradizionalmente repubblicano Texas, il margine sembra essere molto risicato. Due swing states potrebbero ritardare particolarmente l’ufficialità dei risultati: Pennsylvania e Michigan. Nel primo non si potrà, infatti, iniziare ad aprire le buste dei voti per corrispondenza prima del 3 novembre e molte contee hanno già annunciato che non inizieranno lo scrutinio prima del 4. In Michigan si prevede che il conteggio possa terminare il 6 novembre. Ma a metterci più del previsto potrebbe anche esserci la Georgia, uno degli stati più in bilico secondo in sondaggi, con Arizona, North Carolina, Florida e Texas. Solo quest’ultimo, attualmente, sembra propendere per Trump.

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Quando sapremo chi ha vinto?
Come detto, in molti stati i risultati ufficiali potranno arrivare solo dopo settimane, ma se in alcuni stati chiave saranno già assegnati, si potrebbero avere abbastanza informazioni per dichiarare un vincitore già nella notte o nella giornata di domani. Questo, però, sarà possibile se lo scarto sarà chiaro. Né democratici né repubblicani, infatti, sembrano intenzionati a concedere la vittoria anzitempo. Anche i media statunitensi presteranno più attenzione del solito nel comunicare le previsioni, anche perché i risultati del voto di persona potrebbero arrivare prima e questi potrebbero essere a favore di Trump, ma lo Stato potrebbe “cambiare bandiera” con lo scrutinio del voto per corrispondenza. In altri stati, invece, saranno subito forniti i risultati del voto per posta che potrebbe inizialmente mostrare una sproporzione di voti a favore di Biden. A complicare il puzzle di regole, infatti, vi sono stati che concedono l’apertura delle buste già prima dell’Election Day, aspettando la chiusura delle urne solo per il conteggio vero e proprio.

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Le ore della notte
Ma quali saranno le ore calde di questa notte elettorale? A mezzanotte ora svizzera chiuderanno i primi seggi, in Indiana e Kentucky, per esempio. All’una tocca alla Florida, stato conosciuto per contare velocemente i voti (tranne che nel 2000, ma il 2000 lo potete leggere sotto). Tra le due e le tre di notte ci si attende i risultati di altri stati importanti come North Carolina e Ohio. Dalle tre tocca, tra gli stati che contano, al Texas e al Michigan, ma anche alla Pennsylvania (abbiamo però capito cosa rischia di succedere in Pennsylvania). Tra le quattro e le sei se uno dei due candidati ha un vantaggio solido si potrebbe scoprire il nuovo presidente degli States: in queste ore arrivano i risultati di Arizona, Colorado, ma anche Nevada, Utah e Iowa. Dalle sei si chiude la partita negli stati dell’Ovest, California, Oregon e Hawaii. Obama è stato proclamato vincitore due volte a quest’ora, per Trump nel 2016, invece, s’è dovuto aspettare fino a oltre le 9 e mezza ora svizzera.

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I “coriandoli appesi” del 2000: George W. Bush vs Al Gore
Una delle elezioni più complicate in tempi recenti è stata quella del 2000, quando il governatore del Texas George W. Bush sfidava il vicepresidente Al Gore. Il margine risicato del risultato in Florida spinse la Corte suprema del Sunshine State (questo è il soprannome ufficiale dello stato) a ordinare il riconteggio manuale di circa 45mila schede che non indicavano in modo palese l’intenzione dell’elettore. Lo staff di Bush fece ricorso e la Corte suprema degli Stati Uniti ribaltò la decisione bloccando il riconteggio e offrendo, settimane dopo, la Florida e la presidenza al candidato repubblicano. Ma cosa successe? I problemi delle schede furono diversi e variegati. Ma il più evidente fu legato alle macchine per il voto usate in Florida, che non punzonarono bene le schede e nonostante l’incisione fosse visibile non tutto il pezzo di carta del foro si era staccato dalla scheda. Quelle schede furono chiamate “hanging chads”, coriandoli appesi. Vi fu da dire che quella fu praticamente una tempesta perfetta, difficilmente si potrebbe ripresentare una situazione simile.

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