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L’ombra della troika sul nuovo Governo italiano

Questo pericolo è stato evocato dall’ex Presidente del Consiglio, Mario Monti

L’ex Presidente del Consiglio italiano, il professor Mario Monti, è stato ieri il solo a evocare nel corso del dibattito al Senato il vero pericolo che incombe sul nuovo Governo presieduto da Giuseppe Conte: l’arrivo della troika, ossia il commissariamento dell’Italia da parte di Fondo Monetario Internazionale, Banca centrale europea e Unione europea. Questo pericolo è reale e questa è la sfida principale della nuova maggioranza di Governo.

L’impianto del Contratto sottoscritto da Lega e Movimento 5 Stelle si fonda sul rifiuto delle politiche di austerità e su una politica di rilancio della crescita ottenuta attraverso un aumento della spesa pubblica che permetta in seguito di avere quelle entrate fiscali indispensabili per ricominciare a ridurre il deficit pubblico e a tenere sotto controllo il debito pubblico. Per attuare questi propositi è inevitabile lo sforamento (almeno temporaneo) dei vincoli di bilancio sottoscritti con Bruxelles.

Ma il mancato rispetto di questi vincoli – è facile prevedere – cozzerà con il Nein dell’Unione europea, che a sua volta innescherà il calo dei corsi delle obbligazioni italiane e quindi il rialzo dei loro rendimenti, con il calo dei corsi dei titoli di banche stracolme di titoli di Stato e quindi con il forte calo della Borsa di Milano, con il più che probabile declassamento dell’Italia da parte delle agenzie di rating (questo declassamento potrebbe addirittura essere tale da impedire alla Bce di acquistare i titoli italiani) e infine con una grande campagna della stampa internazionale contro il primo Governo “populista” dell’Europa tesa ad ammonire gli elettori di tutto il Vecchio Continente a non seguirne le orme.

A molti quanto sta già nelle carte apparirà una "gufata" senza fondamento. Eppure è quanto succederà se il nuovo Governo perseguirà il progetto politico su cui è costruito. Infatti potrà al massimo scaglionare nel tempo i provvedimenti che intende attuare, ma non potrà dimenticarli e, dato che probabilmente i conti pubblici italiani sono peggiori di quelli ufficiali, ha e avrà uno scarso spazio di manovra anche perché Bruxelles sarà ben poca comprensiva nei confronti di un Governo "populista”"

Questo è indubbiamente lo scenario che si staglia all’orizzonte ed è anche quello che temono i mercati finanziari e la grande stampa internazionale legata alle élite globaliste. Ed è anche quanto pensava e pensa il ministro Paolo Savona, declassato da Mattarella da ministro delle finanze in pectore a ministro dei rapporti con l’Europa, che ha elaborato un ormai famoso piano B per evitare un commissariamento dell’Italia, simile a quello subito dalla Grecia, che comporta in cambio dell’aiuto finanziario la perdita della sovranità fiscale con il corollario di una tassazione massiccia e di tagli dei redditi per rientrare nei parametri di Maastricht. Ma andrà veramente così? Sarà questo lo sbocco inevitabile dell’operato del Governo Conte?

Non è affatto scontato. L’Europa sta vivendo una crisi esistenziale dovuta a una costruzione burocratica, a politiche subordinate ai grandi interessi economici e finanziari, ad una lontananza dai cittadini, a grandi divisioni tra aree floride che crescono a buoni ritmi e ad aree in grande difficoltà, a forti tensioni interne e alla sempre più diffusa consapevolezza che non è in grado di rinnovarsi, di rilanciarsi e di rispettare gli obiettivi che si era data.

Questa crisi dell’Europa è ancora più evidente e più acuta a livello internazionale a causa dell’aumento delle tensioni politiche e commerciale e soprattutto dopo l’insediamento della nuova amministrazione americana. Il Vecchio Continente è lacerato da spinte e controspinte, da interessi contrapposti e anche da numerosi Piani B molto più concreti di quelli del ministro Paolo Savona. E’ notizia pubblica che alcuni Paesi del Nord stiano proponendo di creare un percorso istituzionale per l’uscita dall’Unione monetaria.

E’ pure noto che Berlino di fronte all’attuale situazione di stallo del processo di integrazione europea stia accarezzando con sempre maggiore convinzione l’idea di un nucleo europeo politico e monetario costruito attorno alla Germania. Si può quindi anche ipotizzare che il nuovo Governo italiano possa diventare un fattore di accelerazione di un processo di ridefinizione dell’Europa. In altri termini, un fattore di destabilizzazione che costringe gli altri Paesi ad adottare scelte che vorrebbero rinviare all’infinito.

Se sarà così, sarà anche concesso maggiore spazio finanziario al Governo italiano, se invece prevarranno i custodi dell’ortodossia dell’austerità e di una politica subordinata ai grandi interessi economici e finanziari, come purtroppo è più probabile, l’Europa si trasformerà sempre più in un incubo e l’euro una camicia di forza dalla quale l’Italia dovrà tentare di liberarsi.

 

Redazione | 6 giu 2018 05:40

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