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L’Europa in campo per affossare la formazione del nuovo Governo italiano

I veti del Presidente Sergio Mattarella voluti da Bruxelles sono la vera causa delle trattative tra Lega e 5 Stelle

Il garante dell’Europa in Italia è la Presidenza della Repubblica. Come era già accaduto precedentemente con Giorgio Napolitano, il mite Sergio Mattarella sta tirando fuori le unghie per rassicurare Bruxelles che alla guida del Governo italiano non arrivino "i nuovi barbari" come li ha definiti il quotidiano "The Financial Times" nell’editoriale del 15 marzo.

La concreta possibilità che Lega e 5 Stelle potessero superare le loro divergenze e trovare quindi un accordo per formare un Governo ha fatto dimenticato l’apparente indifferenza con cui l’Europa seguiva la crisi italiana.

Infatti ai commenti critici dei giornali europei si è aggiunta la presa di posizione di Bruxelles, in cui veniva ribadito che l’Italia puo’ scegliere il Governo che vuole, ma questo Governo dovrà rispettare gli impegni di risanare i conti pubblici in base alla tabella di marcia concordata con la Commissione europea.

Ma c’è di piu’. I due partiti sono anche distanti dalla maggioranza europea sulle questioni di politica internazionale: non sono russofobi e sono contrari alle sanzione contro la Russia di Putin e sono molto critici sulla politica estera occidentale. Insomma sono estranei all’ortodossia dell’establishment europeo e non sorprende quindi che Bruxelles e Mario Draghi abbiano fatto scendere in campo Mattarella per evitare che si formi la prima coalizione di Governo fortemente euroscettica dell’Unione, che avrebbe indubbiamente costituito un elemento di novità e soprattutto "eversivo" per una costruzione europea dettata dall’alto, ossia dai grandi interessi economici e finanziari.

La scommessa del Presidente della Repubblica e di Bruxelles è molto rischiosa, poiché il ritorno alle urne porterebbe ad un notevole successo del partito di Matteo Salvini, che è certamente meno ondeggiante e piu’ critico del Movimento 5 Stelle nei confronti dell’Europa e non risolleverebbe i consensi dei partiti decisamente europeisti come il Partito democratico di Matteo Renzi e Forza Italia di un Silvio Berlusconi appena riabilitato.

Infatti se tra Movimento 5 Stelle e Lega permangono divergenze sul nome del Presidente del Consiglio e su alcuni punti del programma, lo scoglio vero è rappresentato dalla volontà di Mattarella di designare un premier ed un ministro delle finanze e dell’economia che rassicurino Bruxelles.

Questo equivale a dire che flat tax e reddito di cittadinanza, ossia i cavalli di battaglia dei due partiti, avrebbero dovuto essere riposti nel libro dei sogni. Di questo erano perfettamente consapevoli sia Matteo Salvini sia Luigi Di Maio, ma avevano preparato delle vie di uscita che hanno sicuramente terrorizzato i dirigenti europei. Ambedue hanno sempre sostenute che le regole europee dovessero essere rinegoziate. I 5 Stelle e in particolare Beppe Grillo hanno recentemente ventilato l’ipotesi di un referendum consultivo sulla permanenza dell’Italia nell’euro.

La Lega di Matteo Salviniha ventilato l’ipotesi di studiare la creazione di una moneta parallela, ossia di una specie di mini BOT, garantito dai gettiti fiscali futuri, che avrebbe potuto essere usato anche come mezzo di pagamento. In pratica, è una soluzione che permetterebbe di uscire da Eurolandia e dai suoi vincoli senza ripudiare formalmente l’euro.

Molti lettori si ricorderanno che questa idea era stata lanciato ai tempi della crisi greca dal Governo di Tsipras, ma non era stato possibile metterla in pratica, poiché la Banca centrale europea aveva imposto un blocco delle banche greche che permetteva ai greci di poter ritirare solo pochi spiccioli. Un’idea del genere è sicuramente stata vista sia dalla Banca centrale europea e quindi da Mario Draghi e dall’establishment europeo come fumo negli occhi da sventare preventivamente.

Allo stato attuale è impossibile prevedere cosa succederà. E’ certo che la crisi economica e anche politica italiana che si protrae da almeno una ventina d’anni sta arrivando ad un punto di non ritorno. Infatti la modesta crescita dell’ultimo anno non guarisce le profonde ferite del Paese.

Basti pensare che il PIL italiano è ancora inferiore a quello precedente la crisi finanziaria del 2008 e che i conti pubblici sono molto probabilmente peggiori di quelli che vengono comunicati ufficialmente. Non vi è dubbio che la crisi italiana è gravissima, ma non vi è nemmeno dubbio che l’euro l’abbia peggiorata e che le regole europee rendano difficile superarla.

Per questi motivi è importante seguire quanto succede a Roma, ricordando che l’Italia è stata spesso il laboratorio politico di esperimenti che poi sono stati seguiti da molti Paesi.

 

Redazione | 16 mag 2018 05:30

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