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"Italia, trionfo dei partiti antisistema"

Il messaggio di rabbia dei cittadini italiana rappresenta anche un forte schiaffo all’Unione europea

E’ chiaro e inequivocabile il messaggio degli elettori italiani. Esso può essere riassunto in una battuta: non ne possiamo più. Infatti il trionfo del Movimento 5 Stelle e l’impressionante avanzata della Lega esprimono il rancore e l’insoddisfazione della maggioranza dei cittadini italiani nei confronti dei partiti che si sono succeduti al Governo negli ultimi anni e contro politiche economiche che hanno impoverito grandemente la maggioranza della popolazione. Si tratta indubbiamente di uno schiaffo contro il sistema e anche contro un’Europa che sempre più ha condizionato le scelte di Roma. Il risultato elettorale impressionante nelle sue dimensioni non deve comunque sorprendere oltre misura: rispecchia la tendenza che si continua a manifestare nella maggioranza delle consultazioni europee, che si manifesta in forti avanzate delle formazioni politiche antisistema ed euroscettiche, nella riduzione ai minimi termini dei partiti socialisti europeisti e nell’indebolimento delle formazioni che fanno capo al Partito popolare europeo. Esso spazza via la narrazione consolatoria della maggior parte degli organi di informazione, secondo cui la vittoria di Emmanuel Macron nelle presidenziali francesi aveva segnato la fine dell’ondata “populista”. Nulla di più sbagliato. Il risultato italiano ricalca pari pari quello del primo turno delle elezioni francesi. In Italia, come allora in Francia, le formazioni politiche antisistema ed euroscettiche hanno ottenuto più del 50% dei voti. La differenza è solo costituita dalle differenze del sistema elettorale che nel ballottaggio ha visto ampiamente prevalere Emmanuel Macron a spese di una Marine LePen. Anche le elezioni successive in Austria e nella Repubblica ceca hanno registrato il successo delle forze avverse all’establishment che domina la politica europea. Dunque, i risultati delle elezioni italiane permettono di sottolineare un primo punto: l’ondata populista e antisistema è ancora forte e in ascesa. Ora si tratterà di capire quali conseguenze avrà per l’Italia e per l’Unione europea.

In Italia si apre ora un’intricata partita per la formazione di un nuovo Governo, che probabilmente non sarà né a guida leghista né a guida grillina. Molto probabilmente si troveranno formule ingegnose, di cui la politica italiana è maestra, per guadagnare qualche mese e probabilmente per fare una nuova legge elettorale con la quale ritornare alle urne. Le alchimie politiche non riusciranno però ad oscurare il messaggio forte e chiaro che proviene dalle urne. Gran parte della popolazione soffre e vuole un cambiamento radicale della gestione della politica economica. Questa svolta politica è però incompatibile con le politiche dell’Unione europea. Infatti, Bruxelles, con il sostegno del Partito popolare europeo e dei Partiti socialisti, sempre più ridotti all’osso, impone una politica economica neoliberista dettata dai grandi gruppi economici e finanziari. Essa si traduce nelle devastazioni economiche e sociali che hanno alimentato questa ondata di rivolta finanziaria. Non è probabile che l’Italia riesca a liberarsi da questo giogo e non è neppure probabile che gli uomini al timone delle sorti del Vecchio Continente recepiscano ora il messaggio elettorale italiano, come non hanno voluto capire quello delle consultazioni tenutesi in altri Paesi.

Se è probabile che il voto italiano non cambierà la direzione della politica europea, è invece certo che costituirà un nuovo grande ostacolo al progetto del Presidente francese Emmanuel Macron, che sarà sicuramente sostenuto dal nuovo Governo tedesco, di procedere con la realizzazione di un’Unione bancaria e di rilanciare il processo di integrazione europea. E questo è un gran bene. Infatti il rilancio dell’Europa non può avvenire attraverso l’aggiunta di nuove regole tecnocratiche che riducono il potere popolare per trasferirlo a nomenclature non elette e a meccanismi solo apparentemente asettici. L’Europa non ha bisogno di queste nuove costruzioni, ma ha bisogno di cuore. E cuore vuol dire non sottomettersi a presunte e immutabili regole di mercato di stampo liberista, ma vuol dire costruire un’Europa dei cittadini, in cui vi sia il ritorno alla sovranità nazionale e ad un equilibrio tra le necessità economiche e le necessità sociali. Oggi invece l’Europa è la fonte di ricchezza per pochi privilegiati, è la fonte di preoccupazione e di paure per la stragrande maggioranza che teme per il proprio posto di lavoro e per il proprio futuro ed è fonte di disperazione per la crescente massa di perdenti costretti ad una vita da precario e alla povertà. Non è probabile che vi sia presto questa svolta. Saranno infatti necessarie ancora molte e scoppole ancora più chiare di quelle delle elezioni italiane per cambiare la politica di un Continente dominato dagli interessi di poche famiglie e di pochi grandi gruppi economici e soprattutto finanziari. Il sentimento popolare non è però destinato a cambiare e si può guardare al futuro con fiducia.

Redazione | 7 mar 2018 05:11

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