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Perché la sinistra continua a perdere?

Esiziale è stato il sostegno alle politiche economiche neoliberiste dell’Unione europea

Domenica si vota in Italia e sempre in Germania gli iscritti alla SPD si esprimeranno sulla formazione di una nuova Grosse Koalition. Le due consultazioni hanno un tratto comune: la grave crisi della sinistra. Infatti in Italia il Partito Democratico di Matteo Renzi, stando ai sondaggi, è destinato a subire una cocente sconfitta, che non gli permetterà molto probabilmente di raggiungere nemmeno la soglia del 20%. In Germania, lo storico Partito socialdemocratico, dopo aver visto ulteriormente ridurre i consensi popolari, è chiamato a “trangugiare” la pillola amara di una riedizione dell’alleanza con la CDU/CSU sotto la guida di Angela Merkel. Anche se tutti danno per scontato l’approvazione di questo nuovo patto di Governo, il responso dei militanti potrebbe produrre una grande sorpresa, che costringerebbe la cancelliera a formare un Governo di minoranza con la conseguenza di ridurre ulteriormente la sua capacità di leadership a livello europeo. Insomma, l’Europa si troverebbe, in una fase già molto delicata, a far i conti con un Governo tedesco debole. Il risultato di uno scenario simile sarebbe quello di affondare le speranze di rilancio del processo di integrazione europea proposto dal Presidente francese Emmanuel Macron e di dare ulteriore spazio di manovra (e quindi potere) alla Commissione europea che già negli ultimi mesi ha fortemente esteso il suo raggio di azione.

La domanda centrale è comunque un’altra: perché la sinistra moderata continua a perdere consensi, proprio quando la crisi e l’incertezza economica dovrebbero creare le condizioni migliori per un balzo dei consensi della sinistra? E’ già accaduto in Francia e molto probabilmente si verificherà anche in Italia, ossia in due Paesi pesantemente colpiti dalla crisi, ed è accaduto anche in Germania dove le condizioni economiche sono migliori. La sinistra di Governo perde perché non è piu’ sinistra. Infatti è vittima delle sue scelte strategiche di molti anni fa, quando ha deciso di abbracciare la globalizzazione, di sostenere i grandi interessi finanziari, di diventare un paladino di questo processo di integrazione europea e, in nome dell’internazionalismo, di promuovere una società multiculturale.

Date queste premesse strategiche, la sinistra si è trovata a gestire la crisi economica senza avere i mezzi finanziari per attutirne le conseguenze e senza avere un messaggio che interpretasse la rabbia e le paure di gran parte del suo elettorato. Non ha capito soprattutto che i cittadini si sentono abbandonati e chiedono a partiti e Governi di proteggerli. La sinistra invece non solo si è piegata ai diktat delle politiche economiche neoliberiste, ma si è anche prodigata a favore della politica delle porte aperte, non rendendosi conto che gli attuali flussi migratori vengono visti come una fonte di ulteriore insicurezza e concorrenza per coloro che sono già alle prese con la disoccupazione, con posti di lavoro precari e con un continuo dumping salariale. Non deve quindi sorprendere che questa sinistra perda e continui a perdere. Non deve nemmeno sorprendere che essa continui a dividersi condannandosi all’irrilevanza politica. Non deve nemmeno sorprendere che non bastino a rilanciarla le battaglie a favore dei diritti civili e delle diversità e non bastino nemmeno il brandire vecchi slogan come la lotta contro il fascismo e contro il razzismo.

La sconfitta della sinistra non deve rallegrare nessuno. Infatti in ogni Paese sono necessarie formazioni politiche che difendono gli interessi dei deboli, anche a causa del forte indebolimento dei sindacati. E sono maggiormente necessarie in un periodo in cui le conquiste sociali di questo dopoguerra vengono rimesse in discussione. Una sinistra vera e forte è indispensabile anche per le formazioni di destra tradizionali che non riescono e non riusciranno ad attrarre un elettorato spinto dal rancore e che prima o poi è destinato ad incanalarsi verso manifestazioni di rivolta. Una sinistra vera e forte è necessaria anche per trovare un equilibrio sostenibile tra i bisogni dell’economia e quelli della società.

Ma riuscirà la sinistra europea a rigenerarsi? Allo stato attuale appare molto difficile se non impossibile. Per farlo dovrà comunque abbandonare il sostegno alle politiche economiche neoliberiste e riprendere a difendere gli interessi dei lavoratori e dei ceti deboli. In merito non vi sono grandi segnali incoraggianti. L’unico è forte il partito laburista britannico di Jeremy Corbyn. A dire il vero, un po’ poco.

Redazione | 28 feb 2018 05:20

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