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Italia, elezioni inutili?

La campagna elettorale ha confermato che manca una classe dirigente responsabile

Il grande turbinio di promesse elettorali, che non potranno essere rispettate, nasconde in realtà il fatto che queste elezioni italiane appaiono inutili. Infatti non è casuale che l’attenzione internazionale per questa consultazione è piuttosto bassa e che un termometro sensibile come quello della borsa indichi che l’indice azionario di Milano è aumentato più di quelli degli altri mercati europei. Il motivo sembra presto detto: il grande vincitore sarà il redivivo Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia con la sua coalizione di centrodestra potrebbe ottenere la maggioranza dei seggi o sfiorarla. Quindi, teoricamente si potrebbe formare rapidamente un Governo di centrodestra, aiutato (se ce ne fosse bisogno) da alcuni transfughi dagli altri partiti. Ma molto probabilmente una maggioranza di questo genere sarebbe o apparirebbe ben presto molto fragile, poiché le divergenze politiche tra un Silvio Berlusconi, che ha recentemente ricevuto la benedizione dall’Europa, da una parte, e Matteo Salvini e la Meloni, dall’altra, appaiono troppo profonde. Quindi tutti si aspettano che dal voto del prossimo 4 marzo esca prima o poi una coalizione di Governo basata su Forza Italia, da un canto, e sul Partito Democratico di Matteo Renzi, dall’altro. Una maggioranza di questo genere tranquillizzerebbe l’Europa e i mercati finanziari e quindi disinnescherebbe la miccia di un’Italia politicamente instabile. Andrà veramente così? Lo scopriremo ben presto.

Una specie di Santa Alleanza ha caratterizzato la campagna elettorale. Sia i partiti di centrodestra sia quelli di sinistra sono stati uniti nell’attaccare il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, considerato uno spauracchio da debellare. Questa convergenza di interessi costituisce la plateale conferma dell’inciucio che si sta preparando. Infatti su ordine dell’Europa e dei mercati finanziari l’Italia deve proseguire nella politica indicata da Bruxelles. E proprio questo imperativo categorico fa ritenere possibile che Silvio Berlusconi (anche per difendere i propri interessi) abbia l’intenzione di scaricare al più presto la Lega di Matteo Salvini. Insomma, l’Italia deve assolutamente rimanere un alleato fedele dell’asse franco-tedesco che domina l’Europa e che pian piano sta acquistando le migliori aziende italiane. In pratica, l’Italia non può e non deve mettersi di traverso anche perché ha perso il controllo di gran parte della propria macchina produttiva. Quindi, può solo ricevere ordini e marciare. E sorprende non poco che proprio la vendita di gran parte delle migliori attività produttive italiane e la scarsità di grandi imprese in grado di competere nell’economia globale non siano stati temi centrali di questa campagna elettorale. I partiti hanno invece illuso gli elettori facendo a gara a formulare proposte che non potranno essere mantenute a causa della fragilità dei conti pubblici del Bel Paese. Non sorprende che di fronte a questo spettacolo milioni di italiani abbiano intenzione di disertare le urne.

Il problema vero dell’Italia è di non avere una classe dirigente responsabile. Questo non vale solo per i politici, ma anche per i capitani di industria che spesso (soprattutto negli ultimi tempi) stanno abbandonando il Paese. La mancanza di una vera classe dirigente è anche la conseguenza di anni di malgoverno che hanno abituato la maggioranza degli italiani a non fidarsi né delle autorità né l’uno dell’altro. Questa sfiducia è forse la causa prima della difficoltà delle imprese italiane, spesso veri e propri gioielli, di crescere. Infatti l’impresa puo’ essere solo di famiglia, quando si assumono manager non legati alla famiglia proprietaria, questi ultimi privilegiano i loro interessi personali a quelli dell’azienda e quindi a quelli del Paese. Come puo’ riprendersi un Paese in cui la sfiducia è cosi’ diffusa? Certamente questo è il principale interrogativo che condizionerà il futuro dell’Italia. Queste elezioni sono semplicemente una conferma di questo “dramma”. Sono infatti soltanto un passaggio obbligato che non cambierà i destini dell’Italia, come hanno capito gli operatori finanziari e la stampa internazionale

Redazione | 21 feb 2018 05:25

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