Accedi
Commenti 10

Trump è stato “addomesticato”?

A Davos ha fatto balenare una possibile retromarcia sulla questione del commercio internazionale

Vi era molta attesa per il discorso di Donald Trump a Davos. Molti si aspettavano che avrebbe definito il suo programma politico sia sulle questioni economiche e commerciali sia sulle grandi questioni che rendono instabile il mondo. Il presidente americano ha deluso queste aspettative e si è limitato ad invitare i capi delle grandi multinazionali, convenuti come ogni anno nei Grigioni, ad investire negli Stati Uniti approfittando dei benefici della riforma fiscale recentemente approvata dal Congresso e della facilità di fare business favorita dalla sua opera di deregolamentazione.

Insomma, Donald Trump è sembrato volersi mettere in sintonia con quella élite globalista, più volte attaccata durante la campagna elettorale. Ha fatto anche di più ha fatto balenare l’idea che gli Stati Uniti potrebbero aderire al TPP, ossia il trattato commerciale con altri dodici Paesi del Pacifico, che il presidente americano aveva ripudiato non appena è arrivato alla Casa Bianca. Non è escluso che questa interpretazione sia affrettata e sbagliata. Ma vi sono altri segnali sulla dirimente questione del commercio e delle relazioni internazionali che sembrano andare nella stessa direzione. Il primo è la decisione di prolungare di un anno le trattative per rinegoziare il NAFTA, l’accordo commerciale con Messico e Canada. Il secondo è l’ipotesi ventilata dallo stesso Trump di far rientrare gli Stati Uniti negli accordi di Parigi contro i cambiamenti climatici. Il terzo è l’abbandono della politica del dollaro forte, confermata dalle parole del segretario al Tesoro che ha indicato che l’indebolimento del biglietto verde è vista di buon occhio a Washington, poiché tende a ridurre gli squilibri commerciali americani. I dazi imposti sull’importazione di lavatrici e pannelli solari non cambiano la sostanza di questa impressione.

L’impressione è che qualcosa sia cambiato dopo l’approvazione da parte del Congresso della riforma fiscale, che è indubbiamente il suo maggiore successo politico. Questa riforma è stata accolta molto favorevolmente dal mondo della finanza e dalle grandi corporation americane, alcune delle quali si sono affrettate ad annunciare nuovi investimenti negli Stati Uniti mentre altre hanno annunciato un aumento dei salari minimi. E questa intesa ha indubbiamente rinsaldato ulteriormente la comunanza di interessi tra big business e amministrazione ed è forse proprio all’origine di quella che sembra una correzione di tiro di Trump sulle questioni del commercio internazionale.

Indubbiamente questa riforma favorisce i ricchi, ma è destinata a creare problemi ai Paesi europei e anche alla Svizzera, poiché potrebbe indurre alcune imprese a spostare sede fiscale e/o produzioni negli Stati Uniti per approfittare dei nuovi vantaggi fiscali. E questa concorrenza fiscale, come scrive l’amico e collega Marcello Foa, peserà indubbiamente sull’Europa mettendo ancor più sotto pressione le élite del Vecchio Continente che non si sono risparmiate nel dimostrare astio nei confronti del nuovo presidente americano. Credo che però questo sia un effetto secondario, anche se destinato ad acuire le difficoltà di un’Unione europea che non riesce a darsi più una rotta condivisa.
Comunque è molto probabile che gli effetti di questa riforma fiscale verranno in gran parte ridotti dal movimento al rialzo del costo del denaro. Infatti già i rendimenti dei titoli americani stanno salendo e saliranno ancor più nei prossimi mesi per i previsti rialzi dei tassi da parte di una Federal Reserve preoccupata di una resurrezione dell’inflazione. Appare comunque certo che questa riforma non fa nulla per curare le ferite di un’America lacerata da profonde divisioni economiche e sociali testimoniate da dati statistici come quelli che indicano un aumento della mortalità infantile, una diminuzione della speranza di vita e l’esplosione delle diseguaglianze sociali.

Nei prossimi mesi e forse già nel discorso sullo Stato dell’Unione che Donald Trump ha pronunciato ieri sera (dopo la stesura di questo blog) capiremo se il nuovo presidente americano è stato “domato” oppure se questa ipotesi era semplicemente sbagliata.

Redazione | 31 gen 2018 05:00

Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'