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Alla fine la febbre dei Bitcoin?

Ieri la cripto valuta ha perso un ulteriore 10% dopo l’annuncio di nuove misure restrittive da parte di Cina e Corea del Sud

Nelle ultime settimane era difficile incontrare amici e conoscenti senza che la discussione sfociasse prima o poi sul fenomeno dei Bitcoin. Tutto sono stati affascinati dalla moda di questa cripto valuta. I motivi erano semplici: investendo in Bitcoin si poteva sperare di guadagnare somme ingenti o addirittura di diventare ricchi. Più la mania si è diffusa più le quotazioni del Bitcoin salivano a tal punto da aver superato i 19mila dollari. Quindi l’esempio “virtuoso” di coloro che avevano fatto questo passo spingeva anche molti increduli a seguirne l’esempio per il timore di essere gli unici a rimanere esclusi da questa potenziale miniera d’oro. Insomma si è diffusa una vera e propria “febbre” dei Bitcoin, che è la più nota e la più vecchia delle cripto valute, ma anche delle altre monete digitali che affollano oggi questo mercato, alimentata anche dall’accettazione dei Bitcoin come mezzo di pagamento da parte di alcune società, come Amazon, e anche da parte di alcuni enti pubblici, ad esempio il Comune di Chiasso alle nostre latitudini. A nulla sono serviti gli ammonimenti di alcuni esponenti del mondo della finanza, come James J. Dimon di JPMorgan Chase che ha parlato di “una colossale truffa” o del miliardario americano Warren Buffett che ha previsto che “faranno una brutta fine”.

La febbre delle cripto valute aveva beneficiato fino a poco tempo fa di un vuoto legislativo e regolamentare. La temperatura è immediatamente scesa non appena sono stati annunciati provvedimenti restrittivi e questi ultimi arrivano proprio dall’Asia che è stato il centro del mercato globale delle cripto valute. All’offensiva sono passati Cina e Corea del Sud. Pechino aveva già provocato un capitombolo delle quotazioni del Bitcoin nello scorso mese di settembre quando aveva vietato l’emissione di nuove cripto valute. Questa misura non è comunque bastata ad allontanare i cinesi da questo mercato usato anche spostare capitali all’estero. Quindi la settimana scorsa vi è stato un altro passo: Pechino ha ordinato alle autorità locali di impedire alle società attive nella registrazione delle transazioni, definito mining, di continuare la loro attività. Il motivo: la registrazione delle transazioni comporta un enorme uso di energia elettrica. Ma è ieri che è comunque arrivata la botta definitiva. Il vice governatore della banca centrale cinese ha annunciato che sono vietate le piattaforme che offrono servizi di trading centralizzato sulle cripto valute. In particolare vengono messi al bando tutti i siti nazionali e stranieri, le applicazioni mobili che forniscono servizi centralizzati per i cinesi, le piattaforme per i servizi di pagamento in cripto valute e i servizi che assistono allo spostamento di fondi all’estero. In pratica, chi detiene Bitcoin non ha più possibilità di usarli o di venderli. Ovvio l’immediato cedimento delle quotazioni di circa il 10% per queste misure draconiane per un mercato che rappresentava fino a un anno fa i tre quarti del mercato globale delle cripto valute.

Misure analoghe sono state annunciate dal Governo della Corea del Sud che la settimana scorsa ha bloccato l’operatività chiedendo alle piattaforme di non permettere più il trasferimento degli asset in cripto valute al di fuori dei servizi centralizzati. In pratica diventa impossibile vendere i Bitcoin acquistati, la differenza con la Cina è che comunque i coreani possono però ricorrere a piattaforme straniere. Se il motivo principale della decisione di Pechino è bloccare uno strumento usato per far fuggire i capitali dal Paese, per Seul invece l’obiettivo è eliminare uno strumento che disturbava la politica di controllo del tasso di cambio. Sta di fatto che la mannaia si è abbattuta anche su questo mercato che si stima rappresentasse un quinto del mercato globale.

E’ comunque ancora troppo presto per concludere che queste misure hanno definitivamente raffreddato gli entusiasmi dei fan delle cripto valute. Non è infatti escluso che dopo queste ultime battute d’arresto le quotazioni riprenderanno a salire. Comunque è bene ricordare, come abbiamo già scritto, che queste cripto valute non sono vere monete, ma oggetti di investimento. Fanno rammentare le numerose manie finanziarie che si sono succedute nel corso dei secoli, come quella dei tulipani nell’Olanda del Seicento. Anche la mania delle cripto valute, che sono probabilmente i tulipani della nostra era che si basa sugli algoritmi, puo’ durare ancora a lungo, ma è certo che presenta il medesimo rischio di quelle precedenti: non preavvertono gli investitori quando la cavalcata al rialzo si esaurisce e si trasforma in una rovinosa caduta.

Redazione | 17 gen 2018 05:31

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