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La falla nei nostri sistemi digitali

Telefonini, PC e sistemi informatici sono vulnerabili ad attacchi informatici

Una tempesta in un bicchiere d’acqua? Oppure un problema vero? E’ questo l’interrogativo che ci si può porre dopo la diffusione negli scorsi giorni della notizia che i nostri telefoni e i nostri sistemi informatici hanno falle che li rendono vulnerabili ad attacchi informatici. La vulnerabilità è stata scoperta da una divisione di Google dedicata alla sicurezza informatica. Esse in realtà sono due e per esse è stato scelto ad arte un nome destinato ad impaurire: Meltdown e Spectre. Queste falle esisterebbero da un ventennio e le vulnerabilità riguardano la tecnologia per rendere piu’ veloci le prestazioni dei processori. In pratica, la falla non riguarda il software, ma l’hardware e chiama in causa i tre grandi produttori di microchip. Le americane Intel e AMD e l’inglese Arm. Citando gli articoli apparsi in questi giorni sui giornali, grazie a Meltdown si puo’ passare alla memoria dei computer o degli smartphone e quindi accedere ai dati. Con Spectre si puo’ copiare direttamente ogni operazione che passa dal microchip.

La vulnerabilità, denominata Meltdown, puo’ essere riparata con un aggiornamento che pero’ limita l’azione di quegli algoritmi che permettono a processore di correre velocemente. Quindi personal computer, telefonini e sistemi informativi potrebbero registrare rallentamenti dal cinque al trenta per cento. La seconda vulnerabilità, denominata Spectre, allo stato attuale non è riparabile se non cambiando il sistema operativo con i conseguenti costi che comporta per gli individui e soprattutto per le società che vedrebbero messi sotto sopra i loro bilanci se dovessero sostituire i loro sistemi informatici.

In questo mondo sempre piu’ digitale in cui si moltiplicano gli attacchi degli hacker e in cui anche i principali Stati sono attivi in una specie di guerra cibernetica, la notizia della scoperta di queste falle da parte di Google avrebbe dovuto essere oggetto di qualche giudizio da parte delle autorità statali e rilanciata dagli orni di comunicazione tramite i commenti degli esperti di informatica. Invece, almeno, a mia conoscenza, è scomparsa rapidamente dai radar di giornali, radio e televisioni. Le ragioni di questo comportamento possono essere molte. Innanzitutto, non creare panico anche perché sembra essere molto bravi per sfruttare queste falle, anche se l’impegno in questo campo di gruppi specializzati dei diversi Stati non tranquillizza. La seconda ipotesi, strettamente connessa con la prima, è che non essendoci facili rimedi è meglio far dimenticare il problema. Sta di fatto che di questi tempi in cui si cercano di mettere al bando le cosiddette “fake news” (notizie false), questo atteggiamento dei principali organi di comunicazione lascia aperto il campo ad ogni interpretazione e ad ogni commento.

Non ci vogliamo sottrarre a questo esercizio e lanciamo un’ipotesi ardita. Il tutto ricorda la famosa paura dell’anno 2000 che avrebbe potuto mandare in tilt i sistemi informatici di mezzo mondo. Questa paura, rivelatasi poi infondata, costrinse la maggior parte delle società a investire milioni e milioni per attrezzare adeguatamente i loro sistemi al nuovo millennio. Non vorremmo che qualcosa di simile possa accadere anche ora . I padroni del mondo digitale sono maestri in questo tipo di operazioni. Basti citare la famosa Apple che con un aggiornamento ha deliberatamente rallentato l’attività dei vecchi modelli di telefonini con l’evidente obiettivo di promuovere la vendita dei nuovi modelli.

Oggi Apple è sotto accusa in Francia per truffa e per obsolescenza programmata. Nulla di nuovo sotto il sole. Anche l’industria automobilistica americana produceva veicoli che non durassero troppo a lungo per favorire la vendita dei nuovi modelli. Il problema è che oggi i giganti del mondo digitale sono talmente ricchi e talmente forti che non sono controllati da nessuno e possono fare il bello e il cattivo tempo. Molto probabilmente questa ipotesi non ha alcun fondamento, ma l’intera questione di queste vulnerabilità è da seguire con attenzione. Del resto, lo impongono anche i nomi scelti per fare paure: Meltdown e Spectre.

Redazione | 10 gen 2018 05:24

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