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Tutto continuerà a filare liscio?

I più probabili scenari economici per l’anno prossimo

Si avvia a conclusione un anno eccezionale. La crescita è sempre più diffusa e anche i Paesi più deboli del Vecchio Continente sono saliti sul carro della ripresa, le borse corrono trionfanti e pure il bitcoin continua a macinare primati. Tutto sembra girare nel migliore dei modi anche perché all’appuntamento manca l’inflazione e perché questa assenza permette alle banche centrali di stare con le mani in mano, come sta accadendo in Europa e in Giappone, oppure di aumentare il costo del denaro con grande lentezza, come ha fatto qualche giorno orsono la Federal Reserve americana.

Questo idilliaco scenario non sembra destinato a mutare nel prossimo futuro se non ci saranno eventi oggi imprevedibili. Esso però non è destinato a durare in eterno. L’uscita dalla grande crisi finanziaria del 2008 continua a dipendere in massima parte dalle misure eccezionali adottate dalle autorità monetarie, ossia da tassi di interesse storicamente molto bassi e dalle continue iniezioni di liquidità nel sistema economico. Quindi la crescita attuale è “drogata” da questi interventi straordinari, che non ne garantiscono la sostenibilità, anche perché non sono stati affrontati le cause che hanno fatto tremare l’economia mondiale dieci anni fa. Come abbiamo più volte scritto, esse si chiamano stagnazione dei redditi con il conseguente aumento delle diseguaglianze, basso aumento della produttività e un deludente tasso di crescita degli investimenti produttivi.

Questi problemi non potevano e non possono essere affrontati dalle autorità monetarie, ma da quelle politiche. In quest’ottica è particolarmente negativa la riforma fiscale americana che dovrebbe essere firmata entro la fine dell’anno da Donald Trump. Essa infatti è profondamente squilibrata. Da un canto, favorisce i redditi alti e quindi approfondisce i mali dell’economia statunitense, dall’altro, alleggerisce la pressione fiscale sulle imprese quando queste ultime stanno già registrando utili da primato. La probabile conseguenza è che i maggiori proventi vengano usati per incrementare ulteriormente i programmi di riacquisti di azioni proprie piuttosto che per investimenti produttivi. La conseguenza è ovvia: un’ulteriore spinta al rialzo per Wall Street che potrebbe fungere da indispensabile premessa di uno choc finanziario pericolosissimo.

Per sottolineare quanto è squilibrata questa riforma fiscale, basti ricordare che vengono mantenuti i privilegi fiscali degli hedge fund, che Donald Trump in campagna elettorale aveva definito “assassini impuniti, che non pagano le tasse fanno una fortuna spostando carte”. Questa riforma fiscale avrà grandi conseguenze per i Paesi stranieri. Oltre a quelle già descritte in questo blog la settimana scorsa, è molto probabile che essa agisca come una potente idrovora di capitali sia a causa dell’aumento del disavanzo pubblico americano sia per i vantaggi fiscali offerti alle imprese che operano negli Stati Uniti.

Gli scenari prevedibili per l’anno prossimo sono essenzialmente tre. Il più positivo è che la crescita continui o che possa anche accelerare e che si riescano a gestire le distorsioni che si stanno accumulando nell’economia e nei mercati finanziari, rinviando quindi la resa dei conti al 2019. Il secondo scenario (a mio parere, il più probabile) è che deragli la corsa dei mercati finanziari e che esploda la bomba dei titoli tossici che hanno ripreso ad essere venduti come pannicelli caldi. Il terzo scenario è di una improvvisa accelerazione dell’inflazione che costringa le banche centrali ad invertire la politica monetaria e a rincorrere una dinamica dei prezzi che gli è scappata di mano. Sicuramente nessuno di questi tre scenari si avvererà e saranno eventi straordinari e oggi non prevedibili a determinare le prospettive dell’economia mondiale.

Questo è l’ultimo blog di quest’anno. Vi ringrazio di avermi seguito con tanta attenzione e tanta pazienza e vi auguro di cuore un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo.

Redazione | 20 dic 2017 05:15

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