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L’Europa di nuovo inguaiata

Angela Merkel è la principale perdente del fallimento delle trattative per formare un Governo. Azzoppato anche Mario Draghi?

L’Unione europea rischia di vedere azzoppati (se non di perdere) Angela Merkel e Mario Draghi, ossia le due personalità attorno a cui ruota il processo di integrazione del Vecchio Continente. Infatti la cancelliera è la principale perdente del fallimento delle trattative con Verdi e Liberali per formare un nuovo Governo tedesco. L’intesa di quella che doveva essere la coalizione Giamaica sono state interrotte dal leader della FDP. Christian Lindner ha infatti dichiarato che “è meglio non avere un Governo piuttosto di un cattivo Governo”., anche perché non si è trovato alcun accordo su tre temi centrali per il futuro della Germania: rifugiati, tassi e politica energetica.

Ora restano due possibilità per Angela Merkel. La prima è che il Presidente Steinmeier riesca a convincere i socialdemocratici a ritornare sui loro passi e ad avviare negoziati per la formazione di una nuova “Grosse Koalition”. La seconda sono elezioni anticipate a febbraio o a marzo. Sciogliere il Parlamento tedesco non è però facile. Il Presidente dovrà infatti dare l’incarico ad una personalità di formare un nuovo Governo che dovrà chiedere la fiducia in Parlamento. Se non otterrà la maggioranza assoluta del Bundestag, si dovrà ripresentare a richiedere la fiducia solo dopo due settimane. Se non otterrà ancora la maggioranza assoluta, si potrà presentare una terza volta e in questo caso gli basterebbe solo ottenere la maggioranza dei presenti. Si tratterebbe di un Governo di minoranza, che perô darebbe al Presidente Steinmeier la facoltà di sciogliere il Parlamento e di indire nuove elezioni.

Angela Merkel ha fatto capire che preferirebbe la via di nuove elezioni. E’ evidente che spera in una rivincita elettorale dopo la cocente sconfitta dello scorso mese di settembre, facendo leva sul desiderio di stabilità della maggioranza dell’elettorato tedesco che le potrebbe permettere di “cannibalizzare” gli elettori liberali, riportandoli sotto le ali della CDU e dei cugini bavaresi della CSU. E’ impossibile prevedere se questa strategia funzionerà, anche se è sempre bene non sottovalutare le capacità politiche della “Mutti” dei tedeschi. E’ comunque facile ipotizzare che una nuova consultazione favorirà soprattutto l’estrema destra, ossia la Alternative fuer Deutschland, che infatti chiede nuove elezioni.

In ogni caso la leadership europea di Angela Merkel uscirà ridimensionata e l’ottimismo suscitato dall’elezione di Emmanuel Macron sta già sciogliendosi come neve al sole. Il piano del presidente francese di rilancio dell’Europa aveva e ha bisogno di un interlocutore forte a Berlino. Ora appare altamente probabile che non vi sarà un Governo tedesco stabile prima della prossima primavera. Quindi la tabella di marcia prevista a Bruxelles per discutere e approvare riforme importanti, come l’Unione bancaria, e per avviare il processo di riforma dell’Unione deve essere completamente rivisto e posticipato. Dunque dopo le due pesanti sberle della Brexit e del successo elettorale di Trump negli Stati Uniti, l’Unione europea vede svanire man mano l’onda lunga della vittoria del nuovo Presidente francese già intaccata dai risultati delle elezioni ceche e austriache. Inoltre una nuova chiamata alle urne in Germania coinciderebbe con le elezioni italiane, che dovrebbero tenersi in marzo e che probabilmente non faranno emergere una maggioranza chiara.

Dunque, il Paese cardine dell’Unione europea è fuori gioco per alcuni mesi e Angela Merkel risulta azzoppata. Ma i guai non finiscono qui. Prossimamente rischia di uscire azzoppato anche l’uomo che ha salvato la moneta unica europea, ossia Mario Draghi. I pericoli per il presidente della Bce giungono dall’Italia e in particolare dalla Commissione parlamentare de’inchiesta sulle banche. L’uomo forte dell’Ue e il garante degli interessi della finanza mondiale autorizzò nel 2008, quando era alla guida della Banca d’Italia, il Monte dei Paschi di Siena ad acquistare la banca Antonveneta dal banco Santander. Quell’acquisizione, per un costo totale astronomico di 17 miliardi di euro, segnò l’inizio del disastro della più vecchia banca europea. Il presidente della Bce, che dovrebbe comparire davanti alla Commissione parlamentare la settimana prossima, deve spiegare molti lati oscuri di quella transazione, che avvenne a prezzi esorbitanti e senza una normale due diligence. Molti ipotizzano che si sia trattato di un regalo all’istituto spagnolo che stava affondando sotto il peso delle sofferenze dovute al crollo del mercato immobiliare iberico e dell’inaridimento dei canali di rifinanziamento dovuto al moltiplicarsi dei segnali dell’incipiente crisi finanziaria. Quindi Mario Draghi dovrà spiegare per quali motivi autorizzò quell’acquisto che era stato bocciato un anno prima dall’Ufficio di vigilanza di Bankitalia, dovrà spiegare perché impose alla banca toscana di riequilibrare i conti con un aumento di capitale e ricorrendo all’emissione di strumenti derivati che servivano a coprire le perdite, che in questo modo sparivano dal bilancio e venivano sostituite da falsi attivi.

Di queste operazioni la banca centrale italiana guidata da Mario Draghi, che allora svolgeva anche la funzione di vigilanza, era perfettamente al corrente, ma non è intervenuta e non ha nemmeno ordinato un’ispezione sui conti del Monte dei Paschi di Siena. Si tratta di una grana enorme per l’attuale capo della Banca centrale europea. Non sorprende che a correre in suo aiuto si sia precipitato Silvio Berlusconi, che ha garantito l’appoggio di Forza Italia a Mario Draghi. Il cavaliere vuole guadagnarsi delle benemerenze con l’uomo forte dell’Europa in vista delle prossime elezioni italiane. E’ facilmente prevedibile che i media di regime tenteranno di insabbiare o di oscurare le responsabilità di Draghi, ma indubbiamente anche il numero uno della Bce non uscirà immacolato da questa vicenda.

Non è escluso dunque che l’Unione europea si ritrovi con i suoi veri leader azzoppati. Non è una grande prospettiva per un’istituzione alla ricerca disperata di un rilancio

Alfonso Tuor | 22 nov 2017 05:20

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