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La Catalogna apre al dialogo

Si apre una partita a scacchi tra Madrid e Barcellona dopo la sospensione della proclamazione dell’indipendenza catalana

Carles Puigdemont crede veramente che sia possibile l’apertura di una trattativa con Barcellona oppure la sospensione degli effetti della dichiarazione di indipendenza della Catalogna è semplicemente una mossa tattica per consolidare l’appoggio degli indipendentisti catalani e per dimostrare grande flessibilità a livello internazionale? Appare difficile dare una risposta a questa domanda. Sta di fatto che il Presidente catalano con questa decisione conferma che i catalani continuano a perseguire la strada del dialogo, costantemente negato dal governo spagnolo, e punta ad una soluzione pacifica. A sostegno di questa tesi Carles Puigdemont ha accennato a tentativi di mediazione di personalità internazionali. Il Presidente si è poi appellato al Re Felipe affinché si adoperi in un’opera di mediazione e ciò nonostante il monarca all’indomani del referendum del primo ottobre avesse condannato severamente la consultazione, sostenendo che si trattava di un’iniziativa illegale.

Tutto ciò induce a ritenere che il passo di Puigdemont sia anche motivato dalle divisioni che sono emerse nella società catalana con l’imponente manifestazione degli anti indipendentisti e soprattutto con le apprensioni di parte del mondo dell’economia e soprattutto delle banche che hanno trasferito le loro sedi centrali in altre regioni della Spagna. Allo stato attuale appare inoltre difficile che il governo di Mariano Rajoy sia disposto al dialogo, poiché l’indipendentismo catalano ha provocato una reazione popolare di rigetto nelle altre regioni della Spagna. Anzi la linea dura di Rajoy verrebbe oggi plebiscitata dalla stragrande maggioranza degli spagnoli. In queste condizioni appare difficile qualsiasi mediazione. Il Re potrebbe essere considerato un traditore che mette a repentaglio l’unità del Paese. L’Europa, d’altro canto, ha intenzione di continuare a fare il Ponzio Pilato, ossia la politica che gli riesce meglio. L’unica possibilità di mediazione potrebbe essere quella del Vaticano, ma anche Papa Francesco si troverebbe di fronte a un compito pressoché impossibile. Dunque, molto probabilmente si è al punto di partenza e si sono guadagnati giorni e una maggiore simpatia a livello internazionale della causa della Catalogna. La crisi è però destinata ad acuirsi ben presto, poiché Carles Puigdemont non potrà rinviare a lungo la proclamazione formale dell’indipendenza della Catalogna che scatenerà la preannunciata reazione di Madrid.

Un dato di fatto emerge da questa crisi. Gli animi si sono surriscaldati sia in Catalogna sia nelle altre regioni della Spagna. In questa era in cui gli Stati sembrano destinati a sparire a causa dell’integrazione europea e della globalizzazione. Sia i catalani che lottano per l’indipendenza della loro regione sia i catalani contrari sia gli spagnoli dimostrano che l’identità dei popoli si raccoglie attorno alle bandiere. I popoli hanno bisogno di identità, di essere parte di un Paese e non di istituzioni burocratiche e lontano e ancora meno di multinazionali che considerano le persone delle merci. In questo senso ambedue le parti stanno lottando per promuovere o difendere la loro identità e la loro cultura. E questo è il dato saliente di quanto sta accadendo in Spagna.

Alfonso Tuor | 11 ott 2017 06:07

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