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In Germania ha perso anche l’Europa

Le speranze di Macron di rilanciare l’Europa attraverso un programma di riforme di Eurolandia vengono affossate dal voto tedesco

Dovevano essere elezioni senza grandi riflessi sia sulla stabilità politica della Germania sia sulla politica europea. Invece la pesante sconfitta elettorale dei partiti della Grosse Koalition rischia di avere importanti conseguenze sia sull’una sia sull’altra. La sconfitta è pesante, poiché sia la CDU di Angela Merkel sia gli alleati bavaresi di sempre, ossia la CSU, sia i socialdemocratici della SPD hanno registrato il peggior risultato elettorale di questo dopoguerra. Una sconfitta inequivocabile che indebolisce soprattutto Angela Merkel. Ora dopo la decisione della SPD di voler passare all’opposizione, la cancelliera è chiamata a cercare di formare una coalizione con i liberali, rientrati al Bundestag, e con i Verdi. Non si tratterà di un compito facile, poiché i programmi elettorali di questi due partiti sono opposti su due questioni fondamentali: i rapporti con l’Europa e la prosecuzione della svolta energetica tedesca. A queste difficoltà si aggiungono i mal di pancia di molti esponenti cristianodemocratici e dei cugini bavaresi della CSU che ritengono che Angela Merkel abbia portato il partito troppo a sinistra e soprattutto abbia sbagliato ad aprire le porte della Germania a un milione di profughi, favorendo il successo elettorale dell’estrema destra dell’AfD (Alternativa per la Germania).

Le elezioni tedesche di domenica scorsa mettono in evidenza i limiti di molte analisi e le speranze riposte nelle capacità di leadership di Angela Merkel. Un quinto dell’elettorato tedesco, quello che ha votato per l’AfD e per la Linke, dimostra che anche in Germania vi sono ampie aree di disagio, nonostante il Paese abbia beneficiato di un alto tasso di crescita favorito anche da un tasso di cambio dell’euro che ha ampiamente favorito le esportazioni tedesche. I perdenti delle politiche economiche degli ultimi anni vi sono anche nel Paese economicamente più forte dell’Europa. Basti citare in proposito i circa 6 milioni di tedeschi che devono vivere con i 460 euro dei minijobs.

Secondo punto, anche in Germania esce punita una sinistra che non si è distinta dai tradizionali avversari di centrodestra. L’SPD non è riuscita a proporre un programma alternativo e di cambiamento. E le ragioni per farlo, erano evidenti. In questa legislatura la Grosse Koalition ha puntato a portare i conti pubblici in attivo (obiettivo raggiunto e superato), ma ha completamente negletto gli investimenti pubblici, lasciando la Germania con infrastrutture scadenti, come ha confermato la chiusura per oltre un mese della linea ferroviaria tra Basilea e Karlsruhe e altri fatti analoghi e come dimostra il ritardo tedesco nelle infrastrutture digitali. Con questa politica ha raggiunto eccezionali attivi commerciali, ma si è rifiutata di usarli per fungere da locomotiva dell’Europa aiutando in questo modo i Paesi europei in difficoltà.

Angela Merkel ha insomma gestito come un’abile equilibrista le diverse crisi che ha dovuto affrontare, ma non ha mai presentato un progetto che prefigurasse il futuro sia per la Germania sia per l’Europa. Per questi motivi sorprende che sia diffuso il mito che Angela Merkel potesse svolgere un ruolo di leadership sia a livello europeo sia a livello internazionale. Questo mito era stato alimentato soprattutto da quei mass media preoccupati che l’ordine politico mondiale che si stava faticosamente costruendo rimanesse senza alcun punto di riferimento dopo l’entrata alla Casa Bianca di Donald Trump. Queste elezioni hanno spazzato via questi miti.

Pure spazzato via è il sogno di Emmanuel Macron e di molti altri di rilanciare il processo di integrazione europea. Il presidente francese ha infatti elaborato un progetto di creare un bilancio (pubblico) dell’area euro e un ministro delle finanze di Eurolandia. La condizione indispensabile per il successo di questo progetto era una Angela Merkel che uscisse rafforzata dalle urne. Oggi Angela Merkel è molto più debole ed è inoltre costretta a tentare di costruire una coalizione di Governo i liberali della FDP, che da partito storicamente europeista si è trasformato in un partito euroscettico che respinge in modo netto le proposte di riforma di Macron. Quindi, per Angela Merkel si prospetta una politica europea tedesca molto diversa da quella che aveva potuto finora condurre con una SPD, da sempre europeista. Dunque, il grande progetto francese di rilancio dell’area euro, visto con sospetto anche da molti esponenti della CDU, sembra già affossato ancora prima di decollare.

Ma c’è di più. L’indebolimento della cancelliera è destinato ad aumentare le difficoltà di un Emmanuel Macron, che non è nemmeno riuscito a usufruire di una classica luna di miele con il popolo francese e a rendere estremamente fragile il motore franco-tedesco che è stato sempre il motore dell’Europa. Se a questo si aggiunge la crisi spagnola determinata dal prossimo referendum sull’indipendenza della Catalogna, le elezioni austriache e la campagna elettorale che si è già avviata in Italia, si giunge alla conclusione che le riforme indispensabili per il futuro dell’Europa non sono affatto all’orizzonte e che il Vecchio Continente continuerà stancamente a trascinarsi fino allo scoppio della prossima crisi.

 

Alfonso Tuor

Alfonso Tuor | 27 set 2017 06:00

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