Accedi
Commenti 22

Corea: è ancora impossibile una guerra?

Il pericolo vero è che la crisi coreana crei le premesse per l’inizio di una nuova guerra fredda

Sanzioni commerciali contro la Cina accusata da Washington di non aver indotto a miti consigli il dittatore coreano Kim jong-un rischia di essere lo sbocco possibile della crisi coreana. Un simile passo sarebbe il preludio dell’inizio di una nuova guerra fredda. Del resto, si tratterebbe di una tendenza già in corso tra Stati Uniti e Russia e che si allargherebbe ora al gigante asiatico che insidia la leadership americana. Gli ingredienti (dalle tensioni commerciali a quelle militari) di uno sviluppo del genere sono già tutti presenti e la Corea del Nord fungerebbe unicamente da acceleratore di un processo già in corso. Anche all’inizio degli anni Cinquanta la Corea svolse questo ruolo. Infatti Mao, su ordine di Stalin, mandò in Corea un esercito di presunti volontari per sostenere il nonno dell’attuale Kim contro le truppe sudcoreane sostenute dall’esercito americano. I cinesi nella guerra che si protrasse per tre anni dal 1950 al 1953 persero 300mikla uomini e la Corea del Nord ritornò ad essere uno Stato tributario della Cina, come l’intera penisola coreana era stata nei secoli uno Stato tributario del Celeste Impero. Ora la Cina delle riforme e del mercato non rassicura più il giovane Kim, che teme di essere sacrificato sull’altare di un accordo tra Pechino e Washington e che soprattutto teme di fare la fine di Gheddafi o di Saddam Hussein. Quindi Pyongyang non ubbidisce più a Pechino e questo spiega le difficoltà cinesi a fungere da mediatore in questa crisi. E dunque ora sembra in un vicolo cieco, poiché, da una parte, non può abbandonare al suo destino un alleato storico e poiché, dall’altra, ha solo da perdere da un’ulteriore escalation delle tensioni. Ma procediamo con ordine

Donald Trump sta rendendo estremamente difficile una soluzione negoziata della crisi coreana. Lo scambio di minacce tra Pyongyang e Washington rischia infatti di diventare un gioco senza vie di uscita, poiché sia gli Stati Uniti sia la Corea del Nord rischierebbero di perdere la faccia. Infatti una soluzione negoziata dovrebbe passare da trattative segrete simili a quelle condotte dall’amministrazione Obama con Teheran, che hanno portato all’arresto temporaneo del programma nucleare iraniano. Ora Donald Trump non sta affatto seguendo questa linea di condotta, come ha anche denunciato la Cina. Infatti Pechino ha ricordato che l’ultima risoluzione delle Nazioni Uniti non prevedeva unicamente nuove sanzioni contro la Corea del Nord, ma anche l’avvio di trattative tra Pyongyang e Washington. Queste ultime però non hanno mai avuto inizio. Dunque, questa guerra, che non si dovrebbe e non si potrebbe fare, poiché comporterebbe decine di migliaia (forse anche milioni) di morti in Corea del Sud e in Giappone, non si può più escludere.

Ma, per fortuna, questo resta uno scenario poco probabile, anche perché i generali, che oggi dirigono l’amministrazione repubblicana, sanno benissimo che un attacco missilistico americano non riuscirebbe a distruggere completamente le basi missilistiche e nucleari di Kim jong-un e comporterebbe il rischio di un conflitto mondiale, poiché - come ha già annunciato Pechino - la Cina non potrebbe rimanere neutrale se vi fosse un attacco americano. E l’intervento cinese comporterebbe l’immediata discesa in campo anche della Russia. Dunque una prospettiva terribile.

Lo scenario più probabile è quello dell’inizio di una nuova guerra fredda. Gli Stati Uniti, che non vogliono trattare con una Corea del Nord che non è affatto disposta a rinunciare al suo arsenale atomico, hanno intenzione di allargare le sanzioni a quei Paesi che ancora continuano ad avere relazioni commerciali con Pyongyang. Questi Paesi si chiamano Cina e Russia. La Cina ha finora rispettato le sanzioni delle Nazioni Unite, ma non vuole strangolare la Corea del Nord, temendo che un suo completo isolamento porti Kim jong-un a compiere scelte ancora più avventuristiche, che renderebbero inevitabile un conflitto. Pechino teme inoltre un collasso del regime coreano, che comporterebbe l’avanzata delle truppe americane di stanza in Corea del Sud fino al confine cinese. Un lettore potrebbe sostenere che quest’ultimo pericolo non giustifica la politica cinese. La risposta è semplice: cosa farebbero gli Stati Uniti se unità armate di tutto punto dell’esercito cinese o russo fossero dislocate lungo il confine messicano?

Quindi, tutto fa pensare che siamo in un vicolo cieco e che la prossima escalation della crisi coreana riguarderà le relazioni economiche e commerciali tra Stati Uniti e Cina. E’ bene ricordare che le sanzioni sono un atto di guerra e che quindi preluderebbero al consolidamento di fronti contrapposti come ai tempi della guerra fredda. Del resto, questo processo è già in corso: le relazioni tra Stati Unirti e Russia cominciano a ricordare i tempi della guerra fredda e quelle tra Pechino e Washington stanno rapidamente deteriorandosi. Tutto sembra spingere verso questa direzione, anche se nessuno sembra temerlo, come attesta la calma degli ambienti economici e finanziari. Eppure una prospettiva del genere cambierebbe il corso della storia e avrebbe conseguenze economiche oggi incalcolabili.

Dunque, la crisi coreana è molto pericolosa e soprattutto più pericolosa delle minacce che si scambiano pressoché quotidianamente i due protagonisti, Donald Trump e Kim jong-un, che sembrano dei macchiettisti di una commedia che però rischia di trasformarsi in tragedia.

Alfonso Tuor | 6 set 2017 06:00

Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'