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Manchester, la barbarie continua

Stupida e pericolosa la strategia di Trump esposta a Riad di una Santa Alleanza sunnita contro il terrorismo

Nuovo orrore del fanatismo islamico. Non vi sono parole adeguate per commentare la strage di Manchester che ha tolto la vita a giovani e anche a bambini. Questo nuovo attentato dimostra che la politica lassista dello Stato britannico nei confronti dell’estremismo islamico è stata ed è fallimentare. In Gran Bretagna esistono infatti vere e proprie enclavi abitate da musulmani, oramai cittadini inglesi di seconda o addirittura di terza generazione, all’interno delle quali vige la legge della sharia e dove gli Imam radicali continuano ad operare e a fare opera di proselitismo. Non deve quindi sorprendere quanto è successo ieri a Manchester. Questo attentato conferma che la sconfitta dello Stato islamico in Siria ed in Iraq non segnerà la fine della strategia delle stragi. Insomma, la guerra contro il terrorismo è lungi dall’essere finita.

La strage di Manchester non è comunque, come invece qualcuno ha scritto, la risposta dell’ISIS all’appello alla guerra universale contro il terrorismo lanciato da Donald Trump a Riad davanti ad una ventina di leader musulmani. Donald Trump ha infatti promosso un’alleanza araba sunnita per combattere il terrorismo di matrice islamica. Quest’idea, apparentemente bella e positiva, deve essere presa con le pinze, poiché potrebbe essere foriera di nuovi guai.

Innanzitutto l’abbraccio con il regime saudita sembra il frutto di una trattativa da bazar. Il regno saudita ha deciso di acquistare 110 miliardi di dollari di armi americane e la nuova amministrazione americana immediatamente la legittima, evitando di fare anche il minimo riferimento al fatto che Riad e gli Emirati del Golfo sono stati e sono i principali finanziatori dello Stato islamico e dimenticando che essi sono i principali finanziatori della rete di Imam radicali che circola per l’Europa e pure della costruzione di nuove moschee. Quindi, ipotizzare di allearsi con questi regimi nella lotta al terrorismo è (ad essere buoni) sciocco. Per ingraziarsi gli sceicchi e portare a casa alcune decine di miliardi di commesse belliche, Donald Trump ha compiuto un altro passo che non è solo stupido, ma è anche molto pericoloso: ha schierato gli Stati Uniti a fianco delle monarchie sunnite contro l’Iran, sostenendo che Teheran dà “rifugio, sostegno finanziario ai terroristi” e ha addirittura dato il proprio imprimatur alla guerra genocida in Yemen, un conflitto trascurato dove oltre alle bombe saudite e degli Emirati a mietere la morte sono la fame e il colera.

Questa scelta è stupida e pericolosa, poiché non tiene conto che la pace in Siria ed in Iraq non potrà essere raggiunta se non attraverso un accordo con l’Iran. Infatti in Siria a sostenere il regime di Assad non sono solo i russi, ma anche le milizie libanesi di Hezbollah, milizie sciite irachene e siriane e reparti dei Guardiani della rivoluzione iraniani. In Iraq il Governo è presieduto da un esponente sciita, che si è rifiutato di partecipare al vertice di Riad, e la maggioranza della popolazione è sciita. Quindi la posizione di Donald Trump preclude qualsiasi accordo di pace per questi Paesi ed anzi incita i regimi sunniti a continuare la guerra ad oltranza contro l’Iran e i musulmani sciiti. L’Iran non è un Paese al di sopra di ogni sospetto. In passato anche Teheran aveva usato l’arma del terrorismo, ma ora anche grazie alla recente rielezione del Presidente Rouhani era possibile proseguire sulla strada del dialogo, che aveva portato Barack Obama a concludere un accordo sul nucleare. Bene fa Donald Trump a distanziarsi dalla politica del duo Obama/Clinton del cambio di regime, che ha portato anche al disastro libico, ma male fa a non cogliere l’occasione di proseguire il dialogo con Teheran che è l’unica via per giungere ad un accordo di pace nella regione.

Inverosimile appare pure l’idea che il sostegno americano alla Santa Alleanza sunnita possa favorire la pace tra israeliani e palestinesi. E’ vero che Israele teme soprattutto l’Iran e che si è opposto all’accordo con l’Iran sul nucleare, ma è pure vero che Tel Aviv sa che gli attuali regimi arabi sono talmente deboli, poiché minacciati dall’estremismo islamico, da non poter garantire alcuna pace. Quindi, anche tra Israele e palestinesi la pace non è più vicina.

Ma molto probabilmente l’obiettivo di Trump non è una soluzione per il Vicino Oriente, ma il tentativo di guadagnare credibilità e tempo negli Stati Uniti. Il Presidente americano è in evidente difficoltà a causa delle diverse inchieste e quindi ha bisogno del palcoscenico internazionale per rilanciare la sua amministrazione sempre più in difficoltà. L’operazione saudita gli sarà forse servita a livello propagandistico, ma ha mostrato i limiti di visione di questa Presidenza in uno degli scacchieri più caldi del pianeta.

Alfonso Tuor | 24 mag 2017 05:21

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