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Macron, solo una battuta d’arresto

E’ destinata a continuare la rivolta elettorale contro un sistema economico che si è incartato

La sconfitta di Marine Le Pen, che i sondaggi danno per certa, sarà salutata con gaudio da mercati finanziari, mass media ed establishment. Ma la sconfitta della candidata del Front National è destinata a rappresentare solo una battuta d’arresto della marea populista che si è manifestata negli ultimi appuntamenti elettorali. Infatti il sollievo dell’establishment per la vittoria di Emmanuel Macron è destinato ad essere un sospiro molto breve.

I risultati del primo turno hanno confermato che la Francia, come le altre società occidentali, sono divise in due a causa degli effetti nefasti della globalizzazione, del dominio della finanza e delle politiche liberiste seguite negli ultimi anni. Il successo di Macron non è destinato a cambiare questa realtà. Le proposte del candidato di “En marche” si muovono nel solco tracciato da François Hollande e puntano sull’apertura dei mercati, sulla libertà d’azione per la finanza e su un’Europa che dovrebbe essere cambiata con l’obiettivo di salvaguardare i perdenti. Una formula ancora più populista per la sua mancanza di concretezza e per la sua irrealizzabilità. Anzi il programma volto a recuperare la competitività dell’economia francese e a condurre una politica di austerità per ridurre il debito pubblico è destinato ad ingrossare le schiere dei perdenti. Dunque il successo di Macron non è destinato a risolvere né le cause sociali né le cause economiche della profonda rabbia di una metà dell’elettorato che anche in Francia nel primo turno si è espressa per candidati contrari alla globalizzazione e all’attuale Unione europea.

Questa rivolta che si è manifestata nelle urne in Francia, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna al massimo si manifesterà in altre forme, come è già capitato in Francia, con il 19% dei suffragi raccolti da Jean-Luc Mélenchon, candidato di “Francia non sottomessa” e subito definito dalla stampa populista di sinistra, ma non si esaurirà. E’ inutile girarci attorno: solo una svolta radicale, che puo’ far paura a parte dell’opinione pubblica, è in grado di farci uscire dalla gabbia nella quale ci hanno chiusi i meccanismi della globalizzazione della finanza. L’apertura dei mercati ha innescato una corsa competitiva distruttiva, che si traduce nella priorità alla riduzione dei costi per sopravvivere. E il principale costo da ridurre è quello del lavoro. Infatti la principale vittima di questi processi è il mercato del lavoro. Ovunque disoccupazione, diffusione del lavoro precario sono la nuova realtà.

Queste politiche sono economicamente insostenibili: la corsa verso il basso dei salari e la diminuzione dei redditi riduce infatti anche la domanda finale di beni e servizi e quindi la crescita economica. Infatti la presunta ripresa non è né sana né duratura. E’ solo il frutto di politiche monetarie eccezionali, fatte da una continua stampa di moneta e di tassi di interesse addirittura negativi, da un indebitamento privato, che sta riprendendo a salire a ritmi pericolosi, e dalla formazione di nuove grandi bolle speculative nei mercati immobiliari e finanziari. La stagnazione e spesso la decurtazione dei redditi dei ceti medi e bassi non vengono corrette da politiche di redistribuzione dei redditi e da Stati sociali che vengono ridimensionati continuamente per l’esigenza di far quadrare i conti pubblici. Dunque si tratta di una ripresa drogata e fragilissima, di cui in ogni caso continueranno a beneficiare solo in pochi.

Questa spaccatura della società e la rabbia dei perdenti che sanno che il futuro sarà peggiore del presente non verrà curata da Emmanuel Macron. E la vittoria in terra di Francia dell’establishment che domina il mondo si rivelerà una vittoria di Pirro. Il sistema si è incartato e le elite economiche e finanziarie non hanno alcun interesse a cambiare politica, poiché per loro (in termini di profitti) funziona benissimo. L’invocazione di un certo nazionalismo economico esprime la consapevolezza crescente che solo attraverso un protezionismo intelligente si potranno arrestare questi processi. La svolta non è facile e puo’ apparire rischiosa, ma allo stato attuale è l’unica via di uscita da questa spirale distruttiva. Comunque è certo che ad imporla potranno essere solo i cittadini. Quindi in Francia (se i sondaggisti avranno ragione) si verificherà solo una battuta d’arresto di quella rivolta elettorale che è destinata a travolgere queste politiche economiche distruttive.

 

Alfonso Tuor | 3 mag 2017 05:20

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