Accedi
Commenti 10

L'ondata populista non si è fermata

Un'analisi del voto francese: la rivolta contro l’establishment e contro la globalizzazione si è dispersa in diversi rivoli

Domenica scorsa in Francia non si è fermata la rivolta contro l’establishment e le politiche neoliberiste: si è solo dispersa in diversi rivoli. I francesi hanno pesantemente sanzionato i partiti che hanno guidato il Paese negli ultimi decenni e hanno indicato chiaramente attraverso quale politica la sinistra può ritornare ad avere un ruolo da protagonista, ossia ritornando ad essere la rappresentante dei perdenti della globalizzazione e delle politiche liberiste. Inoltre il voto francese conferma che la contrapposizione tra destra e sinistra non è morta, ma che oggi deve essere coniugata con un no deciso alla finanza e all’apertura senza regole dei mercati. E’ quanto dimostra la messe di voti raccolta da Jean-Luc Mélenchon, il candidato della Francia non sottomessa. Insomma per essere i rappresentanti dei ceti medi e bassi occorre oggi difenderli dalla concorrenza internazionale e dunque il nazionalismo economico diventa un ingrediente indispensabile per una sinistra che voglia ritornare ad essere l’interprete degli interessi dei ceti meno favoriti.

Alla luce di queste considerazioni le grida di giubilo delle élite, dei leader europei, dei mass media e i rialzi dei mercati finanziari devono essere considerati un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo di un forte successo di Marine Le Pen, ma, dato che le attuali politiche economiche non risolleveranno le sorti dei perdenti della globalizzazione e delle politiche economiche liberiste, è destinata a salire la percentuale di elettori che hanno espresso la loro rabbia contro l’establishment, percentuale che già domenica scorsa ha sfiorato la metà dell’elettorato.

Marine Le Pen ha ottenuto domenica scorsa un risultato inferiore alle aspettative, ma il 49% degli elettori ha votato per un candidato che si opponeva all’Unione europea, che era contrario alla globalizzazione e che era favorevole a un maggiore nazionalismo economico. Quindi in Francia, come era già avvenuto con la vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti e con il successo della Brexit nel Regno Unito, si è ripetuta la spaccatura dell’elettorato tra i vincenti e i perdenti delle politiche economiche neoliberiste seguite dall’Occidente negli ultimi anni. Il simbolo del populismo, ossia la Le Pen, ha in parte deluso, ma anche in Francia è emersa la rabbia e la protesta di una metà dell’elettorato contro l’establishment. Ciò vuol dire che questa onda, che scuote le democrazie occidentali e che viene spregiativamente definita populista, è forte e profonda ed è destinata a rimanere protagonista nell’opposizione alle elite cosmopolite ed internazionaliste. In altre parole, il populismo non ha perso domenica scorsa, ma si è disperso in diversi rivoli, tra i quali i più importanti sono i voti per la candidata per il Front Nationale, per Jean-Luc Mélenchon e per alcuni dei candidati minori che complessivamente hanno raccolto un po’ meno del 10% dei voti.

E’ altamente improbabile che questi voti si riversino su Marine Le Pen nel ballottaggio del prossimo 7 maggio. Ma non si può escludere che molti elettori di questi movimenti e anche quelli di destra che hanno sostenuto François Fillon decidano di astenersi piuttosto di votare Emmanuel Macron, il rappresentante dell’establishment finanziario e della continuità del governo socialista creato ad arte dal Presidente Hollande. Un sostenitore di Mélanchon ha efficacemente sintetizzato questo disagio, sostenendo che “Macron è l’uomo delle regole di bilancio europee, dell’austerità, della diminuzione dei salari e delle protezioni sociali e vuole trasformare i lavoratori da colleghi in concorrenti”.

A uscire con le ossa rotte è comunque il sistema politico che ha dominato la Quinta Repubblica francese. Il centrodestra deve reinventarsi per non lasciare il dominio dell’opposizione al Front National. I socialisti sono alla vigilia della frantumazione con la corsa già iniziata da tempo a salire sul carro di Macron e con l’esodo dell’elettorato popolare verso la Francia non sottomessa di Mélenchon. Dunque si profila uno sconvolgimento del quadro politico che si preciserà con le legislative di giugno.

In conclusione, l’ondata populista non si è fermata, ma si è divisa in due fiumi, quello della Le Pen e quello di Mélenchon. Il sollievo delle élite non durerà a lungo, poiché il voto di domenica ha confermato che continua ad allargarsi in Francia come negli altri Paesi occidentali la rivolta contro la rivolta contro la globalizzazione, le politiche europee e l’establishment. E questo continuerà ad essere la questione centrale dirimente del conflitto politico dei prossimi anni.

Alfonso Tuor | 26 apr 2017 05:20

Vuoi dire la tua sull'argomento? Clicca 'Commenti'