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Corea, vi è il rischio di guerra

Vi è da sperare che quello di Trump sia solo un bluff: sarebbe un conflitto difficilissimo da fermare

Lo scambio di minacce tra Corea del Nord e Stati Uniti può concludersi in modo devastante. Infatti sia Pyongyang sia Washington stanno mettendosi in una posizione in cui indietreggiare vorrebbe dire perdere la faccia. Il dittatore coreano ha infatti minacciato che non resterà con le mani in mano ad osservare la squadra navale incrociare vicino alla sua costa. D’altro canto, Donald Trump ha ripetuto che se la Cina non riuscirà a ridurre il regime coreano a miti consigli agirà da solo. Vi è da sperare che si tratti di un bluff concordato con Pechino per costringere Pyongyang a negoziare, ma vi è anche il concreto rischio che la situazione scappi di mano e che uno stupido incidente inneschi un conflitto che potrebbe non limitarsi alla penisola coreana.

E’ evidente che le tensioni internazionali sono a livelli di guardia. Ed è pure evidente che l’attacco missilistico americano contro la Siria è stata una clamorosa sconfessione delle promesse elettorali di Donald Trump. Il presidente americano ha reagito immediatamente e non ha cercato di capire se fosse stato veramente l’aviazione di Assad ad usare le armi chimiche. Altrettanto hanno fatto pure i Governi occidentali, che hanno applaudito l’azione militare americana e i maggiori organi di stampa. Nessuno si è posto una domanda fondamentale: perché Assad, che stava vincendo la guerra civile e la cui permanenza al potere veniva pure accettata da Washington, avrebbe dovuto compiere un’azione politicamente “suicida”? La verità molto probabilmente è quella che viene diffusa da Damasco, ossia l’aviazione siriana ha colpito un deposito di armi dei ribelli dove erano custodite armi chimiche che si sono sprigionate provocando la morte anche di molti bambini. Sta di fatto che l’attacco missilistico americano ha riportato indietro le lancette della storia. Il conflitto siriano, che sembrava prossimo ad una soluzione sicuramente molto difficile, viene di nuovo riaperto; Turchia, Arabia Saudita ed Emirati arabi, che si erano rassegnati alla sconfitta dei ribelli jihadisti da loro sostenuti con armi e soldi, si sono ringalluzziti e chiedono la partenza immediata di Assad; la Russia, che era diventata il perno di una soluzione politica, è ritornata ad essere il nemico dei tempi della guerra fredda e viene addirittura accusata di aver collaborato all’attacco chimico. Il risultato è che la pace in Vicino Oriente si allontana e il conflitto per interposta persona che si gioca nella regione rappresenta un pericolo per la pace. L’Europa, come sempre, si è schierata con Washington, non capendo i rischi di questo conflitto e non comprendendo nemmeno che il problema della crisi dei migranti puo’ essere risolta solo con una pacificazione della regione.

Ben piu’ grave è quanto è accaduto a Washington. Chiaramente la battaglia all’interno della amministrazione americana e tra questa e il partito della guerra composto dai servizi segreti americani e da politici, come il senatore John McCain è stato probabilmente vinto da questi ultimi. Il dramma è che Donald Trump, che era in grande difficoltà, è stato osannato per l’attacco alla Siria. Quindi, un presidente, schiavo dei sondaggi, rischia ora di voler ripetere un’azione simile in Corea pensando di conquistare quella statura presidenziale che finora gli era stata negata dall’opposizione democratica, da importanti tenori repubblicani e dalla stampa. Se questa lettura si rivelerà fondata, il mondo rischia il dramma.

Il motivo, come è stato ripetuto a iosa in questi giorni, è che la Corea non è la Siria. Pyongyang risponderebbe ad un attacco bombardando Seoul e forse anche Tokyo. Vi sarebbero migliaia e migliaia di morti e soprattutto si innescherebbe un’escalation militare difficile da fermare. E’ infatti impensabile che Pechino e anche Mosca possano assistere passivamente all’annientamento della Corea del Nord. Quindi siamo a un passo da un disastro, che potrebbe essere causato anche da un banale incidente.

La speranza è che le pressioni cinesi sul regime comunista coreano, che sicuramente sono in corso, abbiano successo. Ma far cambiare idea all’imberbe Kim non sarà facile. Il regime comunista coreano si fonda infatti sulla teoria dell’autosufficienza e della resistenza contro le potenze straniere. Vi sarà da capire se la prospettiva della distruzione del Paese spingerà i capi dell’esercito coreano a liberarsi della dinastia dei Kim. C’è da augurarselo.

Sta di fatto che il clima internazionale è tornato molto cupo e addirittura peggiore di quello della guerra fredda. Insomma per un Presidente che predicava l’America first un completo tradimento delle sue promesse elettorali. Una sconfitta pesante per le velleità di Donald Trump piegato in meno di cento giorno ai voleri dello Stato profondo americano. A Washington nulla è cambiato: al potere sono sempre gli esponenti del partito della guerra, ossia quell’insieme di militari, servizi segreti e establishment politico che Barack Obama ha chiamato spregiativamente “the blob”.

Alfonso Tuor | 12 apr 2017 05:20

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