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Marine Le Pen ce la può fare

Le prossime elezioni francesi sono la nuova “Linea Maginot” dell’establishment europeo

Le prossime elezioni presidenziali francesi sono la nuova “Linea Maginot” dell’Unione Europea. I commentatori, i mercati finanziari e i leader politici sono tranquilli: ritengono infatti che Marine Le Pen verrà sconfitta da Emmanuel Macron nel turno di ballottaggio che si terrà il 7 maggio. La loro sicurezza si basa su una serie di sondaggi che danno i due candidati pressoché appaiati al primo turno. Secondo queste previsioni, la Le Pen dovrebbe ottenere al primo turno circa il 26% dei voti e dovrebbe distanziare di un uno o al massimo due punti percentuali Macron. La situazione si rovescerebbe completamente nel ballottaggio con Marine Le Pen ferma al 40% dei suffragi superata ampiamente da un Macron destinato a succedere a François Hollande. Ma andrà effettivamente così? Vi è più di un motivo per dubitarne.

Il primo interrogativo riguarda l’affidabilità di questi sondaggi in un’epoca in cui gli elettori stanno disertando in modo massiccio i partiti tradizionali. I sondaggisti non sembrano cogliere questi spostamenti, come si è visto nel voto sulla Brexit e in quello per la presidenza statunitense. Sia in un caso sia nell’altro i risultati usciti dalle urne hanno smentito le previsioni. Vi è un altro fattore, che sembra sfuggire alle persone che svolgono queste indagini: è la polarizzazione del voto tra centri urbani, che votano massicciamente per i partiti tradizionali, e regioni periferiche dove si esprime in modo clamoroso la rivolta contro l’establishment. Questo fenomeno, che si è riscontrato nel Regno Unito e negli Stati Uniti e anche nel referendum costituzionale italiano (dove le regioni meridionali hanno bocciato pesantemente Matteo Renzi) è destinato a riprodursi in Francia, dove intere aree del Paese stanno vivendo una vera e propria depressione economica. Quindi, attenzione a fidarsi dei sondaggi in un’epoca in cui si sta manifestando ovunque la rabbia contro l’establishment e contro le sue disastrose politiche economiche.

Vi è di più. Poco credito è stato dato invece ad un sondaggio del quotidiano “le Figaro” (pubblicato negli scorsi giorni) che attribuisce alla Le Pen il 34% dei voti al primo turno e solo il 26% a Macron. Se questo sondaggio si rivelasse corretto, l’esito finale sarebbe completamente diverso. Infatti è prevedibile che una gran parte degli elettori di François Fillon, il candidato dell’area di centrodestra azzoppato dagli scandali sui lavori attribuiti a moglie e figli, voterebbe Marine Le Pen al ballottaggio (si stima almeno la metà degli elettori), mentre un terzo diserterebbe il ballottaggio. Anche gli elettori dei due candidati della sinistra non sembrano inclini a votare per Macron e si stima che molti non voterebbero il 7 maggio. Se queste analisi sono corrette, per Marine Le Pen è aperta la strada per l’Eliseo.

Vi sono ulteriori motivi che inducono a ritenere che la leader del Front National ce la può fare. Il primo e più importante è l’inconsistenza di Emmanuel Macron, un candidato creato dal nulla e già protagonista di clamorose gaffes. Ma è soprattutto il suo retroterra politico e professionale a pesare negativamente. Emmanuel Macron è il candidato voluto e creato dalle élite. E’ l’uomo della finanza (proviene dalla banca Edmond Rothschild) ed è l’uomo di François Hollande. Infatti è stato proprio l’attuale presidente a spingere la candidatura di Macron (che è stato per cinque mesi il suo ministro dell’economia) e a frenare le velleità dell’ex primo ministro Manuel Valls. Non è infatti casuale che oggi i maggiorenti socialisti hanno lasciato cadere Benoît Hamon, candidato ufficiale del Partito, per salire sul carro di Macron e del movimento che ha creato e che si chiama “En marche”. Questa corsa a salire sul carro dell’ipotetico vincitore conferma agli occhi degli elettori che Emmanuel Macron è il candidato di Hollande e dell’establishment europeo ed è la persona che continuerà sulla strada seguita negli ultimi cinque anni. Insomma, è la continuità e non il cambiamento. Inoltre, è il candidato (camuffato) dei socialisti (e quindi difficilmente votabile dagli elettori di centrodestra).

Anche la dinamica della campagna elettorale gioca a favore della Le Pen. Infatti François Fillon non ha perso la speranza di arrivare al ballottaggio e si batte accusando stampa e magistratura di aver ordito un complotto per sbarrargli la strada verso l’Eliseo. Sono temi che radicalizzano l’elettorato di centrodestra e che rendono improbabile che questi elettori votino al secondo turno per il candidato di un Hollande ritenuto il grande burattinaio che ha affondato Fillon e ha costruito il candidato Macron.

Ma vi è un grande interrogativo che rimane aperto: come si spiega questa tranquillità dell’establishment francese, nonostante Marine Le Pen abbia ancora possibilità di vittoria? Conosceremo la risposta nei prossimi giorni. E’ certo che nelle due settimane prima del ballottaggio vi sarà una campagna (non solo di TV e giornali) per spaventare gli elettori. Ma questo è previsto e non è detto che basterà. Probabilmente vi saranno anche imprevisti colpi di scena (giudiziari o di altra natura) per impedire che dopo Brexit e la vittoria di Trump vi sia un altro successo della rivolta popolare contro l’establishment. Staremo a vedere o, come dicono i francesi, “Affaire à suivre”.

Alfonso Tuor | 29 mar 2017 05:10

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