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Il vero allarme Turchia è ben altro

Ankara sta costruendo una rete di seguaci dei Fratelli musulmani e di propri agenti che spiano gli stessi immigrati turchi

La guerra di dichiarazioni tra Turchia ed Olanda è un gioco delle parti pompato dalla stampa che però oscura una realtà ben più preoccupante che è la rete di moschee e di seguaci che sta costruendo Ankara nei Balcani e nei Paesi dell’Unione europea.

Infatti le dichiarazioni di fuoco di questi giorni hanno motivazioni elettorali. Il primo ministro olandese ha voluto mostrare i muscoli vietando l’entrata nel Paese del capo del Governo turco per ergersi a vero difensore degli interessi nazionali contro la crescente influenza islamica allo scopo di sottrarre voti allo sfidante “populista” Geert Wilders. Dal canto suo, al presidente turco Recep Erdogan non è parso vero di poter innescare un confronto con l’Olanda ed i Paesi europei nella speranza di catturare i voti degli emigranti turchi che potrebbero essere decisivi per l’approvazione della riforma presidenzialista. E’ molto probabile che le scintille di questi giorni continueranno per alcuni giorni per poi spegnersi dopo il voto sul referendum turco che si terrà il prossimo 23 aprile.

I Paesi europei non dovrebbero preoccuparsi tanto delle accuse di nazismo e di fascismo lanciate in questi giorni dal Presidente turco, quanto dal lavoro sotterraneo tra gli emigrati turchi in corso da tempo. Ankara infatti attraverso il ministero per il culto finanzia la costruzione di moschee sia nei Balcani sia in Europa e sta creando una rete di seguaci del movimento dei Fratelli musulmani nel Vecchio Continente. Nei Balcani la penetrazione turca, che risponde ai sogni di Erdogan di ricostruire l’Impero ottomano, sta riattizzando i conflitti religiosi e minaccia di innescare nuovi conflitti sanguinosi. Il Paese a maggiore rischio è la Macedonia, dove la minoranza musulmana albanese sta sfidando il Governo che è sostenuto in primo luogo dalla popolazione di fede ortodossa. Già vi sono stati scontri armati e già vi sono state vittime. L’altra regione a rischio è quella del Kosovo. Il grosso dei finanziamenti turchi va comunque in Albania: a Tirana si sta progettando una grande moschea che sarà finanziata da Ankara.

Sarebbe comunque sbagliato fermarsi unicamente ad analizzare gli aspetti geopolitici. In realtà l’aspetto più preoccupante è che la rete di finanziamenti turchi sta provocando una radicalizzazione di molti fedeli musulmani. Sono infatti centinaia i combattenti dello Stato islamico provenienti dall’Albania e dagli altri Paesi della regione. In pratica Ankara sta stanziando mezzi finanziari e sostenendo Imam che fanno capo ai Fratelli musulmani, che si rifanno all’Islam politico e mirano a costruire le premesse per l’affermazione delle regole islamiche. Insomma nei Balcani il Governo turco sta mettendo all’angolo Arabia Saudita ed Emirati che finora erano stati i grandi sostenitori delle comunità islamiche e creando un potenziale di seguaci che possono essere usati sia per sostenere le ambizione geostrategiche di Ankara nei Balcani sia per altri obiettivi, dato che da questi Paesi sono partiti e continuano a partire migliaia e migliaia di migranti.

Ancora più preoccupante è quanto accade nella vecchia Europa. La penetrazione turca segue due canali. Il primo è quello delle moschee che vengono finanziate dal ministero turco del culto e che hanno l’obiettivo di creare una rete di sostenitori del messaggio di Erdogan, che è quella di ricostruire l’Impero ottomano e di creare uno Stato teocratico. Il secondo è attraverso i servizi segreti turchi che ha l’obiettivo di individuare e schedare i curdi e gli oppositori del Presidente turco, ossia i cosiddetti gulenisti che sarebbe stati gli autori del fallito colpo di stato dell’estate scorsa.

Insomma, come ben illustra la recente pubblicazione di Stefano Piazza dal titolo significativo “Allarme Europa” Ankara sta creando una propria struttura clandestina grazie alle centinaia di migliaia di emigrati turchi. Inoltre sta contribuendo attraverso gli Imam che finanzia a radicalizzare non solo i turchi ma anche gli altri emigrati di fede musulmana. Si tratta di un lavoro di lungo termine che si affianca e si aggiunge a quello condotto da altri Imam radicali che sono già presenti in Europa.

In conclusione, il pericolo jihadista rimane molto forte in Europa, ma ad esso si deve aggiungere la vera e propria organizzazione di una quinta colonna organizzata da Ankara. E’ di questo meticoloso e sotterraneo lavoro del Governo turco che dovrebbero preoccuparsi gli europei e non tanto delle continue sparate di Erdogan. 

Alfonso Tuor | 15 mar 2017 05:20

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