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L’obiettivo, far fuori Donald Trump

Lo scontro si consumerà su una riforma fiscale veramente innovativa e sul grande piano di investimenti pubblici

Donald Trump divide e ha commesso alcuni errori, ma l’attacco contro il nuovo Presidente degli Stati Uniti è senza precedenti. Al lavoro sono gran parte dell’establishment, terrorizzato dalle prossime mosse sul piano economico, i servizi segreti, che desiderano vendicarsi delle accuse subite e vogliono continuare ad alimentare le tensioni con la Russia di Vladimir Putin, la sinistra e i mass media. Basti dire che a finanziare le operazioni sia il miliardario George Soros e a coordinare il tutto l’ex Presidente Barack Obama. Mai prima d’ora un ex inquilino della Casa Bianca si era messo alla guida dei movimenti di protesta contro il suo successore.

L’obiettivo è chiaro: creare un clima politico di forti tensioni che permetta di avviare una procedura di impeachment. Lo ha dichiarato apertamente il senatore repubblicano John McCain, il quale a una domanda di un giornalista ha detto che non è ancora arrivato il momento dell’assalto finale contro The Donald. I preparativi sono comunque in corso e le probabili linee di attacco sono, grazie alla collaborazione dei servizi segreti, due. La prima sono i presunti rapporti del team elettorale di Donald Trump con la Russia di Vladimir Putin. Già è caduta la testa di Michael Flynn, Capo del Consiglio per la sicurezza nazionale, per un colloquio telefonico con l’Ambasciatore russo a Washington, in cui avrebbe negoziato un allentamento delle sanzioni contro Mosca. La seconda è scovare nelle dichiarazioni fiscali delle irregolarità o far emergere dei conflitti di interesse tra le attività del suo gruppo e la presidenza. A scovare il materiale compromettente sono i servizi segreti. Questi si sono arrogati il diritto di essere i difensori degli Stati Uniti contro l’usurpatore entrato alla Casa Bianca. Non si preoccupano di violare segreti di stato ed arrivano a far trapelare alla stampa le trascrizioni delle conversazioni confidenziali che Donald Trump ha avuto coi presidenti messicano e canadese.

Ma quali sono i motivi di quella che sembra una vera e propria insurrezione? Sono due: il primo far deragliare il piano economico dell’amministrazione che si propone di mettere fine all’era della globalizzazione; il secondo far fallire i propositi isolazionistici di Trump e a questo fine impedire, dapprima, un miglioramento dei rapporti con la Russia di Putin per continuare ad alimentare il clima di guerra fredda strisciante che giustifichi l’attività degli stessi servizi segreti e l’aumento delle commesse del Pentagono all’industria militare.

Si accelerano i tempi dell’offensiva, poiché nelle prossime settimane Donald Trump dovrebbe annunciare il suo programma economico. Quindi, occorre far presto. Occorre soprattutto creare un clima politica che spinga il Congresso a tirare per le lunghe e poi ad affossare le proposte dell’amministrazione. Le principali sono un grande programma di investimenti pubblici di circa 1'000 miliardi dollari per risanare le infrastrutture degli Stati Uniti, che a causa di anni di mancati investimenti sono oggi decrepite. Il secondo una riforma fiscale che favorisca il rimpatrio di molte produzioni de localizzate all’estero e promuova gli investimenti. Sul primo provvedimento è molto probabile una spaccatura del partito repubblicano con l’opposizione dei cultori dell’austerità e dei conti pubblici in equilibrio, cui si aggiungeranno i nemici di Trump. Questo provvedimento dovrebbe comunque passare grazie al sostegno di molti democratici che hanno sempre invocato un grande piano di investimenti pubblici.

Più ardua l’approvazione della riforma fiscale, che è veramente innovativa e che viene avanzata dalla Commissione competente della Camera dei Rappresentanti. Si chiama “Destination-Based Cash Flow Taxation”. Si basa su due elementi. Il primo e il piu’ innovativo è la tassazione del cash flow e non sugli utili. Questo cambiamento implica gli investimenti di un’azienda vengono immediatamente e integralmente dedotti (e quindi non vi sarebbero piu’ ammortamenti distribuirti su diversi anni). L’ammortamento immediato è un grande incentivo ad investire e congiunto con l’eliminazione della detraibilità degli interessi passivi provoca due effetti molto positivi: aumenta gli utili, disincentiva le società a fare grandi emissioni obbligazionarie, quando già dispongono della liquidità, come fa ad esempio Apple, e contribuisce a ridurre il peso dei mercati finanziari. E’ prevedibile che se questa parte della riforma verrà approvata dal Congresso verrà copiata da tutto il mondo. Il secondo elemento è l’imposta territoriale, che non fa altro che adeguare quello che fanno i Paesi europei che su ogni bene o servizio importato prelevano l’IVA. Su questa Border Tax si è già levata l’intransigente opposizione della grande distribuzione, con alla testa Walmart, e di coloro che sostengono che questa tassa provocherebbe un forte aumento dei prezzi negli Stati Uniti e quindi danneggerebbe i ceti sociali meno favoriti. Il problema indubbiamente esiste e, stando ai giornali, Donald Trump intenderebbe trovare un compromesso che consisterebbe o nella sua introduzione graduale o nell’esenzione dalla Border Tax del petrolio e dei prodotti di prima necessità. Anche in questo caso l’opposizione della grande distribuzione, di molti altri gruppi di interesse e dei nemici di Trump fa prevedere che l’iter parlamentare (che durerà molti mesi) di questa riforma fiscale sarà tribolato e che l’approvazione del Congresso non è affatto scontata.

Per quanto riguarda la politica estera abbiamo già scritto. La politica isolazionistica voluta da Donald Trump anche per curare le profonde ferite della società americana si scontra con l’opposizione del partito della tensione permanente (servizi segreti, industria bellica, ecc.) ed è capeggiato dal senatore repubblicano John McCain, il prototipo del guerrafondaio che se avesse il potere avrebb4e già condannato il mondo all’apocalisse.

Dunque, lo scontro è aperto ed è senza esclusione di colpi, ma l’avvio delle riforme economiche dovrebbe rafforzare il sostegno dei ceti meno abbienti, che lo hanno già votato a novembre. Inoltre Donald Trump non sembra una persona remissiva. Anzi, una persona che ama la battaglia e lo scointro. E scontro duro sarà.

Alfonso Tuor | 22 feb 2017 05:21

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